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Di Bartolomei: “Consentire armi libere agli agenti aumenta i pericoli, non la sicurezza”

Il figlio del calciatore che si tolse la vita: “Faccio fatica a condividere questa idea securitaria del governo, nel migliore dei casi sarà un buco nell’acqua”
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«Mi chiedo che bisogno c’era di questa misura. Nel migliore dei casi si risolverà in un buco nell’acqua».

Il ministro dell’Interno Piantedosi dice che aumenterà la sicurezza delle nostre città.

«È un’idea securitaria che faccio davvero fatica a condividere. L’arma, in assoluto, non è sinonimo di sicurezza, se uno la porta con sè è facile che prima o poi la usi. E quindi più ce ne sono, più pericoloso è».

Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino Di Bartolomei, il calciatore che si tolse la vita nel 1994 con un colpo di pistola, aveva solo 11 anni quando la tragedia gli cambiò la vita. È diventato un esperto di sicurezza, del no alla diffusione delle armi ha fatto una battaglia civile a cui ha dedicato un libro «Dritto al cuore. Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure».

Di Bartolomei, la preoccupa il provvedimento del governo?

«Non più di tanto nella misura in cui credo che l’impatto effettivo sarà modesto. Non ho motivo di ritenere che ci saranno…

«Mi chiedo che bisogno c’era di questa misura. Nel migliore dei casi si risolverà in un buco nell’acqua».

Il ministro dell’Interno Piantedosi dice che aumenterà la sicurezza delle nostre città.

«È un’idea securitaria che faccio davvero fatica a condividere. L’arma, in assoluto, non è sinonimo di sicurezza, se uno la porta con sè è facile che prima o poi la usi. E quindi più ce ne sono, più pericoloso è».

Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino Di Bartolomei, il calciatore che si tolse la vita nel 1994 con un colpo di pistola, aveva solo 11 anni quando la tragedia gli cambiò la vita. È diventato un esperto di sicurezza, del no alla diffusione delle armi ha fatto una battaglia civile a cui ha dedicato un libro «Dritto al cuore. Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure».

Di Bartolomei, la preoccupa il provvedimento del governo?

«Non più di tanto nella misura in cui credo che l’impatto effettivo sarà modesto. Non ho motivo di ritenere che ci saranno decine di migliaia di agenti che correranno in armeria a comprarsi una pistola. E però non è una misura che condivido.

Io sono nato negli anni 80 in un Paese in cui c’erano 3.000 omicidi l’anno, oggi ce ne sono 300».

Dunque, quali criticità vede?

«Ci sarà sicuramente un aumento delle problematicità legate in genere all’aumento del numero delle armi in giro: dai femminicidi ai suicidi. Vale ricordare che nelle forze di polizia c’è il più alto tasso di suicidi registrato».

Il ministro Piantedosi dice che delle nostre forze dell’ordine ci si può fidare.

«Sicuramente in Europa sono tra le più preparate e attente nella gestione delle armi, anche se vorrei porre una questione tecnica: passare dalla Beretta d’ordinanza ad una pistola diversa ad acquisto libero ha un impatto non indifferente sulla capacità di tiro. Ce lo dice la balistica. Il che vuol dire che gli agenti potrebbero essere assai meno precisi nell’utilizzo di un’arma diversa da quella con cui sono addestrati. Con tutti i pericoli che ne derivano».

Resta il messaggio che questo provvedimento veicola.

«Il problema è culturale e non solo. In Italia si indulge troppo nella concessione di licenza e in assenza di controlli. Tanti casi di omicidio-suicidio hanno messo in evidenza quante persone instabili hanno in mano un’arma».

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