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Migranti, il paradosso dei Cpr: posti vuoti in Italia. Ma il governo vuole costruirne altri 10 più quello in Albania che sarà “double face”

La premier Meloni con il primo ministro albanese Edi Rama

 (ansa)
Secondo l’accordo tra Meloni e Rama, il centro avrà un’ala per i richiedenti asilo e una per le espulsioni. Tajani oggi alla Camera
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Roma — Quello che l’Italia andrà a realizzare in Albania sarà, come da subito chiarito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, un centro di trattenimento per richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri da sottoporre, entro 28 giorni, alle procedure accelerate di frontiera, ma un’ala della struttura sarà destinata a Cpr. E lì potranno essere ospitati i migranti a cui verrà negato il permesso di soggiorno e in attesa di rimpatrio, uno “status” per il quale potranno essere ulteriormente trattenuti per 18 mesi.

Il governo ora prepara un ddl di ratifica

È questa la fase attuativa del protocollo Italia-Albania che, alla fine, dovrebbe trovare spazio in un disegno di legge di ratifica dell’accordo firmato da Giorgia Meloni e Edi Rama, così come chiedevano le opposizioni. Da Ciriani a Fazzolari, diversi esponenti del governo e della maggioranza hanno fin qui ripetutamente affermato che non è necessaria alcuna ratifica dell’accordo da parte del Parlamento, ma davanti alle insiste…

Roma — Quello che l’Italia andrà a realizzare in Albania sarà, come da subito chiarito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, un centro di trattenimento per richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri da sottoporre, entro 28 giorni, alle procedure accelerate di frontiera, ma un’ala della struttura sarà destinata a Cpr. E lì potranno essere ospitati i migranti a cui verrà negato il permesso di soggiorno e in attesa di rimpatrio, uno “status” per il quale potranno essere ulteriormente trattenuti per 18 mesi.

Il governo ora prepara un ddl di ratifica

È questa la fase attuativa del protocollo Italia-Albania che, alla fine, dovrebbe trovare spazio in un disegno di legge di ratifica dell’accordo firmato da Giorgia Meloni e Edi Rama, così come chiedevano le opposizioni. Da Ciriani a Fazzolari, diversi esponenti del governo e della maggioranza hanno fin qui ripetutamente affermato che non è necessaria alcuna ratifica dell’accordo da parte del Parlamento, ma davanti alle insistenze delle opposizioni (e anche alle osservazioni di diversi magistrati), Palazzo Chigi avrebbe deciso di preparare un ddl di ratifica. Come dovrebbe annunciare oggi in aula il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la cui relazione alla Camera sarà seguita da un voto. «Non pensino di cavarsela scavalcando la Costituzione che dice chiaramente che gli accordi internazionali vanno presentati ed esaminati in Parlamento», avverte la segretaria del Pd Elly Schlein. Una posizione su cui tutte le opposizioni ( tranne Iv) potrebbero convergere con una risoluzione unica. Dopo le comunicazioni di Tajani è prevista l’apertura della discussione, il deposito delle risoluzioni e il voto.

Nelle stesse ore il mondo dell’associazionismo scenderà in campo. Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede che il protocollo Italia-Albania. "L'accordo firmato con il governo albanese, violando gli obblighi costituzionali e internazionali del nostro Paese, si pone, come quello con la Tunisia, l'obiettivo di esternalizzare le frontiere e il diritto d'asilo e comporta il rischio di gravi violazioni dei diritti umani. Le persone soccorse dalle nostre autorità sono sotto la giurisdizione italiana giù quando salgono sulla navi italiane e non possono essere trasferite in un altro Stato prima che la loro richiesta d'asilo e le situazioni individuali siano esaminate. L'accordo getta le basi per la violazione del principio di non respingimento e per l'attuazione di pratiche di detenzione illegittima. Per questo ne chiediamo l'immediata revoca sollecitando il governo italiano a rispettare i propri obblighi di diritto internazionale in materia di non respingimento e di garanzia del diritto d'asilo".

Il paradosso dei Cpr: posti vuoti nei centri italiani

Nei nove centri per il rimpatrio, solo la metà dei 1338 posti previsti è utilizzabile ma su 689 per gli uomini 4 sono ancora liberi. Sbarchi a quota 150.000 ma i rimpatri dell’anno, in aumento del 10 %, sono poco oltre 4.000. Venti milioni di euro per i dieci nuovi Cpr italiani e 16,5 ( per il primo anno) per quello in Albania. E solo per la realizzazione perché poi le spese di gestione e del personale da utilizzare andranno ben oltre.

Il governo punta tutto sulla costruzione di nuovi centri per il rimpatrio, ritenuti dal ministro Piantedosi strategici per l’aumento dei rimpatri, ma a confermare che si tratta solo di una costosa operazione propagandistica ci sono gli ultimi dati disponibili. Al 20 novembre, a causa dei ripetuti danneggiamenti subiti, dei 1338 posti potenziali dei nove Cpr aperti, sono utilizzabili la metà, appena 689 per gli uomini. Eppure neanche questi sono tutti pieni, risultano 4 posti liberi per gli uomini mentre per le donne ce ne sono utilizzabili solo 5 e sono tutti pieni?

Ma come è possibile che la strategia del governo punti sulla realizzazione di nuovi Cpr per migliaia di nuovi posti se non si riesce a riempire i pochi disponibili? Ad incidere, come sempre, resta il numero dei rimpatri effettivamente eseguiti che, seppure in aumento del 10 % rispetto allo scorso anno, non ha certo quella marcia in più che il governo aveva promesso. Al 20 novembre sono 4124 le persone rimandate a casa contro le 3740 dello stesso periodo del 2022.

Numeri che, naturalmente, stridono con il forte aumento degli arrivi che oggi hanno superato quota 150.000 con un aumento del 60 % sul 2023. Non si supereranno certamente i 181.000 sbarchi del 2016, record assoluto ma il 2023 potrebbe concludersi con il secondo numero di arrivi più alto di sempre.

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