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Autonomia differenziata, la riforma leghista incassa (a sorpresa) il sì di Gelmini. Via libera in commissione al Senato

Mariastella Gelmini

 (ansa)
Primo passaggio parlamentare per il federalismo caro a Calderoli: via libera da 13 senatori, 6 contrari e un astenuto. La vicepresidente di Azione: “La mia è una scelta personale, già da ministra avevo presentato una proposta su questo tema”. La bocciatura del Pd
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Mariastella Gelmini ha votato a favore dell’autonomia differenziata in Senato. “A titolo personale, dal momento che quand’ero ministra nella passata legislatura avevo presentato una proposta sull’autonomia regionale. Non avrei potuto smentirmi”: spiega. Per la vice presidente di Azione, ex forzista, è una questione di coerenza, ma non è in discussione l’appartenenza al partito di Carlo Calenda, che invece al “federalismo à la carte” tanto caro alla Lega, è contrario.

Con un voto a sorpresa si è concluso il primo passaggio parlamentare dell’autonomia differenziata: via libera in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, in attesa di approdare in aula. I voti a favore sono stati 13 ( la maggioranza più Svp e Gelmini), 6 i contrari e un astenuto. Il ministro Roberto Calderoli, “padre” del testo, sa bene che il percorso ancora è lungo e che le opposizioni sono sulle barricate. Perciò ci tiene a rimarcare: “Il disegno di legge è stato arricchito, le opposizioni sono state ascoltate”.

Ma dal Pd come dai 5Stelle e dalla Sinistra è pollice verso. Andrea Giorgis, capogruppo dem in commissione, attacca: “L’autonomia aumenta le disegaglianze già profonde nel Paese, non dà alcuna garanzia sull’attuazione dei Livelli essenziali di prestazioni, i Lep, per i quali non è stanziato un solo euro. Semplicemente consolida le diseguaglianze che saranno insostenibili e dannose anche per il Nord”. Per i grillini e per la sinistra c’è una Italia-spezzatino all’orizzonte se la riforma diventerà legge. Secondo Dario Parrini, ex presidente dem della commissione affari costituzionali e senatore, resterà “una bandiera in vista delle europee, perché non c saranno i soldi per adottare l’autonomia”.

Per la Lega è invece una strada tracciata e sicura. Luca Zaia, il governatore leghista del Veneto, festeggia: “Il ddl sull’autonomia che avanza è una bella notizia. E’ una riforma improcrastinabile. Quella di oggi è una giornata da ricordare nella marcia avvicinamento a quello che, non mi stancherò mai di ripeterlo è un appuntamento con la storia”. Il “federalismo à la carte” permetterà alle Regioni sulla base di intese con lo Stato di gestire tutte o parte delle competenze che l’articolo 117 della Costituzione individua come concorrente. Fornisce appunto una autonomia regionale hard. Al punto da mettere a repentaglio l’unità nazionale? Calderoli ha voluto che fossero individuati contestualmente i Lep, appunto quei diritti e servizi che i cittadini tutti devono avere a disposizione, a prescindere dal luogo di residenza.

Per Fratelli d’Italia garanzia di unità è anche la riforma costituzionale del premierato che proprio domani comincerà il suo iter sempre al Senato. “Autonomia e premierato sono entrambi contenuti nel nostro programma di governo”, ripete Calderoli a chi gli chiede se non ci sia stato uno scambio in maggioranza tra FdI e Lega sulle riforme. Aggiunge: “Qualcuno polemicamente ha detto questo è stato uno scambio tra premierato e autonomia differenziata. Nel 2005 io ho fatto votare al Parlamento per quattro volte una riforma dove c'era sia l'autonomia che l premierato. Il premierato è un disegno di legge costituzionale che volutamente si è scelto di limitare al minimo possibile degli articoli, proprio perché in caso dovesse esserci un referendum il quesito su cui dovranno pronunciarsi gli italiani sia un quesito chiaro e semplice”.

Rincara il presidente della commissione, il meloniano Alberto Balboni: “Nessun baratto, c’è un programma e stiamo lavorando per questo”. Il fatto che l’ok sia arrivato con due voti in più di quelli che la destra ha in commissione, è un segnale giudicato positivo.

Designati i relatori per l’aula: Costanzo Della Porta (FdI) e Paolo Tosato (Lega).

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