Meloni da Scholz, pressing sul Patto di stabilità. Senza modifiche, l’Italia valuterà il veto
Giorgia Meloni e Olaf Scholz
(ansa)BERLINO – Si presenta a Berlino con un problema che la terrà impegnata nei prossimi mesi, limitandone il potere negoziale a Bruxelles. Alla vigilia del colloquio con Olaf Scholz, infatti, Giorgia Meloni deve gestire una legge di bilancio approvata con riserva dall’Europa. È un nodo da non sottovalutare, perché inserito in un contesto già allarmante: i numeri macroeconomici si presentano in rapido deterioramento, mentre lo spettro di una riforma del Patto di stabilità svantaggiosa sembra privare Roma di quella flessibilità necessaria per affrontare una fase economica in peggioramento. Di questo, soprattutto, parlerà questo pomeriggio la presidente del Consiglio con il Cancelliere tedesco, durante il vertice intergovernativo italo-tedesco che servirà a siglare un significativo accordo di cooperazione bilaterale.
Meloni, influenzata e per questo costretta ad annullare gli appuntamenti pubblici nei giorni scorsi, si presenterà nella capitale tedesca assieme a una folta delegazione di mini…
BERLINO – Si presenta a Berlino con un problema che la terrà impegnata nei prossimi mesi, limitandone il potere negoziale a Bruxelles. Alla vigilia del colloquio con Olaf Scholz, infatti, Giorgia Meloni deve gestire una legge di bilancio approvata con riserva dall’Europa. È un nodo da non sottovalutare, perché inserito in un contesto già allarmante: i numeri macroeconomici si presentano in rapido deterioramento, mentre lo spettro di una riforma del Patto di stabilità svantaggiosa sembra privare Roma di quella flessibilità necessaria per affrontare una fase economica in peggioramento. Di questo, soprattutto, parlerà questo pomeriggio la presidente del Consiglio con il Cancelliere tedesco, durante il vertice intergovernativo italo-tedesco che servirà a siglare un significativo accordo di cooperazione bilaterale.
Meloni, influenzata e per questo costretta ad annullare gli appuntamenti pubblici nei giorni scorsi, si presenterà nella capitale tedesca assieme a una folta delegazione di ministri. A suo fianco ci sarà in particolare Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia che continua a predicare cautela in vista del dibattito parlamentare sulla manovra e a battere sul tasto del rigore, unico antidoto alla pressione dei mercati e allo scetticismo dei partner continentali. La presidente del Consiglio, però, deve intrecciare la strategia sulla finanziaria con quella scelta per affrontare la riforma del Patto. E deve tirare al massimo la corda della trattativa, fino all’ultimo secondo utile. Ben sapendo che il principale ostacolo alle modifiche suggerite dall’esecutivo italiano arrivano proprio da Scholz.
Quale migliore occasione, allora, che non quella offerta da questo incontro di massimo livello tra i due governi. I bersagli a cui mira la presidente del Consiglio sono due, in particolare. Ne discuterà in privato con il Cancelliere, poi potrebbe farne cenno durante le dichiarazioni alla stampa in agenda per le 17.45. Il primo: l’allentamento dei parametri quantitativi della riduzione del deficit e del debito. È la nota dolente della legge di bilancio, ma è soprattutto il principale ostacolo a immaginare manovre espansive nel corso della legislatura: difficile anche solo immaginare riduzioni fiscali, flat tax o interventi sulle pensioni – promessi in campagna elettorale - se bisogna attenersi a scelte di austerità. Il secondo obiettivo, collegato al primo, riguarda invece la proposta di regole diverse sugli investimenti, che permettano lo scorporo di quelli su digitale e green, previsti dal Pnrr. È la battaglia che Meloni porta avanti da mesi, al momento senza risultati.
Entrambe le partite sono ancora aperte. E lo saranno fino ai primi giorni di dicembre, quando sarà chiaro se i Ventisette saranno stati capaci di sancire o meno una riforma del Patto di stabilità. È evidente anche il bivio di fronte al quale dovrà assumere una decisione Meloni: accontentarsi di qualche leggero ritocco (garantendo tra l’altro anche la ratifica dell’odiato Mes), oppure bloccare l’intesa europea, rischiando però l’entrata in vigore delle regole del vecchio Patto. Sono parametri insostenibili, se utilizzati per giudicare debito e deficit attuali di Roma (e non solo di Roma). Paletti rigidi che metterebbero in un attimo in fuorigioco la manovra che il Parlamento si appresta a varare. E che renderebbero obbligati interventi correttivi, che infatti la Commissione europea ormai non esclude più.