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Spoils system nei musei: il governo all’assalto dell’egemonia culturale

Gennaro Sangiuliano

 (fotogramma)
Schmid in pole per Capodimonte a Napoli. Per gli Uffizi in lizza D’Agostino e Collu. Hollberg punta alla Pinacoteca di Brera. A scegliere sarà una commissione, fa discutere la designazione per la presidenza: non è un esperto di settore ma un giurista vicino a FdI
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ROMA - La partita della cultura si gioca intorno a dieci musei. Con altrettanti direttori che saranno scelti da qui a fine anno. E l’esigenza, per il ministro Gennaro Sangiuliano, è quella di garantire ciò che la premier Giorgia Meloni ha affermato ieri in un post: “La cultura non è più appannaggio di una sola parte politica”. Grido di battaglia a corredo di un video con le immagini di quella che doveva essere una “visita privata” alla mostra di Tolkien e che invece, mercoledì scorso, è stata trasformata in una parata di fedelissimi. La presidente del Consiglio esce allo scoperto, dopo le polemiche che proprio l’evento dedicato all’amato Tolkien, assurto a icona della Destra, ha scatenato. Dicendo all’opposizione che “è finito il tempo dell’egemonia”.

Il cambio di rotta si è già visto con la nomina dei responsabili di due rilevanti istituzioni culturali: la Biennale di Venezia (affidata a Pietrangelo Buttafuoco) e il Maxxi di Roma (Alessandro Giuli). Ma ora è tempo delle designaz…

ROMA - La partita della cultura si gioca intorno a dieci musei. Con altrettanti direttori che saranno scelti da qui a fine anno. E l’esigenza, per il ministro Gennaro Sangiuliano, è quella di garantire ciò che la premier Giorgia Meloni ha affermato ieri in un post: “La cultura non è più appannaggio di una sola parte politica”. Grido di battaglia a corredo di un video con le immagini di quella che doveva essere una “visita privata” alla mostra di Tolkien e che invece, mercoledì scorso, è stata trasformata in una parata di fedelissimi. La presidente del Consiglio esce allo scoperto, dopo le polemiche che proprio l’evento dedicato all’amato Tolkien, assurto a icona della Destra, ha scatenato. Dicendo all’opposizione che “è finito il tempo dell’egemonia”.

Il cambio di rotta si è già visto con la nomina dei responsabili di due rilevanti istituzioni culturali: la Biennale di Venezia (affidata a Pietrangelo Buttafuoco) e il Maxxi di Roma (Alessandro Giuli). Ma ora è tempo delle designazioni più attese: quelle che riguardano quattro musei di prima fascia (Pinacoteca di Brera, Museo e Real Bosco di Capodimonte, gli Uffizi e la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea) e altri sei di rilevanza inferiore: le Gallerie estensi, il museo archeologico di Taranto, le Gallerie nazionali di arte antica, il Museo archeologico di Reggio Calabria, la Galleria dell’Umbria e il Museo d’Abruzzo.

I bandi sono stati pubblicati, una prima selezione effettuata e i colloqui con i candidati in corso. A sovrintendere una speciale commissione nominata quest’estate: “Autonoma e indipendente”, sottolineano fonti del ministero. Ma è un fatto che il presidente non sia un esperto del settore bensì un docente universitario di diritto privato, Francesco Di Ciomma, che tanto distante da Palazzo Chigi non è. Se è vero che a marzo è stato designato consigliere d’amministrazione della Cassa depositi e prestiti (controllata dal governo) e che a fine aprile 2022 ha partecipato alla convention di FdI a Milano che lanciò la candidatura di Meloni. Esprimendo sentite lodi per un “partito importante come Fratelli d’Italia che si apre alla società civile”.

La Consulta universitaria per la storia dell’arte e la Società italiana di storia della critica d’arte, per inciso, in una lettera hanno già denunciato il fatto che fra i cinque membri della commissione c’è una sola critica d’arte (Daniela Porro) e che due altri componenti sono dirigenti del ministero che “non potranno ignorare le indicazioni della struttura cui fanno capo”. Sarà questa commissione, in ogni caso, a fornire a Sangiuliano le terne di nomi dentro le quali scegliere, per ogni museo, il futuro direttore.

Il ministro e Meloni cercano discontinuità ma devono fare i conti con i titoli e l’esperienza acquisiti da chi è stato nominato in epoca Franceschini: figura di punta è quella di Eike Schmidt, il direttore uscente degli Uffizi che è in pole position per il Museo di Capodimonte di Napoli ma che è talmente apprezzato dal centrodestra da esserne potenziale candidato sindaco a Firenze. Per gli Uffizi Paola D’Agostino, già a capo del Bargello, si confronta fra gli altri con Cristiana Collu, che ha guidato finora la Gnam di Villa Borghese (sede della mostra su Tolkien) e con Flaminia Gennari Santori. Cecilie Hollberg dall’Accademia di Firenze punta a Brera.

Per la Galleria Nazionale, al posto di Collu, concorrono Matteo Lafranconi, oggi alle Scuderie del Quirinale, Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Maxxi Arte e Marco Pierini, che ha lasciato la Galleria nazionale dell’Umbria. Nomi forti, ai sensi del bando. Ma nessuno può escludere che ci siano outsider, fra le scelte finali di un governo che urla il suo no al predominio culturale di chi l’ha preceduto.

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