Femminicidi, Valditara presenta il suo piano di “educazione alle relazioni” (e difende Amadori)
di Viola GiannoliROMA - Gruppi di discussione che coinvolgeranno studenti delle superiori e i loro professori, 30 ore complessive spalmate durante l’anno scolastico in orario extra-curricolare, 15 milioni di investimento dai fondi Pon. E l’idea di uno “psicologo di zona”, diverso dallo “psicologo in ogni scuola” che chiedono opposizioni e ragazzi, che sostenga però gli studenti a livello territoriale.
"L’educazione alle relazioni” voluta dal ministro all’Istruzione e al Merito Giuseppe Valditara entrerà nelle scuole dal prossimo anno. Non una legge, non un obbligo, ma un progetto sperimentale e volontario. E, soprattutto, una misura tampone decisa dal governo davanti all’ennesimo femminicidio e all’onda di protesta che la morte violenta di Giulia Cecchettin, uccisa dal suo ex fidanzato, ha sollevato.
Ci vorranno ancora mesi per il decollo, le scuole si devono organizzare, i prof vanno formati insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, si partirà solo in via sperimentale e un debutto v…
ROMA - Gruppi di discussione che coinvolgeranno studenti delle superiori e i loro professori, 30 ore complessive spalmate durante l’anno scolastico in orario extra-curricolare, 15 milioni di investimento dai fondi Pon. E l’idea di uno “psicologo di zona”, diverso dallo “psicologo in ogni scuola” che chiedono opposizioni e ragazzi, che sostenga però gli studenti a livello territoriale.
"L’educazione alle relazioni” voluta dal ministro all’Istruzione e al Merito Giuseppe Valditara entrerà nelle scuole dal prossimo anno. Non una legge, non un obbligo, ma un progetto sperimentale e volontario. E, soprattutto, una misura tampone decisa dal governo davanti all’ennesimo femminicidio e all’onda di protesta che la morte violenta di Giulia Cecchettin, uccisa dal suo ex fidanzato, ha sollevato.
Ci vorranno ancora mesi per il decollo, le scuole si devono organizzare, i prof vanno formati insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, si partirà solo in via sperimentale e un debutto vero e proprio è previsto da settembre, ma il piano c’è.
Lo ha presentato il ministro in conferenza stampa al Senato a fianco dei colleghi della Famiglia e Pari opportunità, Eugenia Roccella, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Facciamo una cosa grossa e importante nelle scuole contro il maschilismo, la violenza di genere, la violenza contro le donne, una cosa che avviene per la prima volta in Italia”, rivendica Valditara, che aggiunge: “Faccio mie le parole di Elly Schlein: su queste cose è un peccato dividersi, discutiamo ma non sprechiamo tempo”.
Respinte al mittente, dunque, tutte le critiche sulla scelta di nominare, come consulente del progetto, il professor Alessandro Amadori, autore anche di un libretto sulla “Guerra dei sessi” in cui si parla anche di “cattiveria femminile” e di un presunto movimento femminista radicale chiamato “Ginarchia” che vuole gli uomini sottomessi alle donne.
“Non c’è nessuna frase contro le donne, non c’è nessuna frase in cui si legittimino o giustifichino atteggiamenti di prevaricazione, si stigmatizza molto duramente il maschilismo, il patriarcato, ma si evidenza anche come in alcuni casi ci sia anche una cattiveria femminile”, argomenta con nervosismo Valditara che si augura “che questa vicenda resti marginale rispetto al progetto educativo”. Di più fa la leghista Simonetta Matone, spettatrice della conferenza: “Non mi preoccupa Amadori, mi preoccupa la shit storm”.
Il piano
Ma intanto il piano: la direttiva ministeriale è già partita. Parla di “rafforzare l'impegno verso un'azione educativa mirata alla cultura del rispetto, all'educazione alle relazioni e al contrasto della violenza maschile sulle donne”, di “promuovere la realizzazione nelle scuole di progetti, percorsi educativi, attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali destinate, in particolare, agli studenti delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado”.
E cosa sono questi progetti? "Le istituzioni scolastiche, nell'ambito della loro autonomia, possono attivare iniziative progettuali che prevedano il coinvolgimento attivo degli studenti anche in gruppi di discussione coordinati da docenti, per realizzare un processo di maturazione educativa”. Si chiamano gruppi sociopsicologici di riflessione sul modello dei training group. Coinvolgeranno l’intero gruppo classe, avranno una durata di 30 ore, circa un’ora e mezzo a settimana, e sarà in orario extra-scolastico perché, dice Valditara, “c’è già l’educazione civica in orario curricolare e dovendo aggiungere un numero rilevante di ore avremmo dovuto toglierle a materie curricolari. Decideremo poi se renderlo obbligatorio, se funziona, o se modificarlo”. Al momento l’adesione delle scuole è facoltativa e sarà ogni istituto a scegliere quanti e quali classi far aderire al progetto. Ma solo dopo aver ottenuto il consenso di tutti i genitori e gli studenti coinvolti.
Per ogni scuola ci sarà un docente referente del progetto e per ogni classe ci sarà un professore che farà da animatore-moderatore. Gli insegnanti saranno formati secondo un programma che il ministero dell'Istruzione e del Merito predisporrà con il supporto del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e di “altri organismi scientifici e professionali”. Sarà l’Indire a garantire l’erogazione dei corsi.
Nel progetto saranno coinvolte anche le associazioni delle famiglie e per questo sarà potenziata l'attività del Fonags che, leggendo dal sito del ministero, è composto da Associazione italiana genitori, Associazione di genitori, parenti, amiche e amici delle persone LGBT+, Associazione genitori scuole cattoliche, Articolo 26, Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete, Coordinamento democratico genitori, Associazione famiglia e scuola, Famiglie Arcobaleno, Generazione Famiglia, Movimento italiano genitori.
La somma stanziata è di 15 milioni di euro a cui le scuole attingeranno tramite un avviso pubblico. A fine progetto le scuole e il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi monitoreranno cosa ha funzionato e cosa no per individuare buone pratiche e, al contrario, modifiche.
“La collaborazione con l’Ordine degli psicologi – aggiunge Valditara - darà vita anche a un protocollo perché è nostra intenzione realizzare presidi territoriali al servizio delle scuole”. Presidi che però sono ancora tutti da progettare.
La ministra Roccella ha invece pensato a “stimolare i ragazzi a produrre video e cortometraggi contro la violenza sulle donne, i migliori saranno portati al Festival del Cinema di Venezia, d’accordo con il ministro Sangiuliano". Quest’ultimo ha aggiunto: "Nella definizione dei criteri per l'assegnazione dei finanziamenti per il cinema abbiamo deciso di assegnare un punteggio superiore a quei prodotti che si occupano di violenza di genere e libertà femminile".