Tra i ragazzi intossicati dalla cultura del possesso: “La controllo, è normale”
Viola GiannoliDella gelosia tossica si sarebbe portati a pensare che oggi tra i giovani ci sia pudore, riserbo, quasi vergogna. Oggi che Giulia Cecchettin è morta e in tutte le scuole d’Italia si è fatto rumore. Il ministro Giuseppe Valditara aveva chiesto un minuto di silenzio e invece quei sessanta secondi si sono trasformati in un minuto di rabbia e di protesta, con i megafoni, le letture, gli applausi, le chiavi battute sugli infissi, tutto pur di non stare zitti sulla violenza sulle donne.
Il minuto di rumore per Giulia al Salvemini di Bologna
Eppure su TikTok, palestra di formazione dei giovanissimi, sono tornati virali i video in cui lei chiede a lui: "Posso andare a ballare con le amiche?”. E lui, candido, risponde: “No”. Al limite concede: “Forse, se mi chiedi il permesso”. Serve il consenso per essere libere. “Ma tu ci vai”, dice lei. “Io posso”, risponde lui. E non si sa perché. In trend ci sono le immagini in cui i due si fanno una foto as…
Della gelosia tossica si sarebbe portati a pensare che oggi tra i giovani ci sia pudore, riserbo, quasi vergogna. Oggi che Giulia Cecchettin è morta e in tutte le scuole d’Italia si è fatto rumore. Il ministro Giuseppe Valditara aveva chiesto un minuto di silenzio e invece quei sessanta secondi si sono trasformati in un minuto di rabbia e di protesta, con i megafoni, le letture, gli applausi, le chiavi battute sugli infissi, tutto pur di non stare zitti sulla violenza sulle donne.
Il minuto di rumore per Giulia al Salvemini di Bologna
Eppure su TikTok, palestra di formazione dei giovanissimi, sono tornati virali i video in cui lei chiede a lui: "Posso andare a ballare con le amiche?”. E lui, candido, risponde: “No”. Al limite concede: “Forse, se mi chiedi il permesso”. Serve il consenso per essere libere. “Ma tu ci vai”, dice lei. “Io posso”, risponde lui. E non si sa perché. In trend ci sono le immagini in cui i due si fanno una foto assieme ma lei deve mettere il sedere più in dentro, coprirlo, anzi lui ci piazza davanti un bel soprammobile che fa lui a figura intera e lei mozzata. Ci sono i video in cui lei balla, sta in macchina, sta a cena, sta in motorino, sempre con lui che le abbassa l’orlo della gonna per coprire il ginocchio, che le alza la vita dei pantaloni per nascondere l’ombelico, che le spiega come può o non può vestirsi, cosa può o non può fare, che fa l’offeso se lei ha scelto il vestito invece dei jeans.
"Facciamo rumore per Giulia Cecchettin" La protesta nelle scuole di Roma
E fin qui è TikTok, si dirà, dove comunque gli adolescenti passano anche 4-5 ore al giorno. Poi c’è il mondo fuori. Roma, quartiere Prati, liceo Mamiani, nel cuore della città, tra studi di avvocati e palazzi umbertini. L’assemblea per Giulia Cecchettin è finita da poco, fuori c’è Alessandro che prende la parola: “Io non sono così, qui c’è un collettivo femminista, proviamo a ragionarci, ma ne conosco tanti di ragazzi ossessionati dal vestiario delle fidanzate: controllano il telefono di continuo, aspettano le spunte blu di whatsapp sennò è una tragedia, guardano l’orario dell’ultimo accesso, scoprono i tradimenti in chat, vogliono vedere le foto, hanno account condivisi o si scambiano le password, così il controllo è costante, h24. E se qualcosa non gli va giù arrivano le crisi, gli insulti, le parole forti”. In una generazione che si dice libera “questa roba non è solo uno stereotipo, un fatto da social, questa roba c’è”. E questa roba cos’è? “Un po’ di tutto, secondo me - dice Alessandro - È debolezza, è fragilità, è mancanza di analisi, è confusione, è violenza psicologica, è l’educazione che non si fa, è che quello che si vede in rete diventa un modello”. Più avanti c’è Livia, va a prendere il pranzo prima del pomeriggio sociale, non aveva mai visto i video, li scorre ora sull’iPhone: “Sono scioccata, ma non sorpresa. Ne conosco tanti, ma pure tante, che è come se volessero nasconderlo il loro partner”. “Tu sei mia”, “tu non puoi”, quante volte l’ha già sentita questa frase. “L’idea del possesso, di rapporti esclusivi che quando finiscono gettano nel nulla, una visione della donna come oggetto. E tanta insicurezza, perché di questo è sintomo la non fiducia. Anzi forse un misto di debolezza e di narcisismo patologico”, aggiunge Livia.
Alessio non è d’accordo, è l’unico che in fondo si confessa mentre slega il motorino: “Non sono violento, non potrei mai picchiare la mia donna — dice così, ‘la mia donna’, ‘ma è un riflesso, si dice, dai’— Quello che ha fatto Filippo Turetta non posso nemmeno immaginarlo, siamo tutti scossi qui, però alla mia ragazza glielo chiedo “dove vai? quando torni? con chi esci? mandami una foto di dove stai, che ti sei messa?”. Mi sento protettivo, non possessivo”. E lei? “Eh, lei mi risponde sempre ‘mi sembri mi’ padre’”.
“Amore, violenza, controllo, possesso, non possono andare insieme”, interviene Nicolas, la borsa di tela a tracolla mentre aspetta altri amici, da altre scuole. “Non so come si possa sradicare questa cultura che non è protezione, ma limitazione della libertà altrui. Qui a scuola facciamo già degli incontri di educazione affettiva, ora vediamo come vorranno fare questa educazione alle relazioni, c’è tanto lavoro da fare, per tutte e per tutti, perchè avere qualcuno geloso accanto per alcuni è un vanto”.
È la celebrazione della gelosia che si rivede online, donne che la subiscono e la denunciano, altre che ci scherzano su, uomini fieri di esserlo. Li chiamano “malessere”, “sto col malessere” dicono, un ragazzo che ti piace, ma che ti imbriglia in un rapporto tossico. Quello che ti dà la buonanotte a mezzanotte, ma se ti vede connessa alle 00.01 va fuori di testa. Chiara si lascia alle spalle la scuola e va verso la fermata del bus: “Con uno così non ci potrei mai stare, ho la testa sulle spalle ma faccio quel che voglio, se non ti sta bene il problema è solo tuo”.