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La promessa svanita del reddito alimentare: niente pacchi antispreco per i poveri. Il Pd: “Dove sono finiti i soldi stanziati?”

La misura era stata inserita nella Manovra 2022 e rivendicata da Meloni, ma non è mai stata attuata. Al comitato arrivano richieste da tutta Italia. E i dem scrivono alla premier
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ROMA - Eppure è una idea semplice e buona. Un anno fa, nell'ultima Manovra economica, fu la stessa Giorgia Meloni a rivendicarla. Tolto il reddito di cittadinanza, per i più indigenti una rete di protezione di base ci sarebbe stata comunque: il reddito alimentare. Per una volta il Pd, che l’aveva proposto con Leonardo Cecchi e Marco Furfaro, la sinistra e le opposizioni tutte potevano condividere il provvedimento del governo. Peccato che non se ne sia mai fatto nulla. Disperso, svanito.

Non di un vero e proprio reddito si tratta, bensì di pacchi antispreco con l’invenduto dei negozi, soprattutto dei supermercati, che possono essere distribuiti ai poveri. E quindi nella finanziaria approvata a fine 2022 fu stanziato un tesoretto di 1,5 milioni di euro per il 2023 e di 2 milioni di euro per il 2024. Obiettivo fare partire la sperimentazione con tanto di piattaforma, app, coinvolgimento di associazioni e del tavolo alimentare.

L’ultimo avvistamento è stato il decreto attuativo del minist…

ROMA - Eppure è una idea semplice e buona. Un anno fa, nell'ultima Manovra economica, fu la stessa Giorgia Meloni a rivendicarla. Tolto il reddito di cittadinanza, per i più indigenti una rete di protezione di base ci sarebbe stata comunque: il reddito alimentare. Per una volta il Pd, che l’aveva proposto con Leonardo Cecchi e Marco Furfaro, la sinistra e le opposizioni tutte potevano condividere il provvedimento del governo. Peccato che non se ne sia mai fatto nulla. Disperso, svanito.

Non di un vero e proprio reddito si tratta, bensì di pacchi antispreco con l’invenduto dei negozi, soprattutto dei supermercati, che possono essere distribuiti ai poveri. E quindi nella finanziaria approvata a fine 2022 fu stanziato un tesoretto di 1,5 milioni di euro per il 2023 e di 2 milioni di euro per il 2024. Obiettivo fare partire la sperimentazione con tanto di piattaforma, app, coinvolgimento di associazioni e del tavolo alimentare.

L’ultimo avvistamento è stato il decreto attuativo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Poi il buio. Nonostante la spiegazione dettagliata che si trova sui siti alla voce reddito alimentare, che hanno migliaia di contatti, praticamente addio solidarietà contro la fame. “A noi, al comitato per il reddito alimentare, telefonano e mandano messaggi decine di persone ogni giorno, 500 mail in pochi giorni ci sono arrivate da chi vuole sapere quando e come può averlo, da chi ci racconta la sua storia, che ha perso il lavoro, che ha avuto un lutto, che sta male… Siamo sommersi letteralmente da richieste provenienti da tutta Italia", racconta Cecchi.

La povertà significa fame. La sperimentazione nelle grandi città doveva già essere partita, ma la vice ministra al Lavoro e alle Politiche sociali, la meloniana Maria Teresa Bellucci non ha dato risposte. “Abbiamo scritto anche alla premier Meloni per sapere cosa succede e i soldi stanziati dove vanno a finire”, sempre Cecchi. Un anno è passato. Grande annuncio, nessuna azione.

Della doppia missione di abbattere lo spreco alimentare e rifornire famiglie povere con aiuti diretti, veloci, senza attendere delibere comunali e burocrazia per accendere la macchina della solidarietà alimentare, resta la promessa. Adesso c’è la rabbia di coloro che ci contavano e si erano illusi che lo Stato qualcosa per loro l’aveva pensata.

In Italia secondo i dati Istat dell’anno passato, i poveri sono 5,6 milioni, un numero che sembra destinato a aumentare. Sono poi calcolate in 220 mila le tonnellate di sprechi alimentari, di cibo ancora buono, solo nella grande distribuzione ogni anno. Potrebbero sfamare chi ne ha bisogno.

Quando la manovra con il reddito alimentare fu approvata, i decreti attuativi varati sia pure con ritardo, si pensò che potesse essere una piccola cosa ma un grande passo avanti. Una svolta, se fosse poi stata accompagnata all’obbligatorietà delle donazioni delle eccedenze. Ma tutto si è fermato prima. Impantanato anzi, e il reddito alimentare, alla vigilia dell’esame alle Camere della manovra 2024, è tornato a essere un miraggio. Rischia di saltare definitivamente. In un momento in cui un “recovery food” – come è stato chiamato – sarebbe importantissimo.

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