Bersani salumiere, meccanico, cassiere e prete in un cortometraggio-manifesto: “Io attore per autoironia e contro la solitudine”
di Giovanna VitaleSette ruoli in dieci minuti. Il salumiere in bustina e grembiule d’ordinanza, lo scaricatore di frutta, il cassiere coi baffetti neri, persino il prete: carrellata di personaggi recitati solo con lo sguardo, sempre scanzonato, a parte l’ultimo, quando finalmente da rider attempato in parrucca e caschetto qualcosa dice, con l’inconfondibile cadenza emiliana. Volesse iniziare una nuova carriera, Pierluigi Bersani avrebbe un futuro nel cinema. La sua prima prova da attore, protagonista quasi sempre muto di un cortometraggio in bianco e nero che sembra il manifesto del suo impegno politico - storia di marginalità e solitudini in una borgata degradata - è pienamente riuscita.
A metà tra Buster Keaton e i poveri cristi di Ken Loach, l’ex segretario del Pd interpreta le battaglie portate avanti per una vita, perciò si è prestato: non solo perché a chiamarlo è stato Sergio Staino, “ed è stata l’ultima volta che ci siamo sentiti”, ma perché “penso che l’autoironia sia un meccanismo di salute m…
Sette ruoli in dieci minuti. Il salumiere in bustina e grembiule d’ordinanza, lo scaricatore di frutta, il cassiere coi baffetti neri, persino il prete: carrellata di personaggi recitati solo con lo sguardo, sempre scanzonato, a parte l’ultimo, quando finalmente da rider attempato in parrucca e caschetto qualcosa dice, con l’inconfondibile cadenza emiliana. Volesse iniziare una nuova carriera, Pierluigi Bersani avrebbe un futuro nel cinema. La sua prima prova da attore, protagonista quasi sempre muto di un cortometraggio in bianco e nero che sembra il manifesto del suo impegno politico - storia di marginalità e solitudini in una borgata degradata - è pienamente riuscita.
A metà tra Buster Keaton e i poveri cristi di Ken Loach, l’ex segretario del Pd interpreta le battaglie portate avanti per una vita, perciò si è prestato: non solo perché a chiamarlo è stato Sergio Staino, “ed è stata l’ultima volta che ci siamo sentiti”, ma perché “penso che l’autoironia sia un meccanismo di salute mentale consigliabile a tutti”, sorride alla presentazione romana di “Coupon, il film della felicità”, che passerà il 29 al Festival di Torino nella sezione corti fuori concorso, diretto da Agostino Ferrente, il regista dell’Orchestra di Piazza Vittorio che lo ha voluto e cercato. “Mi è piaciuta l’idea di questo film, che credo rappresenti la realtà”, spiega l’ex parlamentare della sinistra: “Se c’è una possibilità di essere felici è solo nella relazione con gli altri”.
C’è tanto di sé in quei sette personaggi, per lo più manovalanza di un supermercato, che l’hanno così tanto divertito: “Interpretare tutti questi mestieri veri mi corrisponde molto”, prosegue, “io son figlio di un meccanico, ragazzi”, scherza Bersani. Ma pure il sacerdote che gioca a bocce con un gruppo di anziani racconta qualcosa di lui allorché, chierichetto a Bettola, il paesino della Bassa dov’è nato e cresciuto, organizzò lo sciopero dei ragazzini serventi messa per protesta contro il parroco che li aveva esclusi dalla distribuzione delle offerte.
Tutto si svolge in una Roma deserta d'agosto. Qui Andrea (al secolo, Andrea Satta, frontman dei Tetes de Bois) ha una sola mission: accumulare punti per il Coupon della Felicità distribuito in un grande magazzino di periferia. E mentre canta ossessivamente la sua canzone, si avventura con la bici per strade irte di palazzoni e prati incolti al solo scopo di acquistare scatolette di tonno, a cui pure è allergico, solo per ottenere i punti necessari per conquistare l’agognato tagliando. Viatico per una gioia minima in un universo di immensa tristezza. “Di fronte a una storia così, io non sono stato capace di dire no”, rivela Bersani. E a convincerlo è stata anche la vicenda umana di Andrea Satta, che è un pediatra, prima che la voce del gruppo rock-folk: “Mi sono informato, ha in carico mille bambini fra cui metà figli di immigrati”, rivela l’ex segretario del Pd. Ancora una volta, una storia che gli corrisponde.
Nel cast del film ci sono anche Milena Vukotic, la poetessa Maria Grazia Calandrone e l'attore Paolo Lombardi. Monadi di un romitaggio più subito che cercato in una società ormai disgregata. “Nel bisogno c’è solitudine, che è l’anticamera dell’infelicità”, riflette Bersani. “Nelle encicliche di Papa Francesco le parole più usate sono isolamento, disarticolazione, distanza, scisma tra individuale e collettivo. La solitudine crea dei vuoti d'aria, non consente a certe realtà di farsi massa critica". E la storia di questo piccolo film, che può insegnare molto alla politica, il cui “luogo di formazione professionale è la realtà”.
Non ha dubbi, l’uomo considerato fra i padri nobili della sinistra italiana: “Occorre ripartire dai redditi e dai salari, sennò non ce n’è per nessuno”, conclude. Per questo si arrabbia quando i leader di quello che lui continua a chiamare “campo dell’alternativa” si fanno i dispetti fra loro: “Quella dei polli di Renzo è una storia antica”, l’ultima metafora su Schlein e Conte consegnata all’uscita dal cinema. “Alla fine vincerà chi saprà dimostrarsi più generoso, mettere insieme tutti, senza accampare pretesti per distinguersi. Anzi scommetto che a un certo scatterà la nobile gara a chi è più unitario”. Una previsione che sa d’azzardo. Su cui al momento nessun bookmaker è disposto a puntare.