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Il caso Cortellesi e la tentazione di Sangiuliano di cambiare le regole di assegnazione dei fondi ai film

Così ‘C’è ancora domani’ rischia di diventare il chiavistello che consentirà all’attuale governo Meloni di cambiare le regole
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Siccome – per citare Michela Murgia – tutto è politica, la storia della commissione ministeriale che ritiene il film di Paola Cortellesi non di “straordinaria qualità artistica” e senza “caratterizzazione dell’identità nazionale”, è diventato per l’appunto un caso politico. E non soltanto nel senso della guerra dei comunicati tra l’attuale ministro Gennaro Sangiuliano e il precedente, Dario Franceschini, sulla responsabilità della scelta (che in realtà evidentemente non poteva cadere direttamente su di loro, ma al massimo sulla commissione scelta da Franceschini e che ha deliberato sotto il governo Meloni). Quanto, piuttosto, su come la storia di C’è ancora domani rischia di diventare il chiavistello che consentirà all’attuale governo di cambiare le regole per l’assegnazione dei fondi ai film. Nominando nuovi selezionatori. E mettendo a loro disposizione più denaro, in modo da rendere più importante, anzi cruciale, il ruolo delle loro scelte.

Al momento i finanziamenti al cinema …

Siccome – per citare Michela Murgia – tutto è politica, la storia della commissione ministeriale che ritiene il film di Paola Cortellesi non di “straordinaria qualità artistica” e senza “caratterizzazione dell’identità nazionale”, è diventato per l’appunto un caso politico. E non soltanto nel senso della guerra dei comunicati tra l’attuale ministro Gennaro Sangiuliano e il precedente, Dario Franceschini, sulla responsabilità della scelta (che in realtà evidentemente non poteva cadere direttamente su di loro, ma al massimo sulla commissione scelta da Franceschini e che ha deliberato sotto il governo Meloni). Quanto, piuttosto, su come la storia di C’è ancora domani rischia di diventare il chiavistello che consentirà all’attuale governo di cambiare le regole per l’assegnazione dei fondi ai film. Nominando nuovi selezionatori. E mettendo a loro disposizione più denaro, in modo da rendere più importante, anzi cruciale, il ruolo delle loro scelte.

Al momento i finanziamenti al cinema si muovono lungo due binari: quelli del tax credit – la possibilità cioè di compensare debiti fiscali a fronte di un investimento nel settore cinematografico – e i cosiddetti contributi selettivi, fondi cioè che il ministero mette a disposizione delle singole produzioni a seconda di una serie di parametri prestabiliti. I governi precedenti avevano puntato sulla prima misura perché ritenuta più “democratica”: fermo restando de paletti chiari, veniva meno infatti la discrezionalità della commissione, lasciando più spazio al mercato. Il produttore che decideva di investire aveva maggiori vantaggi fiscali. L’attuale ministro, sin da subito, aveva invece fatto capire di voler cambiare rotta: prima annunciando la riduzione dei fondi a disposizione del tax credit, circostanza che gli aveva fatto guadagnare un’alzata di scudi di tutto il mondo del cinema. E ora accelerando sul secondo punto: aumentare i fondi “selettivi”, dopo aver nominato nuove commissioni. Le attuali sono infatti in scadenza a marzo, “ma visti anche la quantità di fondi a disposizione” spiega proprio uno dei commissari, “i margini di manovra sono molto limitati”. “Con il senno di poi è possibile che sul film della Cortellesi sia stato commesso un errore. Ma i tre film scelti erano di primissimo livello, parliamo di Bellocchio, De Angelis e Lucchetti. E soprattutto la stessa produzione non ha protestato, anche perché la pellicola è stata ben finanziata dal tax credit. Ecco, è possibile che debbano cambiare alcuni dei criteri di scelta ma attenzione a quello che potrebbe succedere ora”. Non sono parole casuali: l’idea dell’attuale governo, si diceva, è quella di sostituire le attuali commissioni con delle nuove, indicando membri che a differenza degli attuali (come è successo con il Centro sperimentale) percepiscano dei gettoni di presenza. E di aumentare i fondi che loro dovranno andare a gestire. “Significa che sarà una commissione decisa dal Governo a decidere cosa potrà essere prodotto e cosa no. Visto che le piccole produzioni possono realizzare un’opera quasi esclusivamente grazie al contributo pubblico”.

Tornando alla scelta nel merito, dalla commissione c’è chi spiega: “Una cosa che i non addetti ai lavori non sanno e non capiscono è che noi non ci limitiamo a giudicare il singolo progetto, ma nell'erogare dei finanziamenti finanziamo anche e soprattutto il soggetto produttivo, cioè la casa di produzione. In questo senso a volte, quando compiamo una scelta, la scelta è fatta non soltanto sulla qualità del singolo o del singolo progetto, ma anche sulla somma dei finanziamenti assegnati a quella casa di produzione”. In questo caso sia il film di Daniele Luchetti che quello di Paola Cortellesi erano finanziati da Wildside “quando si crea questo effetto imbuto si sceglie, possono aver pesato il nome e la carriera di Luchetti. Possiamo leggere la questione in termini di genere da un punto di vista assoluto? Sì, questo caso si presta bene perché poi il C’è ancora domani si è sintonizzato perfettamente sul presente, sulla cronaca attualissima e dunque ha trovato un pubblico probabilmente anche inaspettato”. Inoltre si sottolinea che “è sempre molto difficile capire come verrà un film dalla sceneggiatura, tanto più complicato in Italia perché la sceneggiatura poi cambia molte versioni. E’ probabile che, leggendo la sceneggiatura, malgrado il tema di indubbio interesse, sia stato fatto all’epoca un ragionamento un po’ più di tipo formale, drammaturgico e non ha convinto pienamente. E si è commesso un errore, perché in realtà era il classico caso in cui avremmo dovuto mettere davanti il tema e lasciare un po’ da parte i ragionamenti sulla forza dello script”. I produttori, si sottolinea, non hanno più ripresentato la richiesta, ritenendosi soddisfatti dei tre milioni di euro di tax credit “e questa tempesta perfetta che si è scatenata sui media avrà fatto guadagnare al film almeno due tre milioni in più, una sorta di giusto risarcimento”.

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