Al fianco della Palestina, sferzante verso chi dalle parti di Chigi “ha sfottuto Putin che al G20 invocava una soluzione per la pace”, incredulo per la decisione del governo di “stracciare senza un perché l’accordo con la Cina sulla via della Seta”. Il tutto nel solco di un anti-melonismo che permea i 45 minuti del suo discorso. Se c’era bisogna di una cornice perlomeno chiara, Gianni Alemanno l’ha tracciata. Offrendo in pasto alla platea che battezza il nuovo movimento “Indipendenza” una scialuppa per una navigazione chissà quanto lunga, chissà quanto fortunata.
Sono trecento a salutare l’evento, dentro una sala dell’hotel Midas che fu teatro dei raduni del Psi e che ospitò nel 1988 l’elezione dello stesso Alemanno alla guida del Fronte della gioventù. Il vicesegretario era l’ex colonnello finiano Fabio Granata, anche lui imbarcato oggi sulla scialuppa. Ma guai a fermarsi all’”insieme di residui”, come dice Peppe Nanni, che con altri esponenti del Fronte – come Isabella Rauti, A…
Al fianco della Palestina, sferzante verso chi dalle parti di Chigi “ha sfottuto Putin che al G20 invocava una soluzione per la pace”, incredulo per la decisione del governo di “stracciare senza un perché l’accordo con la Cina sulla via della Seta”. Il tutto nel solco di un anti-melonismo che permea i 45 minuti del suo discorso. Se c’era bisogna di una cornice perlomeno chiara, Gianni Alemanno l’ha tracciata. Offrendo in pasto alla platea che battezza il nuovo movimento “Indipendenza” una scialuppa per una navigazione chissà quanto lunga, chissà quanto fortunata.
Sono trecento a salutare l’evento, dentro una sala dell’hotel Midas che fu teatro dei raduni del Psi e che ospitò nel 1988 l’elezione dello stesso Alemanno alla guida del Fronte della gioventù. Il vicesegretario era l’ex colonnello finiano Fabio Granata, anche lui imbarcato oggi sulla scialuppa. Ma guai a fermarsi all’”insieme di residui”, come dice Peppe Nanni, che con altri esponenti del Fronte – come Isabella Rauti, Andrea Augello e Umberto Croppi – scrisse negli stessi anni un libretto dal nome “le radici e il progetto” che Alemanno ricorda dal podio.
La novità è la ricerca di un trasversalismo che si sostanzia nell’abbraccio con il comunista Marco Rizzo che stamattina si concretizzerà ufficialmente: “Con Marco parliamo e facciamo battaglie comuni”, dice Alemanno e per la strana coppia, nei prossimi giorni, si annunciano ospitate televisive. Per raccontare questo feeling, però, l’ex sindaco di Roma cita Giorgio Almirante: “Diceva che l’Msi come valori stava a destra ma sulla giustizia sociale era vicino alla sinistra”. Il termine rossobruno, in questa ridotta ostentatamente antagonista, non è amato: ma con il movimento di Rizzo, Democrazia sovrana popolare, Alemanno è pronto a fare un accordo anche per le Europee”. “Stiamo dialogando, decidiamo entro il 10 dicembre”, dice il gran cerimoniere.
Intanto, il neonato partito è innervato da figure di collocazione svariata: l'ex CasaPound Simone Di Stefano, Massimo Arlechino che ideò il simbolo di Alleanza Nazionale, gli ex parlamentari An Granata (negli ultimi anni assessore di una giunta con il Pd a Siracusa), Marcello Taglialatela e Michele Rallo, Nicola Colosimo che è portavoce dei giovani di Magnitudo. Ma dal podio parla il docente di Filosofia morale Andrea Zhok, che si è candidato per il movimento di Marco Rizzo alla presidenza del Friuli. E il coordinamento di “Indipendenza” in Veneto è stato affidato a un’avvocata padovana, Luigia Passaro, che dal 2014 ha la tessera del Pci (quello di Rizzo) in tasca. E che dice subito, a scanso di equivoci: “Io sono marxista e qui fascisti non ne vedo. Mi sento a mio agio”.
Tutti ad applaudire Alemanno, che pure inizia la sua avventura politica con una condanna ai servizi sociali inflittagli nel processo sul “Mondo di mezzo”: “Terrò corsi di italiani ai migranti, le sembra una cosa di destra o di sinistra? Il volontariato lo facevo anche prima. Poi se mi chiede se con la mia condanna pago un prezzo politico le dico di sì: la sentenza – dice Alemanno - è figlia di una suggestione, prima ancora che di un teorema. Quella per cui la Destra romana è vicina ad ambienti malavitosi”. Non un solo accenno ai guai giudiziari, nell’intervento dell’ex sindaco. Ma una lunga intemerata contro la postura soprattutto internazionale di Meloni: “Il suo è il governo più atlantista della storia, roba da far rimpiangere Moro, Fanfani e Craxi. Mi sono commosso nel vedere una giovane signora di destra a Palazzo Chigi, ma avevamo rotto già sull’atteggiamento sull’Ucraina. Tutto quello che ha fatto dopo ha tradito la nostra idea di destra”. E come riflesso verso una premier “che si profonde in abbracci con von der Leyen”, Alemanno dice che “non sarebbe uno scandalo uscire dall’Unione europea”.
Il “vergogna, vergogna, vergogna” con cui l’aspirante anti-Meloni suscita la standing ovation commentando l’astensione dell’Italia sulla risoluzione su Gaza all’Onu, è l’apice del pomeriggio in cui decolla “Indipendenza”. Con l’inedita benedizione del sindaco (cristiano) di Betlemme, Hanna Hanania: “Finalmente un partito che sostiene la causa palestinese. In Europa, purtroppo, sentiamo di avere la maggior parte dei governi contro…”.