Province addio. Brutto colpo per Salvini: se ne parla dopo le Europee
di Giovanna CasadioPer Matteo Salvini è un altro colpo. Aveva detto che le Province “servono per le scuole, per le strade”: da ripristinare al più presto. Aveva giurato che sarebbe stata una battaglia da lui vinta: le avrebbe riportate all’elezione diretta con le competenze, la scelta diretta dei cittadini e i soldi. Per il ministro delle Infrastrutture e leader leghista solo con il ritorno all’antico delle Province, si rimettono in sesto le strade provinciali e le scuole superiori. La Lega puntava addirittura a votare di nuovo per le Province il 9 giugno prossimo, insieme alle europee. Previsione: fare cappotto, strappandone la maggioranza al centrosinistra con l’elezione diretta.
Peccato che Fratelli d’Italia abbia fatto orecchie da mercante. La fretta leghista si è scontrata con il muro meloniano. Adesso poi, in piena sessione di Bilancio, il dossier Province – che giace in commissione Affari costituzionali del Senato - è archiviato: non si discutono provvedimenti in cui sia prevista una spesa. In qu…
Per Matteo Salvini è un altro colpo. Aveva detto che le Province “servono per le scuole, per le strade”: da ripristinare al più presto. Aveva giurato che sarebbe stata una battaglia da lui vinta: le avrebbe riportate all’elezione diretta con le competenze, la scelta diretta dei cittadini e i soldi. Per il ministro delle Infrastrutture e leader leghista solo con il ritorno all’antico delle Province, si rimettono in sesto le strade provinciali e le scuole superiori. La Lega puntava addirittura a votare di nuovo per le Province il 9 giugno prossimo, insieme alle europee. Previsione: fare cappotto, strappandone la maggioranza al centrosinistra con l’elezione diretta.
Peccato che Fratelli d’Italia abbia fatto orecchie da mercante. La fretta leghista si è scontrata con il muro meloniano. Adesso poi, in piena sessione di Bilancio, il dossier Province – che giace in commissione Affari costituzionali del Senato - è archiviato: non si discutono provvedimenti in cui sia prevista una spesa. In questo caso il costo è di circa un miliardo, se si vuole riaffidare all’ente provinciale le funzioni che aveva prima della riforma del dem Graziano Delrio. Nelle mani della sottosegretaria Wanda Ferro, fedelissima di Giorgia Meloni, il ritorno delle Province sembrava essere entrato nell’accordo tra Salvini e Meloni sul pacchetto riforme istituzionali: autonomia differenziata e Province sul piatto della bilancia della Lega; premierato su quello di Fratelli d’Italia.
Prima c’è stato un rallentamento, anche a causa di un infortunio della sottosegretaria Ferro. Ma è soprattutto uno stop politico quello che vede adesso scomparire dall’orizzonte il ripristino delle Province. “Tensioni tra Fratelli d’Italia e Lega? Prima ancora c’è un problema di risorse: il governo i soldi per le competenze da riassegnare all’ente provinciale non li ha trovati”, osserva Dario Parrini, vice presidente della commissione di Palazzo Madama, del Pd. I Dem sono a favore, ma a condizione che non si tratti di un “poltronificio”: ha detto più volte Andrea Giorgis, capogruppo del partito in commissione. E Michele De Pascale, sindaco dem di Ravenna e presidente dell’Unione delle Province, ha ribadito che la riforma Delrio va superata e che la situazione di limbo in cui le Province, enti di secondo livello, si trovano non può più reggere.
Alberto Balboni, il presidente della Affari costituzionali, meloniano, non enfatizza: per ora non sono all’orizzonte, ma si vedrà. Intanto la commissione ha liquidato per l’aula l’autonomia differenziata, e domani comincia con Cgil, Cisl e Uil e Ugl le audizioni sul premierato. Saranno accoltati tra domani e giovedì anche presidenti emeriti della Consulta: Marta Cartabia sarà di persona in audizione, Gustavo Zagrebelsky probabilmente collegato.
Le Province languono. I leghisti temono che prima delle europee non si muova foglia. Tanto che l’altra misura che sta a cuore a Salvini, ovvero via al limite di mandato per sindaci e - tema ancora più spinoso - per i presidenti di Regione, potrebbe essere presentata con un provvedimento ad hoc. Nella riforma delle Province c’è un emendamento – grimaldello del senatore altoatesino Meinhard Durnwalder. Emendamento insidioso su cui si potrebbe saldare un fronte trasversale.
Riguarda però solo il terzo mandato per i sindaci; l’altra misura, ovvero nessun limite di mandato per i governatore – che per la Lega significa il via libera alla ricandidatura di Luca Zaia, presidente del Veneto – potrebbe avvenire solo con un blitz. Contrarissima la segretaria del Pd, Elly Schlein in un braccio di ferro con Vincenzo De Luca, presidente della Campania, pronto a ricandidarsi per la terza volta consecutiva. Nell’ultimo tavolo di centrodestra sulle amministrative tra il forzista Maurizio Gasparri, il leghista Stefano Locatelli e il meloniano Giovanni Donzelli ci si è assestati su “niente limiti di mandato per i sindaci delle cittadine fino a 15 mila abitanti”.