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Il procuratore Rossi: “Non c’è alcun conflitto tra magistratura e governo. Sul Pnrr indaga l’Ue”

Roberto Rossi

 
Il procuratore distrettuale antimafia di Bari: “Qui non possono essere le toghe a stare sul banco degli imputati. Credo ci siano tutti gli spazi per aprire la stagione del dialogo”
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Roberto Rossi, procuratore distrettuale antimafia di Bari ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, è perplesso.

“Ho letto le dichiarazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto. E credo che sia stato male informato: del Pnrr non ci occupiamo noi magistrati italiani ma la procura europea, che ha competenza a intervenire su eventuali reati riscontrati negli appalti del Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Non credo che il ministro volesse mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia di un organo europeo così importante, ipotizzando un’ipotetica attività contro il governo italiano”.

Sta dicendo che la magistratura italiana potrebbe fare un’attività contro il governo?

“Assolutamente no, figuriamoci. Noi facciamo soltanto il nostro lavoro, alle volte bene, alle volte male, come tutti. Ma sempre nel massimo rispetto del ruolo che la Costituzione ci affida. Ecco perché sono sorpreso di certi toni: non c’è assolutamente nessun motivo per aprire una s…

Roberto Rossi, procuratore distrettuale antimafia di Bari ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, è perplesso.

“Ho letto le dichiarazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto. E credo che sia stato male informato: del Pnrr non ci occupiamo noi magistrati italiani ma la procura europea, che ha competenza a intervenire su eventuali reati riscontrati negli appalti del Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Non credo che il ministro volesse mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia di un organo europeo così importante, ipotizzando un’ipotetica attività contro il governo italiano”.

Sta dicendo che la magistratura italiana potrebbe fare un’attività contro il governo?

“Assolutamente no, figuriamoci. Noi facciamo soltanto il nostro lavoro, alle volte bene, alle volte male, come tutti. Ma sempre nel massimo rispetto del ruolo che la Costituzione ci affida. Ecco perché sono sorpreso di certi toni: non c’è assolutamente nessun motivo per aprire una stagione del conflitto. L’interesse comune è quello di avere istituzioni che vadano tutte nella stessa direzione. Nel caso del Pnrr il controllo di legalità è un interesse, sono sicuro, prima di tutto del governo che ha tutto il guadagno che i soldi vengano spesi. E spesi bene. Creare conflitti non serve alla cosa più importante: e cioè che la pubblica amministrazione funzioni nel migliore dei modi”.

A proposito di Pnrr. Dati i primi appalti, che cosa state osservando?

“Nel pieno rispetto della competenza della procura europea, questo lo dico come premessa non soltanto di forma, vi è un fortissimo elemento di interesse da parte della criminalità organizzata. E per rendersene conto non serve aspettare l’esito di eventuali indagini. Ma osservare le attività di diverse prefetture che stanno emettendo importanti interdittive antimafia in appalti piuttosto rilevanti. Credo questo sia un segnale molto positivo: il controllo comune, quello amministrativo e penale, è la strada maestra per affrontare in maniera efficace la criminalità organizzata”.

Accanto al tema della criminalità, c’è la questione della corruzione. Ritiene che la politica e il governo, che ha messo in discussione un reato cruciale come il traffico di influenze, stiano offrendo risposte all’altezza?

“L’Italia è un Paese che ha una forte presenza di corruzione, come è testimoniato purtroppo da diverse classifiche e statistiche internazionali. La corruzione non è un semplice reato. Ma è un rallentatore dello sviluppo economico, un freno alla crescita del sistema Paese. Il traffico di influenza è un reato importante e ben definito dalla norma attuale. Ogni intervento di depotenziamento dell’attuale sistema riduce la forza di controllo e offre un assist all’illiceità”.

Ritiene si possa aprire una nuova stagione di conflitto tra la magistratura e la politica? I segnali che arrivano dal governo Meloni non sono tranquillizzanti.

“Io sono ottimista. Perché sono sicuro che tutti, magistratura compresa, conoscano l’importanza del controllo, dal quale ogni potere, e parlo anche di quello dell’ordine giudiziario, alle volte cerca di fuggire. Credo sia un gravissimo errore vedere l’applicazione delle norme come una sfida al potere politico. Questo vale anche per il Pnrr e per le sfide economiche che ci troveremo ad affrontare: la giustizia non è mai un freno. Chi frena è chi delinque, a rallentare è il non rispetto delle regole”.

Insisto: non sembra tirare una buona area per la magistratura.

“Ma qui non può essere la magistratura sul banco degli imputati. Credo che alcune prese di posizione, anche da parte di soggetti politici di rilievo, siano state negative per il sistema Paese. Io credo ci siano tutti gli spazi per aprire una stagione del dialogo. Anche perché è necessario: parlo di una cosa che mi riguarda, la lotta alla mafia in un terreno difficile come quello di Foggia. Dopo anni di abbandono, la squadra Stato, tutta, magistrati, forze di Polizia, politica, stanno offrendo una risposta adeguata. Che messaggi daremmo facendoci vedere in conflitto tra noi? Questo non può e non deve accadere”.

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