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La proposta di Mantovano sui test psicoattitudinali ai magistrati e la riunione di fuoco del governo. Altolà di Nordio: “Così è guerra alle toghe”

Retroscena. Anche Tajani in Consiglio dei ministri sconsiglia di procedere ed evitare la forzatura
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È mattina. Dentro il salone di Palazzo Chigi nulla anticipa la bomba politica che sta per esplodere. La riunione dei tecnici, quella che precede il Consiglio dei ministri, è in corso. Antonello Mura, capo del legislativo di Carlo Nordio, sta spiegando i contenuti dei decreti attuativi della riforma Cartabia. A un certo punto lo interrompe Alfredo Mantovano, che oltre a essere sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è anche un giudice: “Si potrebbe immaginare un meccanismo di verifica dei magistrati….”. Silenzio, imbarazzo. Mura non sembra realizzare subito il senso di quelle parole, o comunque: si mostra spaesato, non gli sembra possibile che una proposta tanto deflagrante stia arrivando direttamente da Palazzo Chigi. Senza preavviso, a sorpresa.

“Scusa, non ho capito cosa intendi. A cosa ti riferisci?”. Il braccio destro di Giorgia Meloni non si sottrae. Anzi, riferiscono diverse fonti dell’esecutivo, rilancia: “Intendo dire: non si potrebbe immaginare l’introduzione di test ps…

È mattina. Dentro il salone di Palazzo Chigi nulla anticipa la bomba politica che sta per esplodere. La riunione dei tecnici, quella che precede il Consiglio dei ministri, è in corso. Antonello Mura, capo del legislativo di Carlo Nordio, sta spiegando i contenuti dei decreti attuativi della riforma Cartabia. A un certo punto lo interrompe Alfredo Mantovano, che oltre a essere sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è anche un giudice: “Si potrebbe immaginare un meccanismo di verifica dei magistrati….”. Silenzio, imbarazzo. Mura non sembra realizzare subito il senso di quelle parole, o comunque: si mostra spaesato, non gli sembra possibile che una proposta tanto deflagrante stia arrivando direttamente da Palazzo Chigi. Senza preavviso, a sorpresa.

“Scusa, non ho capito cosa intendi. A cosa ti riferisci?”. Il braccio destro di Giorgia Meloni non si sottrae. Anzi, riferiscono diverse fonti dell’esecutivo, rilancia: “Intendo dire: non si potrebbe immaginare l’introduzione di test psico-attitudinali per i magistrati in ingresso?”. L’uomo che gestisce tutti gli aspetti tecnici di Carlo Nordio adesso capisce cosa sta succedendo. È colpito. E subito frena: “No, non è possibile. Non così, almeno, non senza confrontarci prima con i magistrati”.

È la scena più incredibile di una giornata a suo modo straordinaria, per l’esecutivo. Dove nulla è come sembra, dove garantisti e giustizialisti si scambiano la casacca. La ragione è semplice: qualcosa di profondo sta accadendo nel rapporto tra giudici e governo, tra esecutivo e vertici istituzionali. La miccia, nessuno lo nega, è l’intervista di Guido Crosetto. La regia, nel cuore di Palazzo Chigi.

Ma torniamo a quel tavolo, a quel vertice tra sherpa che precede il Consiglio dei ministri. Mura non dice soltanto che non si può procedere nella direzione proposta da Mantovano. Spiega anche perché tutto questo è improponibile, riferiscono le stesse fonti: “Non dico che non si possa fare, possiamo ragionarci. Ma non è possibile procedere così. Noi non ne sapevamo nulla. Una scelta del genere presupporrebbe un confronto preventivo con la magistratura. Con il Csm, con l’Anm”. Insomma, parlarne con i diretti interessati: l’alternativa, è evidente, porta dritta a uno scontro.

Mantovano ascolta. Prende atto. Ma non è finita qui. Interviene anche Salvatore Luongo, responsabile del legislativo della Difesa di Crosetto. E sostiene che in effetti si potrebbe immaginare questo test, perché in alcuni ambiti della pubblica amministrazione e soprattutto nelle forze di polizia è una normale “prassi di reclutamento”. Il tecnico di via Arenula, comunque, mantiene il punto. E si passa oltre.

Si passa oltre, ma soltanto per una mattina. Anche durante il Consiglio dei ministri del pomeriggio succede qualcosa. Antonio Tajani, vicepremier azzurro, prende la parola e – raccontano – sconsiglia di procedere sui test psico attitudinali, o comunque: di non inserirli nei decreti di cui si ragiona, perché si andrebbe ben oltre la delega ricevuta: una forzatura, insomma.

La verità è che dal corpaccione di Fratelli d’Italia – e con la regia di Palazzo Chigi, dunque di Meloni – arriva una spinta che sembra portare il governo in rotta di collisione con le toghe. La ragione, nessuno ancora riesce davvero a spiegarla. Certo, Crosetto ridimensiona parecchio la portata delle sue dichiarazioni, spiega di essersi riferito soltanto al dibattito tra correnti. E però, dai vertici dell’esecutivo si fa spazio un sentimento, un sospetto che va oltre le dichiarazioni ufficiali. A ora di pranzo, le agenzie battono alcuni stralci del “mattinale” di FdI, “Ore 11”. C’è scritto che Meloni non vuole alimentare lo scontro con i giudici, ma poi si critica l’Anm e si ribadisce una teoria che certo non chiude il caso: ”Una piccola parte politicizzata della magistratura si schiera apertamente contro qualsiasi governo non di sinistra”.

Ma non basta. In Transatlantico si aggira il capogruppo Tommaso Foti. Gli chiediamo: Crosetto si riferiva al caso Santanchè? “No. Conosco Guido, è persona seria e cauta. La sua non era una boutade. Guerini dovrebbe convocarlo al Copasir, perché penso che abbia chiesto riservatezza. E immagino abbia una notizia molto circostanziata, qualcosa di complessivo. Una cosa nuova e fresca? Immagino di sì”. In realtà, il ministro è atteso in Antimafia. Così ha chiesto il Pd. Ma la presidente Chiara Colosimo – che oggi riunirà l’ufficio di presidenza della commissione – potrebbe non fissare subito la data dell’audizione. La partita è ancora aperta. E nessuno, neanche a Palazzo Chigi, sembra intenzionato a chiuderla.

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