La grande sconfitta di Expo2030: Roma solo terza. Accuse a Riad
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Una vittoria schiacciante di Riad, che si aggiudica l’Expo 2030 al primo turno, staccando Roma di oltre cento voti, in una gara su cui ora aleggiano molti sospetti. A dirlo, senza tanti giri di parole, pochi minuti dopo l’esito dello scrutinio, è l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato promotore che voleva portare nella capitale l’Esposizione universale. “Se questo è quello che sceglie, a stragrande maggioranza, la comunità internazionale, significa che la scelta va al metodo transazionale, non transnazionale”, commenta Massolo che parla di “deriva mercantile” in quello che è successo ieri pomeriggio quando i 182 delegati dei paesi membri del Bureau International des Expositions sono stati chiamati a esprimere la loro preferenza tra una candidatura fondata sui valori e una cultura millenaria, un’altra molto pop e tecnologica, e l’ultima molto virtuale, in cui si promettono cattedrali nel deserto e un concetto di “prosperità” poco inclusivo.
L’esito dell…
PARIGI – Una vittoria schiacciante di Riad, che si aggiudica l’Expo 2030 al primo turno, staccando Roma di oltre cento voti, in una gara su cui ora aleggiano molti sospetti. A dirlo, senza tanti giri di parole, pochi minuti dopo l’esito dello scrutinio, è l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato promotore che voleva portare nella capitale l’Esposizione universale. “Se questo è quello che sceglie, a stragrande maggioranza, la comunità internazionale, significa che la scelta va al metodo transazionale, non transnazionale”, commenta Massolo che parla di “deriva mercantile” in quello che è successo ieri pomeriggio quando i 182 delegati dei paesi membri del Bureau International des Expositions sono stati chiamati a esprimere la loro preferenza tra una candidatura fondata sui valori e una cultura millenaria, un’altra molto pop e tecnologica, e l’ultima molto virtuale, in cui si promettono cattedrali nel deserto e un concetto di “prosperità” poco inclusivo.
L’esito dello scrutinio è senza appello: 119 voti per Riad, 29 per Busan, 17 per Roma. L’Arabia Saudita del potente Mohammed Bin Salman si regala una nuova tappa nella sua ricerca di credibilità sulla scena internazionale, non lasciando neppure la speranza del ballottaggio ai concorrenti. “La vittoria del Regno come sede di Expo 2030 — commenta il principe ereditario Mbs — consolida il suo ruolo pionieristico e centrale e la fiducia internazionale di cui gode”. Se nelle ultime settimane si affacciava un certo pessimismo nel comitato italiano, nessuno aveva previsto una débâcle di queste proporzioni. Il pacchetto di voti su cui l’Italia pensava di contare — almeno una quarantina — si è volatilizzato, forse in quell’”ultimo miglio”, come dice Massolo, dove il lavoro di lobbying saudita è diventato spietato.
Expo 2030, cori per Riad e Busan urlati ai delegati prima del voto
Un tracollo che va oltre le cifre ufficiali di 190 milioni di euro spesi da Riad per la campagna di promozione, 160 da Busan e appena 30 da Roma. “È pericoloso — prosegue l’ambasciatore — oggi l’Expo, prima i mondiali di calcio, poi chissà le Olimpiadi. Non vorrei che si arrivasse alla compravendita dei seggi in Consiglio di sicurezza”. La battaglia del sindaco Roberto Gualtieri alla fine è stata sostenuta dal premier Giorgia Meloni, venuta a giugno per difendere la candidatura romana presso il Bie e che ieri ha inviato un videomessaggio. “La delusione c’è”, ammette il ministro dello Sport, Andrea Abodi, arrivato con l’attrice Sabrina Impacciatore, la moglie di Sting Trudy Styler e l’atleta Bebe Vio.
Per il giorno decisivo del voto al Bie, la strada davanti al palazzo dei congressi di Issy-les-Moulineaux è stata trasformata in Busan city, con sudcoreani riuniti nei bistrot, pubblicità led di multinazionali come Lg e Samsung. Ma colpisce di più la presenza imponente dei sauditi, arrivati in corteo nelle loro Mercedes nere, esultanti prima di conoscere l’esito del voto. Il volantino della festa, di ieri sera in un lussuoso albergo vicino all’Opéra, era già pronto e distribuito in sala stampa. Il senso di arroganza dei sauditi, che si comportavano quasi da padroni dell’evento, ha scatenato una rissa con la claque sudcoreana, costringendo il Bie a intervenire.
Dietro al folclore, però, ci sono questioni più sostanziali. Una realpolitik, nel senso peggiore del termine, che si è imposta tra i delegati rispetto a considerazioni su diritti umani e sostenibilità ecologica. L’Italia non ha potuto contare sul voto di molti paesi europei nonostante quella di Roma fosse l’unica candidatura sul continente dopo il ritiro di Odessa. Le vicine Francia e Spagna hanno preferito schierarsi con Riad. “È l’Europa a uscire sconfitta”, osserva Massolo. Persino l’Albania, su cui Meloni ha puntato nel rapporto col premier Edi Rama, non ha appoggiato Roma. Sulla “deriva mercantile”, denunciata dal presidente del Comitato promotore per Roma, non ci sono ovviamente prove, ma per ora solo una catena di sospetti.