I ragazzi delle fioriere di Berlusconi: aneddoti e storie inedite nel libro di due cronisti parlamentari che hanno passato venti anni dietro al Cavaliere
di Emanuele Lauria“Cribbio, questo è il mio funerale e non sono nemmeno in prima fila”. L’ultima barzelletta del Cavaliere è un graffio postumo, la chiusa coerente di un libro che racconta Silvio Berlusconi – l’uomo più raccontato d’Italia – in una versione inedita. Dall’angolo visuale di due cronisti, Vittorio Amato dell’Adnkronos e Giovanni Lamberti dell’Agi, che ne hanno scrutato la vita per gran parte delle loro vite, finché le diverse e così lontane esistenze hanno finito quasi per fondersi. Il destino di quei ragazzi lì, giornalisti giovani ed entusiasti che facevano le “poste” davanti a via del Plebiscito, nel “castello” romano dell’ex presidente del Consiglio, cercando a ogni ora del dì e della notte una battuta in più da lanciare per primo in rete. ‘Una battuta, presidente’, è proprio il titolo del volume di Amato e Lamberti (edizioni Marlin), sintesi di un momento storico ma anche di un modo di fare questo mestiere che non ci sono più, soppiantato da una comunicazione fatta da dirette social …
“Cribbio, questo è il mio funerale e non sono nemmeno in prima fila”. L’ultima barzelletta del Cavaliere è un graffio postumo, la chiusa coerente di un libro che racconta Silvio Berlusconi – l’uomo più raccontato d’Italia – in una versione inedita. Dall’angolo visuale di due cronisti, Vittorio Amato dell’Adnkronos e Giovanni Lamberti dell’Agi, che ne hanno scrutato la vita per gran parte delle loro vite, finché le diverse e così lontane esistenze hanno finito quasi per fondersi. Il destino di quei ragazzi lì, giornalisti giovani ed entusiasti che facevano le “poste” davanti a via del Plebiscito, nel “castello” romano dell’ex presidente del Consiglio, cercando a ogni ora del dì e della notte una battuta in più da lanciare per primo in rete. ‘Una battuta, presidente’, è proprio il titolo del volume di Amato e Lamberti (edizioni Marlin), sintesi di un momento storico ma anche di un modo di fare questo mestiere che non ci sono più, soppiantato da una comunicazione fatta da dirette social inaugurata da Matteo Salvini. Mentre incombe la stagione dei messaggi politici da consegnare agli avatar.
Quel manipolo di reporter era figlio di un altro mondo, presidiava il fazzoletto di asfalto nel cuore di Roma, fra piazza del Gesù e Botteghe oscure, come un plotone controlla un territorio militare. “Cellulare a portata di mano, taccuino e penna, con registratore possibilmente, sempre in tasca. Da un lato i due carabinieri di turno, dall’altro noi e delle enormi fioriere. Eravamo diventati quasi parte integrante dell’arredo urbano – scherzano gli autori –. Appostati dalla mattina alla sera in attesa del verbo del Dottore, come lo chiamavano i suoi collaboratori”. Strano modo di guadagnarsi la vita, potrà dire qualcuno, eppure rivisto oggi suscita persino nostalgia e un filo di malinconia che si liquefà nel racconto dei cento e passa aneddoti su Berlusconi che puntellano il libro.
I primi passi da imprenditore e l’intenzione di esportare il modello Segrate a Teheran; il concorso in azienda per cercare qualcuno che ricalcasse al meglio la sua firma, causa eccesso di documenti da sottoscrivere; l’intenzione di lanciare una tv commerciale anticipata a Cicciolina; la villa di Arcore acquistata con la mediazione dell’avvocato Viviani, zio di Elly Schlein. E la bugia, una delle tante della sua vita, detta al cardinale Ersilio Tonini al quale promise di non trasmettere più nudi sulle reti Fininvest: e ancora Drive in e Colpo grosso erano da venire…
Ancora il casting dei candidati, con la nascita di Forza Italia, e la fissazione del sorriso perfetto che lo spingeva a mandare i futuri parlamentari dal dentista. I rapporti con le donne, sintetizzati in una frase che oggi fa un po’ rabbrividire: “Il cuore femminile è un monolocale, il mio è un castello”. Gli episodi inediti o poco conosciuti sono tanti, proporzionali all’enorme massa critica prodotta dall’esistenza multiforme e ambigua del Cavaliere. C’è il racconto del fotoreporter romano Umberto Pizzi, cui Berlusconi tolse il saluto per due scatti che lo ritraevano in situazioni ufficiali mentre si toccava le parti intime.
I tic, le manie, le ossessioni: dalle più ingenue – la tratto-pen nera con la quale correggeva i discorsi da mandare a memoria – a quelle politiche, in primis la conquista del Quirinale e la mitologica “operazione scoiattolo” davanti alla quale i grillini corteggiati si difendevano registrando le profferte che giungevano con telefonate direttamente da Arcore. Insomma, la storia di un uomo rimessa in fila attraverso frammenti ufficiali – dall’accordo con Bush e Putin a Pratica di Mare al discorso al congresso Usa – ma soprattutto attraverso gli inseguimenti fatti da una generazione di cronisti cui Amato e Lamberti sono rappresentanti: inseguimenti reali, in motorino dietro le autoblù, sfuggendo alle grinfie del portavoce Paolo Bonaiuti o agli uomini della scorta, a caccia di dichiarazioni che alla fine il Cavaliere non lesinava: in una bottega d’antiquario o scendendo dalla macchina al ritorno da una cena o da uno spettacolo al Bagaglino, oppure al piano nobile di Palazzo Grazioli.
“Ma i vostri direttori dove trovano il coraggio di farvi restare qui tutto il giorno, non è giusto”, esclamò una volta. “Dobbiamo organizzarci, trovare per voi un posto confortevole”: anche quella si rivelò un’illusione. Poco conta, per chi rimpiange le fioriere. Simboli di un personaggio che non c’è più e di un’epoca che sembra già preistoria.