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Delmastro rinviato a giudizio: il sottosegretario sarà processato per il caso Cospito. Pd, M5S e Avs: “Si dimetta”

 Andrea Delmastro Delle Vedove insieme a Giorgia Meloni

 
L’esponente FdI è accusato di aver violato il segreto. L’imputazione coatta era stata disposta dalla gip Attura. Respinta la richiesta di parte civile dei parlamentari Pd
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ROMA - Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove sarà processato per rivelazioni del segreto d’ufficio. È questa la decisione del gup di Roma Maddalena Cipriani presa dopo due ore di udienza. Che conferma la scelta fatta a luglio dalla gip Emanuela Attura. E subito il Pd, il M5S e Avs alla Camera chiedono le dimissioni di Delmastro dal ruolo di governo in via Arenula. Mentre il suo avvocato, l’ex senatore Giuseppe Valentino, dichiara che si “aspettava una decisione diversa perché c’erano i presupposti”. La procura di Roma, con l’aggiunta Paolo Ielo, ha riproposto la richiesta di un non luogo a procedere perché la violazione del segreto c’è stata, ma in assenza di “un elemento soggettivo”, nel senso che il sottosegretario non sapeva che gli atti fossero segreti. La gup Maddalena Cipriani invece ha respinto la costituzione di parte civile del Pd.

Il caso Delmastro e il governo

È solo una coincidenza il fatto che proprio oggi, nel pieno dello scontro tra il gov…

ROMA - Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove sarà processato per rivelazioni del segreto d’ufficio. È questa la decisione del gup di Roma Maddalena Cipriani presa dopo due ore di udienza. Che conferma la scelta fatta a luglio dalla gip Emanuela Attura. E subito il Pd, il M5S e Avs alla Camera chiedono le dimissioni di Delmastro dal ruolo di governo in via Arenula. Mentre il suo avvocato, l’ex senatore Giuseppe Valentino, dichiara che si “aspettava una decisione diversa perché c’erano i presupposti”. La procura di Roma, con l’aggiunta Paolo Ielo, ha riproposto la richiesta di un non luogo a procedere perché la violazione del segreto c’è stata, ma in assenza di “un elemento soggettivo”, nel senso che il sottosegretario non sapeva che gli atti fossero segreti. La gup Maddalena Cipriani invece ha respinto la costituzione di parte civile del Pd.

Il caso Delmastro e il governo

È solo una coincidenza il fatto che proprio oggi, nel pieno dello scontro tra il governo Meloni e i magistrati per via delle dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, si decida la sorte del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove a piazzale Clodio? Tra le tante ipotesi in campo sulle ragioni dell’uscita di Crosetto c’è anche quella che possa rappresentare un segnale diretto a delegittimare ed etichettare come “politiche” le decisioni delle toghe nei confronti di esponenti del governo. A cominciare proprio da Andrea Delmastro.

E lo scontro anche politico oltre che giuridico, anche nell’udienza preliminare che si è tenuta dalle 12 a piazzale Clodio, è assicurato. Davanti alla gup, la giudice per l’udienza preliminare Maddalena Cipriani, si sono confrontati il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, gli avvocati di Delmastro, ma pure i legali dei parlamentari del Pd che hanno chiesto di potersi costituire parte civile, proprio per i “danni” che la divulgazione del rapporti dei servizi segreti delle carceri ha provocato ai Dem protagonisti, come vedremo, della visita nella prigione di Sassari. Ed ecco il team del Pd composto dall’ex vice presidente del Csm David Ermini, dal giurista di Genova Mitja Gialuz e da Federico Olivo del foro di Roma. Ma la gup Cipriani ha respinto la richiesta, con la motivazione che ad aver usato i dossier dei servizi non è stato Andrea Delmastro, ma Giovanni Donzelli, allora capogruppo dei meloniani alla Camera e autore dell’attacco ai parlamentari Dem che avevano visitato Cospito in carcere.

Delmastro, il 6 luglio scorso, si è visto recapitare un’imputazione coatta dalla gip di Roma Emanuela Attura. La stessa gip che, una settimana fa, è stata privata della scorta dal Viminale, protezione che aveva ricevuto per via delle minacce del clan dei Casamonica.

Le informazioni riservate su Cospito

Partiamo da qui per ricostruire uno dei più duri scontri tra il governo, l’opposizione e la magistratura, che ha visto in primo piano anche il Guardasigilli Carlo Nordio. Torniamo indietro al mese di gennaio, quando il caso di Alfredo Cospito, allora in sciopero della fame dal 20 ottobre 2022, riempie le pagine dei giornali e angoscia l’opinione pubblica. L’esponente anarchico si trova nel carcere di Bancali a Sassari. E lì, il 12 gennaio, quattro esponenti del Pd - l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Walter Verini e Sergio Lai - vanno a visitarlo per verificare le sue condizioni di salute, com’è diritto dei parlamentari. I servizi segreti delle carceri - il Nic e il Gom - seguono riservatamente la visita e redigono dei report.

Passano venti giorni ed esplode una durissima polemica. Alla Camera il meloniano Giovanni Donzelli, che a Roma condivide l’appartamento con il sottosegretario Delmastro, in aula attacca duramente il Pd proprio per la visita a Cospito. E nel suo speech cita alcuni passaggi dei report stilati da Nic e Gom. Come ha fatto ad entrarne in possesso? Chi glieli ha passati? Quelle carte sono segrete oppure sono ostensibili? Il Pd, con Serracchiani allora capogruppo alla Camera, chiede che si pronunci un giurì d’onore, rivendica il pieno diritto dei parlamentari a entrare nelle carceri, considera subito come atti segreti, quindi non rivelabili, né tantomeno utilizzabili politicamente, i rapporti di Nic e Gom su Cospito. La politica si divide sulla qualificazione di quelle carte.

Il ministro della Giustizia viene chiamato in Parlamento per pronunciarsi sul caso e per dire se effettivamente quei report sono segreti oppure divulgabili. Ma è subito chiaro che a richiederle, consultarle e passarle a Donzelli è stato proprio il sottosegretario Delmastro. Nordio fa una confusa relazione sul livello di segretezza di simili atti, ma conclude che in sé quei dossier non avevano un’esplicita classificazione di segretezza.

L’esponente di Alleanza verdi sinistra Angelo Bonelli presenta un esposto alla procura di Roma. E qui nasce il caso giudiziario con l’ipotesi che Delmastro sia imputabile per rivelazioni del segreto d’ufficio. Il capo della procura Franco Lo Voi e l’aggiunto Paolo Ielo ascoltano il sottosegretario, ufficialmente indagato, che si difende dicendo che quelle carte non erano segrete. L’opposizione ne chiede le dimissioni, ma il governo lo difende. Un mese dopo, il 22 marzo, il giurì d’onore presieduto da Sergio Costa di M5S chiude le sue audizioni concludendo che Donzelli non ha offeso il Pd, ma dopo un’audizione dello stesso Donzelli che attenua la portata politica delle sue parole in aula.

Tre mesi dopo tocca alla procura decidere il destino di Delmastro e la conclusione è che le carte effettivamente erano segrete, ma Delmastro non ha violato questo stesso segreto perché non ne era consapevole. Delmastro ovviamente esulta. Il caso sembra chiuso.

Ma a luglio ecco la sorpresa, la gip Emanuela Attura ribalta la decisione della procura e chiede alla procura di procedere con l’imputazione coatta. La procura è costretta ad “eseguire” l’ordine dei colleghi. E siamo all’udienza che ha deciso il destino del sottosegretario alla Giustizia: per lui ci sarà ora il processo.

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