L’allarme di Draghi per l’Europa: “È un momento critico, il suo modello di crescita si è dissolto”
di Emanuele LauriaROMA - Torna sulla scena e lancia un monito, anzi un grido d’allarme in piena regola volto al rilancio dell’istituzione che più ha a cuore: un’Europa il cui modello “si è dissolto”. Rieccolo, Mario Draghi, accolto con sussiego e quasi con deferenza quando giunge in lieve ritardo e va a sedersi sulla sua poltrona proprio sotto l’altare della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola.
L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo, “Quando eravamo padroni del mondo”. Il giornalista e l’ex premier sono una coppia di richiamo che in realtà è un trio piuttosto anomalo, completato da Nancy Brilli che dal podio legge alcuni brani del volume sull’antica Roma. E’ composito anche l’uditorio. Seduti sulle prima panche ci sono, tra gli altri, Carlo Calenda e Lorenzo Guerini, ma anche Urbano Cairo, Ernesto Galli della Loggia, Gianpiero Mughini. Draghi dribbla abilmente qualsiasi giudizio sui temi che alimentano oggi la politica interna – immigrazione, violenza sulle donne e patriarc…
ROMA - Torna sulla scena e lancia un monito, anzi un grido d’allarme in piena regola volto al rilancio dell’istituzione che più ha a cuore: un’Europa il cui modello “si è dissolto”. Rieccolo, Mario Draghi, accolto con sussiego e quasi con deferenza quando giunge in lieve ritardo e va a sedersi sulla sua poltrona proprio sotto l’altare della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola.
L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo, “Quando eravamo padroni del mondo”. Il giornalista e l’ex premier sono una coppia di richiamo che in realtà è un trio piuttosto anomalo, completato da Nancy Brilli che dal podio legge alcuni brani del volume sull’antica Roma. E’ composito anche l’uditorio. Seduti sulle prima panche ci sono, tra gli altri, Carlo Calenda e Lorenzo Guerini, ma anche Urbano Cairo, Ernesto Galli della Loggia, Gianpiero Mughini. Draghi dribbla abilmente qualsiasi giudizio sui temi che alimentano oggi la politica interna – immigrazione, violenza sulle donne e patriarcato, Expo – per concentrarsi, nell’ultima parte del colloquio, sulle questioni che riguardano l’Ue. Senza risparmiarsi, stavolta. L'Europa, dice, “sta vivendo un momento critico e speriamo che ci tengano uniti quei valori fondanti che ci hanno messo insieme". Draghi non nasconde ansie e timori: "Il modello di crescita si è dissolto e bisogna reinventarsi un modo di crescere ma per fare questo occorre diventare Stato. Il mercato europeo è troppo piccolo, ed è in realtà costituito da tanti mercati separati. Per questo motivo – afferma - quando nasce un'impresa e cresce, preferisce poi magari spostarsi negli Stati Uniti. Noi abbiamo fatto un errore colossale alla fine degli anni ’90, deliberando l'allargamento senza aver modificato le regole per le decisioni che dobbiamo prendere. Abbiamo mantenuto le stesse regole di quando i Paesi erano dodici”.
E’ un’Europa, quella descritta da Draghi, che fa fatica perché lontana dall’idea di un’entità politica unica: “Il mercato è diviso: ad esempio per i farmaci negli Usa c'è una sola agenzia, in Europa 26. E ora le sfide che abbiamo sono sovranazionali, a partire dalla lotta al cambiamento climatico, dalla difesa”. Sul clima, alla vigilia della Cop28 a Dubai, l’ex premer dice “che ogni Paese ha la propria politica. La lotta non procede allo stesso ritmo ma l’emergenza è di tutti”. E sulla difesa un’altra constatazione critica: “Dobbiamo coordinare meglio la spesa: la nostra è da tre a cinque volte superiore quella della Russia”. L’annotazione finale è quasi sconsolata: “In questo momento c'è paralisi decisionale. Occorre cominciare a pensare a un'integrazione politica europea, cominciare a pensare che siamo italiani ma siamo anche europei".
Fra i rimproveri c’è anche quello che riguarda la mancanza di una politica estera comune. Ad esempio sulla crisi mediorientale: "L'Europa dovrà fare qualcosa di più di quello che sta facendo, non basta mettere molto denaro. Dovrà avere un ruolo, non credo militare perché siamo deboli e non credibili, ma certamente umanitario”. E’ un appello da costituente di una nuova Unione, e qualcuno maligna che sia in pista per un ruolo negli assetti europei che seguiranno le elezioni. Di certo, Draghi aggira qualsiasi fronte di polemica con il governo Meloni. Evitando di gettare sale anche sull’ultima ferita aperta, la mancata assegnazione dell’Expo 2030 che si terrà in Arabia Saudita: "Non siamo riusciti ad avere l'Expo a Roma, ma non conosco l'intera storia: non so perché abbiamo preso solo 17 voti e non so – ironizza l’ex presidente del Consiglio - cosa direbbe Cesare… Non credo a complotti universali. Tutto il mondo vuole l'Expo e in fondo noi l'abbiamo appena avuto con Milano nel 2015”.