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Maxi-sanzioni e misure anti-giornalisti, cosa c’è dentro il ddl Balboni sulla diffamazione

(ansa)
Multe fino a 50mila euro, rettifiche “senza commento”, foro competente nella città del querelante. Nessuna stretta contro le “querele temerarie” contro le quali viene raggiunto un accordo a Bruxelles
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Il testo è già incardinato. Il gong per gli emendamenti è suonato. Dunque FdI tira dritto: tra poco più di un mese nella Commissione Giustizia del Senato partirà la discussione sul disegno di legge sulla diffamazione. Un testo, presentato dal meloniano Alberto Balboni con secondo firmatario il capogruppo di FdI Lucio Malan, che secondo l’Ordine dei giornalisti assomiglia a “una bomba a orologeria piazzata nelle redazioni”.

Perché introduce maxi sanzioni per i giornalisti, fino a 50mila euro più i danni in sede civile, prevede rettifiche “senza commento, senza risposta e senza titolo” e sposta il foro competente nella città del querelante, costringendo i cronisti e i loro avvocati a costosi spostamenti.

Soprattutto, non introduce alcuna stretta seria alle querele temerarie, una delle principali minacce alla libertà d’informazione secondo l’ultimo rapporto di Reporter sans frontières.
Il ddl Balboni è stato adottato come testo base dalla Commissione Giustizia, spazzando via le tre propos…

Il testo è già incardinato. Il gong per gli emendamenti è suonato. Dunque FdI tira dritto: tra poco più di un mese nella Commissione Giustizia del Senato partirà la discussione sul disegno di legge sulla diffamazione. Un testo, presentato dal meloniano Alberto Balboni con secondo firmatario il capogruppo di FdI Lucio Malan, che secondo l’Ordine dei giornalisti assomiglia a “una bomba a orologeria piazzata nelle redazioni”.

Perché introduce maxi sanzioni per i giornalisti, fino a 50mila euro più i danni in sede civile, prevede rettifiche “senza commento, senza risposta e senza titolo” e sposta il foro competente nella città del querelante, costringendo i cronisti e i loro avvocati a costosi spostamenti.

Soprattutto, non introduce alcuna stretta seria alle querele temerarie, una delle principali minacce alla libertà d’informazione secondo l’ultimo rapporto di Reporter sans frontières.
Il ddl Balboni è stato adottato come testo base dalla Commissione Giustizia, spazzando via le tre proposte di legge presentate dai democratici e un’altra del Movimento 5 Stelle. Le minoranze non hanno avuto altra scelta che trasformare le proprie richieste in emendamenti. Che però difficilmente passeranno. A meno che Forza Italia non si sganci dal resto della maggioranza: gli azzurri hanno già presentato alcuni correttivi, sotto la supervisione del vice-ministro Paolo Sisto. “Migliorano il testo – ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli – ma sono largamente insufficienti”.

Il disegno di legge dei meloniani intende mettere riparo a un presunto “sconfinamento nell’esercizio del diritto di cronaca spettante al giornalista”. Così si legge nelle premesse del testo incardinato al Senato. Il provvedimento eliminerebbe definitivamente il carcere per i giornalisti, ma si tratta di una norma non più applicata da anni, dopo due sentenze della Corte Costituzionale che ne chiedevano l’abolizione e dopo il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il ddl, invece, aumenta in modo esorbitante le sanzioni: dai circa mille euro di oggi, si passerebbe alla forchetta 5.000-10.000 euro come pena per la diffamazione semplice, fino ad arrivare a un minimo di 10mila euro e un massimo di 50mila nel caso in cui l’offesa “consista nell’attribuzione di un fatto determinato falso”.

Cambierebbe poi il foro competente: il processo non si svolgerebbe più nella città in cui è registrata la testata, ma nella città della presunta parte offesa. Il che costringerebbe per esempio un cronista di Milano a difendersi in Calabria, se il querelante è di Reggio. E si prevedono rettifiche “senza commento, senza risposta e senza titolo”, anche in caso di repliche palesemente infondate, che il giornale non potrebbe confutare e nemmeno analizzare.

Le opposizioni promettono battaglia. A partire dal Pd. Per il senatore dem Walter Verini, membro della Commissione Giustizia, “il testo Balboni non prevede alcun intervento sulle querele temerarie, che sono oggi tra i primi ostacoli alla libertà di stampa”. Proprio per arginare le querele temerarie, i democratici chiedono, tramite gli emendamenti, di sostenere i piccoli giornali tramite un fondo pubblico e di ridurre drasticamente l’importo delle sanzioni.

Accordo Ue su nuove norme contro le cause temerarie

Il Consiglio Ue e il Parlamento europeo hanno raggiunto nella notte un accordo provvisorio sulla legislazione europea che tutela i giornalisti e i difensori dei diritti umani. L'Ue ha compiuto un passo importante verso la protezione dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani contro affermazioni infondate o procedimenti giudiziari abusivi - scrive il Consiglio in una nota -. La presidenza spagnola del Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico su una direttiva che proteggerebbe questi individui dalle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP). L'uso di queste cause legali per mettere a tacere le persone che parlano di questioni di interesse pubblico è un fenomeno in crescita. La direttiva metterà in atto garanzie procedurali contro tali azioni in materia civile con implicazioni transfrontaliere.

"Accolgo con favore l'accordo sulla direttiva anti-SLAPP, che proteggerà coloro che cercano di scoprire verità scomode. Proprio come Daphne Caruana Galizia, che ne ha pagato il prezzo più alto. Questo è per lei. Questa è la legge di Dafne", scrive su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

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