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"Patriarcato nei Verdi", la co-portavoce Eleonora Evi accusa Bonelli e lascia la guida del partito: “Non mi va di fare la donna marionetta”

La lettera dell’ex esponente del M5S passata a Europa Verde: “A ogni posizione non allineata ero accusata di ingratitudine”, “trattata con paternalismo”. La replica di Bonelli: “Chi mi conosce sa che è falso”
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Dopo poco più di due anni la co-portavoce di Europa Verde Eleonora Evi lascia la guida del partito, lo fa sbattendo la porta con una lettera molto dura che Repubblica è in grado di anticipare e dove in sostanza dice: i verdi sono vittima di una cultura "paternalista" se non "patriarcale", di una "deriva autoritaria e autarchica", e quindi "a fare la donna marionetta non ci sto", no al ‘pinkwashing’. Il riferimento implicito delle accuse di Evi è all'altro co-portavoce, Angelo Bonelli; il quale a propria volta, di fatto, guida il soggetto ambientalista dal 2009. "Non serve l’ennesimo partito personale e patriarcale", commenta lei. E per i verdi, storicamente vicini quando non dentro ai movimenti femministi, non è un'accusa da poco.

Ma va fatto un passo indietro, per spiegare la vicenda. Evi viene eletta europarlamentare per la prima volta nel 2014 con il M5S, riconfermata nel 2019. Anche nel Movimento si contraddistingue per l'attenzione ai temi ambientali, le sue votazioni al Parlamen…

Dopo poco più di due anni la co-portavoce di Europa Verde Eleonora Evi lascia la guida del partito, lo fa sbattendo la porta con una lettera molto dura che Repubblica è in grado di anticipare e dove in sostanza dice: i verdi sono vittima di una cultura "paternalista" se non "patriarcale", di una "deriva autoritaria e autarchica", e quindi "a fare la donna marionetta non ci sto", no al ‘pinkwashing’. Il riferimento implicito delle accuse di Evi è all'altro co-portavoce, Angelo Bonelli; il quale a propria volta, di fatto, guida il soggetto ambientalista dal 2009. "Non serve l’ennesimo partito personale e patriarcale", commenta lei. E per i verdi, storicamente vicini quando non dentro ai movimenti femministi, non è un'accusa da poco.

Ma va fatto un passo indietro, per spiegare la vicenda. Evi viene eletta europarlamentare per la prima volta nel 2014 con il M5S, riconfermata nel 2019. Anche nel Movimento si contraddistingue per l'attenzione ai temi ambientali, le sue votazioni al Parlamento europeo sono praticamente sempre sovrapponibili con il Gue-The Left (la sinistra radicale rossoverde) e anche per questo nessuno si stupisce troppo quando nel 2020 decide di lasciare i 5 Stelle e accasarsi nei Greens.

Con Europa verde lascia Bruxelles per Roma, eletta lo scorso anno assieme alla delegazione rossoverde di Alleanza verdi sinistra, che supera con agilità lo sbarramento al 3 per cento. "Quando ho espresso posizioni o visioni non allineate a quelle della dirigenza durante le riunioni della direzione nazionale e pubblicamente, sono stata accusata di ingratitudine nei confronti della 'famiglia verde' che mi aveva accolta e offerto uno scranno in Parlamento", racconta Evi. Idee, proposte o visioni alternative a quelle dell’establishment del partito, continua Evi, "generano nei suoi esponenti reazioni impreviste: ora chiusura, ora diffidenza o sospetto. Talvolta paternalistica e vuota condiscendenza. Non di rado livore, rivendicazione".

Insomma, il quadro è quello di rapporti politici e personali completamente guastati. "Per un partito che tra i suoi obiettivi ha quello di difendere la biodiversità, quale elemento preziosissimo per la stessa sopravvivenza del pianeta, è decisamente deludente constatare che questo valore non si riesca ad applicarlo all’interno del partito stesso", ragiona la deputata. Nella lettera quindi racconta di aver subito una specie di oscuramento politico e mediatico interno e perciò "non intendo dunque continuare a ricoprire il ruolo di co-portavoce femminile che, nei fatti, è ridotto a mera carica di facciata".

Il 'movimentismo' di Evi prevedeva che Europa verde superasse "alcune resistenze al rinnovamento, di sollecitare la partecipazione attiva, sperimentare forme di presenza sui territori alternative all’adesione fideistica al partito, e che puntassero piuttosto al coinvolgimento di individui e comunità in un percorso di crescita condivisa". Non è andata, non sarebbe andata così. E quindi addio, perlomeno al ruolo onorifico di guida femminile. Per Europa verde, saldamente alleati di Sinistra Italiana in Avs, si annuncia un terremoto interno. Con Bonelli – che assieme ai membri della direzione nazionale ha ricevuto ieri sera una fredda comunicazione formale di dimissioni – che adesso si ritrova ad avere a che fare con un atto di accusa che probabilmente non si aspettava, perlomeno con questa nettezza. “Le opinioni diverse con Evi – replica lo storico dirigente ecologista parlando con Adnkronos - sono quelle sulla lista unitaria con Sinistra Italiana alle europee. Lei non è stata d'accordo con la decisione che abbiamo preso. E ci siamo confrontati su questo. Sono uno che ascolta e si confronta. Storicamente. Chi mi conosce lo sa”.

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