“Carne coltivata, pronti a cambiare”: il governo cede, ok del Quirinale alla legge
di Emanuele Lauria , Serenella MatteraFrancesco Lollobrigida
(ansa)Un braccio di ferro silenzioso fra Palazzo Chigi e il Quirinale. Da un lato il governo, determinato a portare avanti la legge-manifesto per proibire la carne coltivata, dall’altro il Colle che segnala l’esigenza di riportare l’iniziativa dentro la cornice di un’Europa che sulla materia non si è mai espressa. Davanti alla moral suasion della presidenza della Repubblica, Giorgia Meloni cede e si dice pronta a tener conto delle “eventuali osservazioni che dovessero essere formulate dalla Commissione”. Vuol dire cambiare la legge se l’Ue, come possibile, lo chiederà.
Succede nella mattinata di ieri: il sottosegretario Alfredo Mantovano invia una lettera al Quirinale per comunicare che la legge è stata notificata a Bruxelles. Nel documento c’è non solo l’indicazione dell’atto formale sollecitato dal Colle, ma anche l’impegno di Palazzo Chigi a rivedere il testo in caso di indicazioni dell’Ue, se necessario - viene messo nero su bianco - si procederà con un intervento normativo, ossia una n…
Un braccio di ferro silenzioso fra Palazzo Chigi e il Quirinale. Da un lato il governo, determinato a portare avanti la legge-manifesto per proibire la carne coltivata, dall’altro il Colle che segnala l’esigenza di riportare l’iniziativa dentro la cornice di un’Europa che sulla materia non si è mai espressa. Davanti alla moral suasion della presidenza della Repubblica, Giorgia Meloni cede e si dice pronta a tener conto delle “eventuali osservazioni che dovessero essere formulate dalla Commissione”. Vuol dire cambiare la legge se l’Ue, come possibile, lo chiederà.
Succede nella mattinata di ieri: il sottosegretario Alfredo Mantovano invia una lettera al Quirinale per comunicare che la legge è stata notificata a Bruxelles. Nel documento c’è non solo l’indicazione dell’atto formale sollecitato dal Colle, ma anche l’impegno di Palazzo Chigi a rivedere il testo in caso di indicazioni dell’Ue, se necessario - viene messo nero su bianco - si procederà con un intervento normativo, ossia una nuova legge o una modifica alla legge da ieri in vigore. Un impegno non scontato, dopo aver difeso a spada tratta il testo del ministro Francesco Lollobrigida e negato ogni modifica nell’iter parlamentare. Un impegno che apre la strada alla firma di Sergio Mattarella, che è garante della Costituzione e del rispetto dei trattati internazionali. La legge è promulgata, ma la promessa del governo di adeguarsi alle direttive Ue è a verbale.
Il confronto, almeno per ora, si conclude così. Con un delicatissimo equilibrio trovato alla vigilia della Cop28 di Dubai. E nel corso del suo primo intervento al summit sul clima, Meloni trova il modo per sottolineare la bontà della norma: “Non voglio andare verso un mondo in cui i ricchi possono mangiare alimenti naturali e ai poveri vanno quelli sintetici, con un impatto sulla salute che non possiamo prevedere: non è il mondo che voglio vedere”.
Adesso, da parte di Bruxelles, comincia l’esame - dura tre mesi, prorogabili a sei - di una legge che ha avuto un iter travagliato. Poco più di un mese fa Lollobrigida, con il ddl ancora al vaglio della Camera, aveva ritirato la notifica alla Commissione. Paura di una bocciatura? Ai vertici politici e burocratici dell’Ue, anche oggi, non mancano perplessità. Una su tutte: l’Italia ha normato una materia su cui non solo l’Europa, ma nessun altro Paese membro, si è ancora espresso. Detta in un altro modo: la legge Lollobrigida vieta una cosa - l’importazione e produzione della carne coltivata - che è già vietata, dato che non ci sono cibi sintetici autorizzati. L’Ue - è la tesi di Bruxelles - è un grande mercato unico e i singoli paesi non possono frapporre barriere, tranne in rare eccezioni come la sicurezza nazionale. “Analizzeremo merito e sostanza”, dice una portavoce della Commissione.
Elena Cattaneo, senatrice a vita e grande avversaria della legge, si compiace dell’impegno del governo ad allinearsi alle indicazioni Ue: “Ricercatori e società scientifiche potranno contribuire all’analisi della Commissione inviando pareri e ribadire le molte criticità”. Perché il ddl fa solo propaganda “demonizzando - dice Riccardo Magi, di +Europa - la ricerca sulla carne coltivata”. Ma Meloni non ha dubbi. E porta la sua crociata davanti ai leader di tutto il mondo giunti a Dubai. Salvaguardia del clima, per lei, fa rima con incolumità alimentare: “La nostra sfida è non solo garantire alimenti per tutti, ma assicurare alimenti sani per tutti”.