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Caso Cospito, gli atti dell’inchiesta: “Dalle rivelazioni di Delmastro rischi per la sicurezza nazionale”

Nuove accuse al sottosegretario rinviato a giudizio: nelle carte si segnala come i documenti su Cospito fossero “a limitata divulgazione” per motivi di ordine pubblico. Si temevano “azioni anche violente contro il ministero della Giustizia”
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Quella di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, non è stata soltanto una trappola all’opposizione. L’essersi procurato e aver fatto in modo che il suo amico e compagno di partito Giovanni Donzelli rendesse pubblici gli atti “a limitata divulgazione” su Alfredo Cospito — e sui suoi rapporti in carcere coi boss mafiosi — ha messo a rischio la sicurezza del Paese. Su quei documenti era stato imposto un vincolo di non accessibilità non per questioni burocratiche, ma “per ragioni di ordine e di sicurezza pubblica”. In quel momento, come Delmastro sapeva benissimo, a causa della protesta di Cospito “si era registrata — scriveva il Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria — un livello di escalation della mobilizzazione, non solo afferente all’area anarchica” che induceva a “non escludere che nel prossimo periodo possano essere perpetrate azioni estemporanee, anche di tipo violento, nei confronti di target riconducibili all’Amministrazione penitenziaria e …

Quella di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, non è stata soltanto una trappola all’opposizione. L’essersi procurato e aver fatto in modo che il suo amico e compagno di partito Giovanni Donzelli rendesse pubblici gli atti “a limitata divulgazione” su Alfredo Cospito — e sui suoi rapporti in carcere coi boss mafiosi — ha messo a rischio la sicurezza del Paese. Su quei documenti era stato imposto un vincolo di non accessibilità non per questioni burocratiche, ma “per ragioni di ordine e di sicurezza pubblica”. In quel momento, come Delmastro sapeva benissimo, a causa della protesta di Cospito “si era registrata — scriveva il Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria — un livello di escalation della mobilizzazione, non solo afferente all’area anarchica” che induceva a “non escludere che nel prossimo periodo possano essere perpetrate azioni estemporanee, anche di tipo violento, nei confronti di target riconducibili all’Amministrazione penitenziaria e al Ministero della Giustizia”. Ecco: nonostante questo pericolo, il sottosegretario ha fornito informazioni a Donzelli “ben sapendo — scrive il gup di Roma — che avrebbe utilizzato quelle notizie per un intervento alla Camera dei deputati”.

L’allarme

Tra gli atti a disposizione di Delmastro c’era infatti anche una informativa di 61 pagine del Nic nella quale si ricostruiva tutta la storia carceraria di Cospito. In particolare si faceva riferimento a quanto stava accadendo negli ultimi mesi. Da quando, cioè, l’anarchico aveva cominciato quello sciopero della fame diventato un caso internazionale, tanto da far registrare messaggi di solidarietà e di emulazione in diverse carceri europee. In particolare, l’attenzione degli agenti del Nucleo si concentra su un documento apparso in rete in cui, invocando la violenza — “serve quella determinazione capace di spingere a tentare il tutto per tutto perché ormai non si ha più nulla da perdere”, scrivevano — emerge “l’accostamento — si legge nella relazione — tra l’attuale situazione di Cospito e la storia del capo tribù Santana, soprannominato ‘Orso Bianco’”. Non è un riferimento casuale, ma la citazione di una storia emblematica in certi ambienti. La stessa simboleggiata dall’animale ritratto “nelle ‘cartoline’ recapitate, nel mese di gennaio, al ministero della Giustizia.

Il personaggio “Orso Bianco”, infatti, decide di togliersi la vita durante la prigionia, situazione questa simile a quella di Cospito che, però, avrebbe fatto una scelta politica sfidando la morte per portare avanti una rivendicazione specifica, l’abolizione del 41 bis. Le cartoline però sono soltanto un segnale. “Dal volantinaggio e dai documenti censiti sul web nel mese di gennaio 2023 si registra che la portata e il livello di escalation della mobilitazione, non solo afferente all’area anarchica, inducono a non escludere che nel prossimo periodo possano essere perpetrate azioni estemporanee, anche violente, nei confronti di target riconducibili all’Amministrazione penitenziaria e al Ministero della Giustizia. Per questi motivi sono state allertate tutte le strutture penitenziarie e le evidenze sinora riassunte sono state condivise nell’ambito del Comitato analisi strategica antiterrorismo del ministero dell’Interno”. Ecco, nonostante Delmastro conoscesse questo contesto, va dritto. Non si pone il problema che divulgare quei documenti avrebbe potuto rappresentare un rischio. E fa tempestare di telefonate gli uffici per ottenere in tempo le informazioni da far leggere in Aula al suo amico Donzelli.

Le pressioni

Racconta ai pm il capo del Dap, il magistrato Giovanni Russo: “La sera del 29 gennaio ho ricevuto una telefonata da Delmastro che preannunziava una richiesta formale per ottenere elementi in relazione al caso Cospito. Il giorno dopo gli ho mandato una scheda riepilogativa” all’interno della quale non c’era il riferimento alle conversazioni tra Cospito e i mafiosi. “Ma mi ha telefonato, spiegando che quanto ricevuto non gli bastava, avendo necessità di una relazione più completa”. Russo spiega ai magistrati come sicuramente quegli atti erano riservati. “Erano con la modalità ‘limitata divulgazione’. Tale modalità — dice — allerta il destinatario, che abbia contezza che deve mantenere la notizia ottenuta entro il perimetro dell’amministrazione”. Non certo comunicarlo ai parlamentari. A conferma delle pressioni, anche le dichiarazioni di Augusto Zaccariello, capo del Nic. “Vengo sollecitato — dice — a trasmetterla al più presto, in particolare dalla capo della segreteria generale del Dap. Ho ricevuto più telefonate, tanto che trasmetto la bozza”.

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