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Albano: “Dal governo attacco ai giudici. Così si mina la fiducia nella magistratura”

La giudice: “Anche i magistrati hanno la loro visione del mondo. La nostra attività però si basa sull’ordinamento giuridico”
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Albano, lei è una giudice che si occupa di immigrazione e che a ridosso del caso Apostolico è stata attaccata come altri suoi colleghi per i suoi post su Facebook e per la sua linea umanitaria nei confronti dei migranti. La sua elezione a presidente di Magistratura democratica è un segnale al governo?

“Direi di no. Perché la mia nomina non ha nulla a che vedere con gli attacchi che ho subito. Siamo su due piani del tutto distinti”.

Dal governo e dalla maggioranza piovono continue provocazioni contro di voi. La fiducia nella magistratura si ferma al 45%. Quando lei esce la mattina da casa e va in tribunale si sente tranquilla oppure tutto questo fa cambiare registro alle sue decisioni?

“Sicuramente la mia attività di giudice non cambia, ci mancherebbe altro. Però è chiaro che questo clima non aiuta il mio lavoro e un esercizio sereno della giurisdizione”.

Una parentesi personale, lei ha temuto qualche volta di essere aggredita per strada?

“No, ma certamente essere attaccata sul piano p…

Albano, lei è una giudice che si occupa di immigrazione e che a ridosso del caso Apostolico è stata attaccata come altri suoi colleghi per i suoi post su Facebook e per la sua linea umanitaria nei confronti dei migranti. La sua elezione a presidente di Magistratura democratica è un segnale al governo?

“Direi di no. Perché la mia nomina non ha nulla a che vedere con gli attacchi che ho subito. Siamo su due piani del tutto distinti”.

Dal governo e dalla maggioranza piovono continue provocazioni contro di voi. La fiducia nella magistratura si ferma al 45%. Quando lei esce la mattina da casa e va in tribunale si sente tranquilla oppure tutto questo fa cambiare registro alle sue decisioni?

“Sicuramente la mia attività di giudice non cambia, ci mancherebbe altro. Però è chiaro che questo clima non aiuta il mio lavoro e un esercizio sereno della giurisdizione”.

Una parentesi personale, lei ha temuto qualche volta di essere aggredita per strada?

“No, ma certamente essere attaccata sul piano personale un po’ di timore lo provoca, per via dell’effetto moltiplicatore tipico dei social. Non si può mai prevedere che conseguenze tutto questo può avere sulla variegata platea di persone che li frequenta. Qualcuno particolarmente accanito potrebbe pensare di essere autorizzato a fare azioni dimostrative. Del resto, anche a livello europeo, ci sono leggi per vietare i discorsi d’odio proprio perché raggiungono milioni di persone e possono scatenare comportamenti violenti da parte di qualcuno”.

Quindi lei ha paura?

“No, non ho mai avuto paura”.

Ha visto cosa dice Meloni da Dubai? Che “è fuori misura” dire che la sua riforma costituzionale porta a una deriva antidemocratica”. Critiche che spettano alla politica, e non a voi toghe.

“Non ricordo se siano state usate queste precise parole. Ma, in ogni caso, per la funzione che la Costituzione assegna al potere giudiziario, credo proprio che la magistratura abbia il dovere di intervenire nel dibattito pubblico sulle riforme istituzionali ed evidenziare le conseguenze che ritiene potrebbero derivare da un’alterazione dell’equilibrio tra i poteri disegnato dai costituenti”.

Meloni critica pure quella “piccola parte della magistratura” che boccia le misure sui migranti perché non sarebbero in linea “con una certa visione del mondo”. Sta parlando proprio di lei…

“I magistrati sono persone normali e hanno una propria visione del mondo. La nostra attività interpretativa si basa e si deve basare sempre e comunque sull’ordinamento giuridico. Il nostro faro sono la Costituzione e le Carte sovranazionali, sulla cui base vanno interpretate le norme, tutte le norme. Questo è il parametro con il quale i giudici interpretano e applicano le norme, non certo un’arbitraria visione del mondo”.

Ma le sue parole fanno capire che ritiene eccessive le vostre critiche, e contesta che voi siate titolati a farle.

“Guardi, i provvedimenti giudiziari si possono criticare e naturalmente l’attività interpretativa non conduce sempre a risultati univoci, ma c’è sempre stato un fecondo dibattito tra i giuristi, grazie anche al quale il diritto vivente si è evoluto e ha consentito nel tempo di eliminare le norme rimaste in vigore dal regime fascista e far crescere una giurisdizione sempre più fedele e garante dei valori costituzionali. La Costituzione, come diceva Pietro Calamandrei, è una carta, se la si lascia cadere non si muove, perché possa vivere bisogna metterci dentro ogni giorno la passione e l’impegno a mantenere quelle promesse che nella Costituzione sono contenute. Questa è la nostra visione del mondo e proprio sulla necessità di raccogliere questo impegno nel lontano 1964 è nata Magistratura democratica”.

La Carta vi garantisce il diritto di esprimere le vostre opinioni e l’indipendenza dal potere politico?

“La Consulta, in più sentenze, ha già scritto che i magistrati godono del pieno diritto di associarsi e di partecipare al dibattito pubblico, e lo ha detto anche la Corte europea dei diritti dell’uomo sui giudici turchi e la Corte di giustizia del Lussemburgo sui giudici polacchi. La Costituzione e le carte sovranazionali assicurano la nostra indipendenza da ogni altro potere. Non per attribuirci un privilegio, ma per far sì che i giudici siano in grado di garantire a loro volta i diritti di tutti”.

E questo vi dà anche il diritto di criticare il premierato di Meloni? La premier non è d’accordo.

“Il riferimento alla funzione ‘anti maggioritaria della giurisdizione’ non va intesa nel senso di “opposizione giudiziaria ai governi”: i padri fondatori della nostra Repubblica hanno voluto garantire che i diritti fondamentali delle persone non potessero essere messi in discussione da nessuna maggioranza e ha previsto che fosse la giurisdizione a doverli garantire, questa è la ragione delle garanzie di indipendenza della magistratura”.

In Paesi come la Turchia, l’Ungheria, la Polonia i giudici sono finiti sotto il governo, ma anche in galera. Teme che possa accadere pure in Italia?

“Alcune proposte di legge costituzionale ci preoccupano, perché prevedere che l’organo di autogoverno della magistratura non abbia più una maggioranza di togati e veda aumentare in modo decisivo la componente di nomina politica rischia seriamente di compromettere la nostra indipendenza perché il Csm ne è il principale garante. Anche togliere al pm il potere di coordinare la polizia giudiziaria significa lasciare a quest’ultima, che dipende dal ministro dell’Interno, sostanzialmente la scelta di quali indagini fare e quali reati perseguire”.

Il Giornale titola, riprendendo Crosetto, sui giudici che hanno messo le manette a 30.778 innocenti. E lo stesso Crosetto polemizza con “vent’anni di malagiustizia”. Che penseranno i cittadini che hanno a che fare con voi?

“Non so se questi numeri siano esatti. Ma certamente queste dichiarazioni non aiutano ad avere fiducia nella magistratura, su questo non c’è alcun dubbio”.

Crosetto vi ha delegittimato?

“Vorrei uscire da questa polemica Crosetto-magistratura. Se veramente si vuole tornare al dialogo, se ne devono porre le condizioni. Nella fisiologia del processo chi viene rinviato a giudizio può essere poi assolto. E se ci sono tante assoluzioni significa che non è vero che i giudici sono serventi rispetto ai pm e quindi sia necessario separare le carriere. Dimostra invece che c’è un’autonomia della giurisdizione che serenamente fa il suo lavoro”.

Crosetto ha denunciato, peraltro facendo confusione tra la vostra corrente e quella di Area, che voi attaccate politicamente il governo. Ha fatto diffondere un video su Radio Radicale. Mossa corretta o da stato di polizia?

“Innanzitutto i nostri congressi sono pubblici e i cittadini possono entrare e ascoltare. Radio radicale trasmette e conserva in archivio le registrazioni. Di certo bisognerebbe sentire tutti gli interventi e non estrapolare una frase pronunciata in un contesto specifico. Chiarito che non si tratta di congressi clandestini, da sempre le associazioni dei magistrati intervengono nel dibattito pubblico, anche e soprattutto su riforme istituzionali che cambiano l’equilibrio dei poteri dello Stato e l’assetto della democrazia. Ricordo poi che in Parlamento l’Anm e i singoli magistrati vengono ascoltati sulle leggi da approvare in quanto soggetti istituzionali”.

A proposito di nuove leggi, ha letto su Repubblica che i presidenti delle Corti di Appello scrivono a Nordio segnalando i rischi di una nuova modifica della prescrizione?

“Un appello ragionato da parte di dirigenti che hanno una visione su tutto il distretto e sono consapevoli dei problemi che una nuova modifica della prescrizione - la quarta in sei anni - può comportare sui procedimenti in corso, peraltro quando gli uffici sono impegnati a raggiungere gli obiettivi del Pnrr”.

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