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Migranti, la difesa di Casarini: “Non ho raggirato la Cei: da destra dossieraggio per colpire il Papa e Zuppi”

A colloquio con il capomissione di Mediterranea che mercoledì potrebbe finire sotto processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: “Dalla Conferenza episcopale non abbiamo preso un centesimo, pronto a querelare Panorama e La Verità”
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PALERMO – “Dalla Cei non abbiamo mai preso un centesimo. Hanno una reputazione assai più solida da difendere della mia, quindi spero facciano uno strappo alla regola del ‘Fratelli tutti’ e chiedano un risarcimento danni”. Palermo, quartiere popolare, un palazzo come tanti. Luca Casarini è seduto al tavolo del soggiorno, un posacenere pieno di cicche davanti, gatti e libri attorno. Una tv rimasta accesa in una stanza in fondo rimanda un documentario di Rai Storia. L’appartamento è più che spartano. “Ma davvero c’è qualcuno che ha il coraggio di ipotizzare che noi abbiamo raggirato un’istituzione millenaria?”, dice Casarini, mentre i suoi legali ultimano un esposto che sarà depositato il queste ore.

Da giorni, il nome del capomissione di Mediterranea …

PALERMO – “Dalla Cei non abbiamo mai preso un centesimo. Hanno una reputazione assai più solida da difendere della mia, quindi spero facciano uno strappo alla regola del ‘Fratelli tutti’ e chiedano un risarcimento danni”. Palermo, quartiere popolare, un palazzo come tanti. Luca Casarini è seduto al tavolo del soggiorno, un posacenere pieno di cicche davanti, gatti e libri attorno. Una tv rimasta accesa in una stanza in fondo rimanda un documentario di Rai Storia. L’appartamento è più che spartano. “Ma davvero c’è qualcuno che ha il coraggio di ipotizzare che noi abbiamo raggirato un’istituzione millenaria?”, dice Casarini, mentre i suoi legali ultimano un esposto che sarà depositato il queste ore.

Da giorni, il nome del capomissione di Mediterranea - vent’anni fa leader delle Tute bianche nate nei centri sociali del Nord Est, qualche mese fa invitato laico al Sinodo - è tornato al centro di un caso. Secondo quanto pubblicato da La Verità e Panorama, l’ong avrebbe ricevuto un fiume di danari dai vescovi italiani, usati però per fini molto personali. La fonte: una chat presente sui telefoni di Casarini e altri sequestrati un anno fa dalla procura di Ragusa nell’ambito di un procedimento che mercoledì giungerà all’udienza preliminare per decidere se processare l’ex tuta bianca per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Traduzione: si tratta di atti riservati. “E usati strumentalmente per rappresentare il falso”, afferma, mentre scorre i bilanci di Mediterranea.

“Sono pubblici, depositati alla Camera di commercio e all’Agenzia delle entrate. Siamo un’associazione di promozione sociale, ogni entrata e ogni uscita va rendicontata”, dice guardando un file Excel. In quella lunga lista di donazioni la Cei non c’è. “E un po’ mi dispiace. Con il loro aiuto potremmo fare molto di più. Spero che chiamino ai danni questi signori e devolvano il ricavato alle missioni in mare”.

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Fra i donatori, due diocesi del Sud, cinque parrocchie, una ventina di associazioni ecclesiastiche, l’unione buddhista, i valdesi e poi una sequela di micro-donazioni che arrivano da singoli sacerdoti, gruppi scout, comunità. Si va dalle 50 euro a cifre a tre zeri, “ma il mondo ecclesiastico non contribuisce più del 23-27 per cento al bilancio di Mediterranea”. Il resto, spiega, arriva dalle donazioni raccolte quotidianamente dagli oltre quaranta “equipaggi di terra” in giro per l’Italia. “Certo che facciamo la questua”, spiega Casarini. Salvare vite in mare e portare aiuti ai civili in Ucraina costa quasi 1,5 milioni l’anno. “E come ogni volta che veniamo attaccati, le donazioni si sono moltiplicate. Non ci fosse andata tanta gente di mezzo, ci sarebbe quasi da ringraziarli”, dice Casarini che sbuffa, fuma e annuncia azioni legali “in ogni sede”.

Squaderna una busta paga: 1.480 euro. “Questo è quello che prendo come ispettore di bordo, che è la metà del minimo sindacale dell’ultimo marinaio della Mare Jonio. Ed è una scelta politica”. E i seimila euro di cui si parla nelle intercettazioni? “Frasi decontestualizzate, estrapolate da una chat e riportate in maniera interessata”. E le osservazioni non proprio ossequiose per i “vescovoni”? “Se c’è una cosa che non riesce a essere trascritta è l’ironia. In quella chat eravamo stupiti, entusiasti per essere riusciti a coinvolgere anche i vescovi nel progetto di Mediterranea che è salvare vite”. In uno dei primi incontri, dice, ne ha parlato anche con papa Francesco. “Non mi ha chiesto ‘da dove vieni?’, ma ‘dove possiamo andare insieme?’. E io ho risposto subito: in mare. Tremila morti l’anno non sono un danno collaterale, ma un crimine sistematico”. E il cardinale Matteo Zuppi, che sembra quasi raggirato? “Un padre, da sempre vicino a Mediterranea ma non ci ha mai dato un centesimo. È una persona di straordinaria intelligenza e umanità ed ha gestito per il Vaticano missioni delicate”. Traduzione: per Casarini il bersaglio grosso è lui. Ma non solo.

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“Questo è un dossieraggio. Prima di un’udienza preliminare si usano in maniera strumentale atti che dovrebbero essere riservati e nulla hanno a che fare con l’oggetto del processo, nel tentativo di condizionarlo. Ma l’obiettivo non siamo noi, ma papa Francesco”. Con il Pontefice, Casarini si è incontrato più volte, è stato fra i pochi invitati laici al Sinodo, “ma non sono io che mi sono riavvicinato alla chiesa. Ho avuto preti e suore al fianco in tutte le lotte che ho fatto. Quello che è cambiato è che adesso i sacerdoti degli ultimi sono ai vertici”. Fumo negli occhi per certa destra: “Come fanno Orban e Meloni a dire “io difendo Dio” – chiede Casarini - con un Papa che ripete ‘dovete smettere di usare Dio per terrorizzare le persone’?”.

Sullo sfondo rimane uno dei gli ultimi procedimenti sulle “ong taxi del mare”. Il 6 dicembre prossimo a Ragusa, un’udienza preliminare deciderà se ci sono elementi sufficienti per processare Casarini e altri favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice di navigazione. “Ventisette persone che oggi respirano, camminano, hanno la possibilità di farsi una famiglia. Io lo rivendico”. L’accusa iniziale era pesante: averlo fatto su commissione della Maersk, che in cambio avrebbe pagato 125mila euro. Peccato che i vertici della multinazionale del mare non siano mai stati neanche indagati. “Chiariremo anche questo, io non scappo dal processo, altri trincerandosi dietro l'immunità parlamentare sì”.

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