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Rizzetto, l’ex grillino che affossa il salario minimo: “È la mia lettera scarlatta, ma non è vero che danneggio i lavoratori”

(ansa)
Firmò insieme ai colleghi del M5S una proposta per la soglia retributiva. Otto anni fa il passaggio nei meloniani. E ora contrattacca chi lo accusa: “Quelli che oggi danno battaglia cosa hanno fatto in questi anni?”
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ROMA - “C’è questa lettera scarlatta che mi porto dietro da dieci anni”. La lettera scarlatta, cioè lo stigma, è la militanza nel Movimento 5Stelle, che Walter Rizzetto ha lasciato 8 anni fa per aderire poi a Fratelli d’Italia. Adesso è deputato meloniano, presidente della commissione Lavoro della Camera. È colui a cui si deve l’affossamento del salario minimo. Il maxi emendamento infatti che seppellisce i 9 euro lordi l’ora, proposti dalle opposizioni unite (eccetto i renziani), si deve a lui. Domani si comincia a votare in aula a Montecitorio. La destra è compatta.

“Ho affossato il salario minimo? Sì, ma non affosso i salari”. Stufo di essere ricordato per avere militato nelle file grilline, ed avere anche firmato insieme ai colleghi pentastellati di allora una proposta per il salario minimo, va al contrattacco. “Come mai in tutti questi anni nessuno di quelli che oggi danno battaglia sul salario minimo ha fatto nulla?”. Come mai? Secondo Rizzetto: “Perché non si può dare una rispos…

ROMA - “C’è questa lettera scarlatta che mi porto dietro da dieci anni”. La lettera scarlatta, cioè lo stigma, è la militanza nel Movimento 5Stelle, che Walter Rizzetto ha lasciato 8 anni fa per aderire poi a Fratelli d’Italia. Adesso è deputato meloniano, presidente della commissione Lavoro della Camera. È colui a cui si deve l’affossamento del salario minimo. Il maxi emendamento infatti che seppellisce i 9 euro lordi l’ora, proposti dalle opposizioni unite (eccetto i renziani), si deve a lui. Domani si comincia a votare in aula a Montecitorio. La destra è compatta.

“Ho affossato il salario minimo? Sì, ma non affosso i salari”. Stufo di essere ricordato per avere militato nelle file grilline, ed avere anche firmato insieme ai colleghi pentastellati di allora una proposta per il salario minimo, va al contrattacco. “Come mai in tutti questi anni nessuno di quelli che oggi danno battaglia sul salario minimo ha fatto nulla?”. Come mai? Secondo Rizzetto: “Perché non si può dare una risposta semplice a un problema complesso. Avevano dieci anni per poterlo fare e invece niente. Ci sono stati Luigi Di Maio, Nunzia Catalfo, Andrea Orlando come ministri del Lavoro. Cesare Damiano, Romina Mura, Debora Serracchiani sono stati presidenti della commissione Lavoro: hanno mai calendarizzato un provvedimento del genere? Non mi pare”.

Domani alla discussione e al voto dell’aula arriva la proposta Rizzetto, l’alternativa del centrodestra per “trattamenti retributivi giusti e equi”. D’accordo tutta la maggioranza, il presidente della commissione ha studiato un meccanismo che prevede l’estensione del trattamento economico minimo complessivo del contratto più applicato ai lavoratori senza tutele della stessa categoria o di quella più affine. Quindi per prima cosa si tratta di individuare i contratti collettivi “più applicati” (non quelli siglati dai sindacati più rappresentativi). Un modo per togliere importanza a Cgil, Cisl e Uil? “No, è un modo per valutare la contrattazione collettiva anche datoriale”, è la replica. La soglia minima legale di salario, i 9 euro, non c’è.

Ma soprattutto sarà il governo a occuparsi di lavoro e retribuzioni: la ministra Elvira Calderone, il responsabile dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e Palazzo Chigi. L’emendamento sostitutivo delega infatti all’esecutivo. Non è una beffa? Le opposizioni faranno un appello al presidente di Montecitorio, Lorenzo Fontana perché batta un colpo e salvaguardi le prerogative del Parlamento. Rizzetto afferma: “La scelta della delega al governo non preclude di fatto il pieno coinvolgimento del Parlamento che, attraverso la commissione Lavoro, darà pareri che di fatto saranno vincolanti, sempre nel rispetto dei vincoli responsabili di finanza pubblica ed in concerto con il ministro Calderone e Palazzo Chigi”.

A difesa della sua scelta: “In ogni caso arriveremo mesi prima delle opposizioni il cui testo prevedeva l’inizio dell’istituto nel 2024 tra l’altro carente di coperture”. I contratti “più applicati” sono per Rizzetto la migliore strada “favorendo la contrattazione di secondo livello e la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa. Ci sarà poi un focus sul tema del massimo ribasso, argomento messo ora nero su bianco”. Con l’opposizione nessun dialogo? “Le accuse delle opposizioni sono politiche, capisco il loro nervosismo che è palese, forse consideravano una loro esclusiva questo tema, però non è così”. Ultima frecciata è per i sindacati “che protestano nelle piazze, ma poi si mettono d’accordo per il rinnovo della vigilanza privata al di sotto dei 9 euro l’ora”.

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