Marco Bucci e quel feeling (mai nascosto) con la destra estrema che va a Staglieno per onorare i fascisti di Salò
di Paolo BerizziMarco Bucci, sindaco di Genova
La prima volta – la prima in assoluto nella storia di Genova – fu nel 2017, primo anno della vittoria del centrodestra: una delegazione del Comune partecipò alla commemorazione dei caduti e dei dispersi della Repubblica sociale italiana al cimitero Staglieno. Quell’esordio, di lì in avanti, diventerà un tema rovente e divisivo. E una scia di imbarazzo per Genova e il suo sindaco-manager.
Venticinque aprile 2017, dunque. In rappresentanza del primo-cittadino Marco Bucci, che lo delegò con tanto di fascia tricolore, al sacrario si presentò il consigliere di Fratelli d’Italia con delega alla Protezione civile Antonino Gambino. Che fece il bis l’anno dopo, e poi ancora e ancora e ancora. Con un particolare: oltre ai rappresentanti dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi della RsI di Genova, e ai maggiorenti locali di FdI, già nel 2017 c’erano, disposti in file militari, anche i neofascisti di Lealtà Azione (la sede ligure si chiama “La Superba”), di Continuità Ideale e di M…
La prima volta – la prima in assoluto nella storia di Genova – fu nel 2017, primo anno della vittoria del centrodestra: una delegazione del Comune partecipò alla commemorazione dei caduti e dei dispersi della Repubblica sociale italiana al cimitero Staglieno. Quell’esordio, di lì in avanti, diventerà un tema rovente e divisivo. E una scia di imbarazzo per Genova e il suo sindaco-manager.
Venticinque aprile 2017, dunque. In rappresentanza del primo-cittadino Marco Bucci, che lo delegò con tanto di fascia tricolore, al sacrario si presentò il consigliere di Fratelli d’Italia con delega alla Protezione civile Antonino Gambino. Che fece il bis l’anno dopo, e poi ancora e ancora e ancora. Con un particolare: oltre ai rappresentanti dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi della RsI di Genova, e ai maggiorenti locali di FdI, già nel 2017 c’erano, disposti in file militari, anche i neofascisti di Lealtà Azione (la sede ligure si chiama “La Superba”), di Continuità Ideale e di Memento (collegata alla prima). Teste rasate e divise cameratesche ( felpe nere o magliette bordeaux). “Sì – replico Gambino alle proteste di Anpi e sinistra – dopo decenni anche il Comune di Genova ha voluto segnare questo giorno deponendo una corona sul sacrario”. Uno scossone per Genova città medaglia d’Oro della Resistenza e che i fascisti li cacciò anche nel 1960, quando l’Msi di Giorgio Almirante provò, senza successo, a organizzare un convegno in città. Nel 2017 il polverone di polemiche e proteste non fu stemperato dall’aggiunta di Gambino, il quale precisò che dopo l’omaggio ai repubblichini la delegazione del Comune e del municipio VI Media Valbisagno sarebbe andata a deporre un fiore sulla tomba del partigiano Ferruccio Parri e sulla tomba di Giuseppe Mazzini. Un po’ per uno, insomma. Nell’ottica di un’impossibile equiparazione tra i fascisti di Salò che scatenarono una guerra civile e che insieme ai nazisti rastrellarono e torturarono e fucilarono e perseguitarono gli ebrei, e i partigiani che insieme agli Alleati liberarono l’Italia dal nazifascismo (c’entra anche Mazzini perché a lui si ispirarono numerose formazioni partigiane).
Sono passati sei anni e sempre intorno al sacrario nero di Staglieno divampa la polemica. Ma perché? Quali sono i tizzoni che continuano a crepitare? Volendo provare a entrare nelle pieghe di uno sfregio che per Genova pare essere inciso su carne viva, si può dire che – se di colpa si può parlare – quella di Bucci è stata ed è questa: avere confuso la già più che discutibile idea dell’equiparazione tra vittime e carnefici – non prevista dalla Costituzione repubblicana antifascista – con una scivolosa vicinanza, di fatto “istituzionale” nel momento in cui “manda” il Comune, a ambienti che a quella commemorazione e su quella commemorazione associano l’oscenità del nostalgismo del passato più buio della storia del Paese. È quella che, in altri termini, viene chiamata la confusione della memoria collettiva della nostra Repubblica.
Ma restiamo al sindaco Bucci. E a quel feeling, mai nascosto, con la destra e la destra estrema che va a Staglieno a rendere onore ai repubblichini alleati dei nazisti. Non un rapporto osmotico, ci mancherebbe. Nemmeno un legame a doppio filo. Ma qualcosa di evidentemente irrinunciabile, certamente sì. Altrimenti dopo sei anni di tormenti e di polemiche, da uomo pragmatico qual è, un uomo d’azienda prestato alla politica e all’amministrazione di una città complessa, Bucci questa patata bollente con la storia se la sarebbe già scrollata di dosso. E invece no: la sponda coi neri, negli anni, si è consolidata. Per il solo fatto che è andata e va avanti. Ultimo atto: i quasi due milioni di euro destinati in bilancio ai lavori di ripristino e consolidamento del sacrario di Staglieno. La giunta smentisce. Ma carta canta. Ed è scritto nero su bianco.
Come non bastassero i consiglieri mandati in rappresentanza, le fasce tricolori, le corone di fiori, ecco che arrivano anche i soldi per abbellire le tombe dei fascisti repubblichini. Chissà se nel progetto di trasformare Genova nel “più bel sobborgo di Milano”, come disse Bucci in campagna elettorale nel 2017, rientra anche questa cura e questa attenzione costante per il sacrario dove riposano i fascisti di Salò che rastrellarono gli ebrei e torturarono e fucilarono per conto di Hitler. E vai a sapere se magari, nella sua ammirazione per il capoluogo lombardo, Bucci sa bene quanto sia ben conservato (anche dai neofascisti di Memento) il Campo X del cimitero Maggiore di Milano dove di repubblichini ne sono sepolti quasi un migliaio. E dove negli anni sono andati in scena parate e saluti romani (non sono mancati nemmeno a Staglieno).
Una cosa è certa. Anzi due. La prima. Governando la città (anche) con FdI, Bucci sa che il sacrario e la tutela della memoria sono una delle “fisse” dei meloniani. Così come dell’ultradestra che con FdI negli anni e ancora adesso flirta. La seconda. Se Bucci facesse un passo indietro su Staglieno, oltre che perdere consensi, perderebbe un po’ anche la faccia. Di certo a sinistra non lo rivaluterebbero. A destra – sia nel “suo” centrodestra (delle sue liste) con il quale è stato eletto da indipendente, sia nel destra-centro targato Meloni – vedrebbe cadere un po’ di punti a suo favore.
E allora? E allora Bucci preferisce incassare le polemiche. Facendo più o meno finta di niente. Mezze scuse in passato, accenni di passi indietro mai compiuti. Il solito Sergio Gambino (“non sono fascista e non faccio i presente!”) da mandare avanti. Nel 2018 – sempre il 25 aprile, altra gita commemorativa al sacrario – Gambino rifinisce sotto accusa. L’Anpi chiede le sue dimissioni. E mentre Bucci traccheggia, il suo consigliere va giù piatto: “Ero in rappresentanza dell’amministrazione perché, come ha detto il sindaco, i morti sono tutti uguali”. Tutti uguali. La parificazione tra vittime e carnefici. E allora via libera ai 2 milioni per i repubblichini. Il centrosinistra parla di “insulto alla città”? A Palazzo Tursi fanno spallucce. E vanno avanti. La generosità della giunta nei confronti dell’eredità del ventennio, peraltro, non è, appunto, di ieri. E non riguarda solo Staglieno. Nel 2020 un molo del quartiere di Nervi fu intitolato a Luigi Ferraro, ufficiale della XMas; nel 2021 una statua in zona Carignano fu eretta in memoria di Giorgio Parodi, fondatore della Moto Guzzi lì raffigurato con la divisa militare fascista. Solo coincidenze?