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Meloni invita a Roma Metsola. Ma Salvini prepara un patto contro le larghe intese Ue

La premier al bivio a Bruxelles teme la mossa dell’alleato per metterla in difficoltà. Per la futura Commissione FdI ipotizza l’astensione
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ROMA - C’è un rischio. O meglio: una trappola. A Palazzo Chigi la analizzano da giorni con crescente preoccupazione. Il timore è questo: presto Matteo Salvini potrebbe proporre a Giorgia Meloni un “patto anti-inciucio” per le elezioni europee. Chiedendole, in estrema sintesi, di firmare prima del voto continentale un impegno solenne a non dare il via libera a una Commissione sostenuta dai socialisti e liberali. “Mai con Scholz e con Macron”, questo lo slogan che il leghista potrebbe scagliare contro la premier. Massacrando i margini di mediazione della leader di Fratelli d’Italia, costretta a tenersi in bilico tra il rapporto obbligato con Ursula von der Leyen e la concorrenza spietata dell’estrema destra di Marine Le Pen e del segretario del Carroccio.

Un passo indietro. Da giorni, l’escalation verbale di Salvini mette pressione alla presidente del Consiglio. L’obiettivo è strapparle voti, ovviamente. Per adesso la situazione appare sotto controllo, ma potrebbe sfuggire di mano.…

ROMA - C’è un rischio. O meglio: una trappola. A Palazzo Chigi la analizzano da giorni con crescente preoccupazione. Il timore è questo: presto Matteo Salvini potrebbe proporre a Giorgia Meloni un “patto anti-inciucio” per le elezioni europee. Chiedendole, in estrema sintesi, di firmare prima del voto continentale un impegno solenne a non dare il via libera a una Commissione sostenuta dai socialisti e liberali. “Mai con Scholz e con Macron”, questo lo slogan che il leghista potrebbe scagliare contro la premier. Massacrando i margini di mediazione della leader di Fratelli d’Italia, costretta a tenersi in bilico tra il rapporto obbligato con Ursula von der Leyen e la concorrenza spietata dell’estrema destra di Marine Le Pen e del segretario del Carroccio.

Un passo indietro. Da giorni, l’escalation verbale di Salvini mette pressione alla presidente del Consiglio. L’obiettivo è strapparle voti, ovviamente. Per adesso la situazione appare sotto controllo, ma potrebbe sfuggire di mano. I segnali delle ultime ore sono stati chiari: critiche feroci a Bruxelles, attacchi ai popolari europei. Gli stessi con cui Fratelli d’Italia dialoga da anni, a partire da Roberta Metsola. Che non a caso sarà ricevuta domani da Meloni. E che potrebbe essere l’ospite del Ppe ad Atreju (l’alternativa è Von der Leyen).

Non è un problema da poco, questo scenario di sfida scelto dalla Lega e condensato nel “patto anti-inciucio”. Ricalca il testo sottoposto tre anni fa da Meloni agli alleati, dunque a Salvini e Silvio Berlusconi. I due, alla fine, furono spinti a firmarlo. Imponeva ai contraenti una scelta: evitare alleanze post-elettorali con la sinistra. Se si parla di Europee, però, l’impegno è più difficile da mantenere, perché più complesso è l’iter di formazione della Commissione. Il “governo d’Europa” nasce infatti dall’indicazione del Consiglio Ue - composto dai capi di Stato e di governo dei Ventisette - a maggioranza qualificata. Con un duplice criterio: il numero di Stati membri a favore e la percentuale di popolazione che rappresentano. Superato il primo ostacolo, occorre il semaforo verde del Parlamento europeo, che si esprime a scrutinio segreto. In queste complessa procedura si inserisce la sfida “anti-inciucio” di Salvini.

Meloni, infatti, deve decidere se sostenere il nuovo presidente della Commissione (che potrebbe essere la stessa Von der Leyen), anche a costo di votare assieme ai capi di Stato socialisti e liberali presenti in Consiglio. Il gruppo di eurodeputati di Fratelli d’Italia, poi, deve esprimersi anche nell’aula dell’Europarlamento. Anche dichiarando il proprio voto contrario, i meloniani potrebbero sempre sostenere la nuova Commissione nel segreto dell’urna. Ma è evidente il costo politico di un’operazione del genere. Che è poi l’obiettivo del leghista.

Anche per questo la presidente del Consiglio potrebbe essere tentata dall’aggirare lo scoglio promuovendo l’astensione di FdI e lasciando che a partecipare alla “maggioranza Ursula” sia soltanto Forza Italia, una galassia sempre più vicina ai meloniani. Si tratterebbe di una soluzione diplomatica che punta a tenere insieme i nodi in patria e quelli oltreconfine. Resta il fatto che si tratta comunque di scenari lontani, ancora scritti sulla sabbia. Di concreto, per adesso, c’è soprattutto il tentativo di Salvini di sottrarre consenso agli alleati. E di costruire liste che evitino al Carroccio un risultato deludente. Per questo, il leader è al lavoro per coinvolgere ras locali e personaggi celebri capaci di coagulare preferenze. Dell’opzione di schierare il generale Roberto Vannacci si è scritto. Al Sud, poi, si punta a coinvolgere l’azzurro Aldo Patriciello: 80 mila voti nel 2019.

Si procede così, tra colpi bassi e tentativi di ricucitura. In Trentino, Lega e FdI hanno interrotto ogni relazione dopo che i leghisti hanno negato la vicepresidenza ai meloniani, nonostanti i patti pre-elettorali. Meloni e Salvini hanno mediato, nelle prossime ore è attesa una schiarita. O almeno, questo è quanto la premier ritiene che stia per avvenire, dopo la ritorsione di FdI e il conseguente congelamento del tavolo di centrodestra per le amministrative: i patti sono patti – è stato il messaggio fatto recapitare all’alleato – e negarli significherebbe rimettere tutto in discussione. A partire dagli accordi per le prossime comunali e regionali.

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