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Calamità naturali, nel nome della ricostruzione Palazzo Chigi accentra i poteri e abbatte i vincoli ambientali e urbanistici

Il porto di Casamicciola dopo la frana di dicembre 2022

 (ansa)
Con il via libera del Consiglio dei ministri cambino le norme per gli interventi dopo terremoti, alluvioni ed esondazioni
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ROMA - Un nuovo accentramento di poteri a Palazzo Chigi. E, con la motivazione nobile di accelerare le ricostruzioni dopo calamità naturali, una ennesima deroga ai vincoli urbanistici e paesaggistici. Il governo Meloni ha approvato in Consiglio dei ministri il disegno di legge sul post ricostruzione dopo calamità come terremoti, alluvioni ed esondazioni. Nel comunicato ufficiale si legge: ”Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge quadro in materia di ricostruzione post-calamità. Il testo introduce un quadro giuridico uniforme per il coordinamento delle procedure e delle attività che si rendono necessarie, nelle fasi conclusive e successive allo stato di emergenza, nei territori colpiti da eventi calamitosi. Il disegno di legge introduce, in merito, lo stato di “ricostruzione di rilievo nazionale”, affidato al dipartimento Casa Italia, e definisce un modell…

ROMA - Un nuovo accentramento di poteri a Palazzo Chigi. E, con la motivazione nobile di accelerare le ricostruzioni dopo calamità naturali, una ennesima deroga ai vincoli urbanistici e paesaggistici. Il governo Meloni ha approvato in Consiglio dei ministri il disegno di legge sul post ricostruzione dopo calamità come terremoti, alluvioni ed esondazioni. Nel comunicato ufficiale si legge: ”Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge quadro in materia di ricostruzione post-calamità. Il testo introduce un quadro giuridico uniforme per il coordinamento delle procedure e delle attività che si rendono necessarie, nelle fasi conclusive e successive allo stato di emergenza, nei territori colpiti da eventi calamitosi. Il disegno di legge introduce, in merito, lo stato di “ricostruzione di rilievo nazionale”, affidato al dipartimento Casa Italia, e definisce un modello unico di ricostruzione delle aree colpite, atto a garantire certezza di durata, stabilità e velocità dei processi di ricostruzione”. Nella nota ufficiale non si dice nulla di più. Ma nella bozza entrata in Cdm c’erano già degli elementi chiave.

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 (ansa)

Le competenze dovrebbero passare tutte a una struttura di Palazzo Chigi, Casa Italia: stop a deleghe a Protezione civile, ministero Ambiente o Infrastrutture nella fase di ricostruzione. Tutte le autorizzazioni vengono accentrate e come commissari potranno essere indicati anche i presidenti di Regione, ma in ogni caso i commissari in questione avranno come riferimento burocratico e operativo non uffici regionali ma solo Casa Italia. Adesso quindi la figura manageriale è prevista solo "in alternativa" ai governatori. Entro la scadenza dello stato di emergenza, a seguito di una relazione - con la ricognizione dei fabbisogni in infrastrutture per la 'ripartenza' , analisi dei rischi residui e della messa in sicurezza, stima dei danni alle attività produttive, al patrimonio edilizio, ai beni culturali e paesaggistici - redatta dal Capo del Dipartimento della Protezione civile, verrà deliberato "lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale" che non può "eccedere la durata di cinque anni ed è prorogabile fino a un massimo di dieci anni".

Trenta giorni prima della scadenza dello stato di ricostruzione di rilievo nazionale, il Commissario straordinario - per "favorire e regolare" l'esercizio delle funzioni commissariali da parte delle Amministrazioni competenti per il completamento dei lavori non ancora ultimati - può emanare una ordinanza della durata massima di sei mesi con disposizioni in deroga al Codice degli appalti, "tenendo ferma "l'inderogabilità dei vincoli di finanza pubblica". Prevista "la costituzione" di una "struttura di supporto" al Commissario straordinario . In caso di "gravi inadempienze", il Commissario può essere revocato. Ogni sei mesi deve trasmettere al premier o all'autorità politica delegata, "una relazione sullo stato di attuazione della ricostruzione". Entro sei mesi dalla nomina, il Commissario "adotta un piano generale pluriennale di interventi riguardante le aree e gli edifici colpiti dall'evento calamitoso". Nelle more dell'adozione del piano, per le urgenze, il Commissario agisce d'intesa con gli enti locali. I fondi per la ricostruzione e per il funzionamento dei commissari straordinari, sono istituiti nello stato di previsione del ministero dell'Economia e sono trasferiti al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio. Al Commissario straordinario è intestata una "apposita contabilità speciale aperta presso la Tesoreria dello Stato".

Inoltre, ed è questa la norma che rischia di far più discutere, ci saranno deroghe ai piani regolatori e ai vincoli paesaggistici. I Comuni interessati da eventuali calamità entro 18 mesi dovranno redigere un nuovo piano urbanistico anche in deroga ai vincoli vigenti: il piano dovrà avere il via libera nella Conferenza delle Regioni con i pareri favorevoli del ministero della Cultura e della Regione interessata.

(ansa)

Il concetto di deroga ai vincoli viene allargato non solo alle somme urgenze o alle costruzioni temporanee (come gli alloggi per i terremotati), ma anche alla ricostruzione vera e propria. Anche questa una norma che con la scusa della semplificazione va contro alcune tutele ambientali e paesaggistiche: in tema ambientale il centrodestra nelle regioni si batte per eliminare anche abusi passati, con condoni estesi anche e immobili sulla costa. Come dire, la strada è sempre la stessa: meno tutele e più facilità di costruire. Anzi, in questo caso di ricostruire.

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