Mattarella da San Marino lancia un nuovo appello su clima ed Europa: “Integrazione ancor più indispensabile”
dal nostro inviato Concetto VecchioSAN MARINO – L’ultimo viaggio all’estero dell’anno di Sergio Mattarella, oggi in visita di Stato a San Marino, coincide con un nuovo appello su clima ed Europa. “Guardiamo con grave preoccupazione all’emergenza climatica che colpisce con particolare violenza la nostra regione mediterranea, con fenomeni estremi che stanno gravemente danneggiando il nostro ecosistema e minacciando il nostro stile di vita”. Non è il primo, e non sarà l’ultimo richiamo, definito “di particolare urgenza”. Invoca “iniziative urgenti ed efficaci per arrestare e invertire gli effetti della crisi climatica”, in coincidenza con la Cop 28, la conferenza delle Nazioni Unite a Dubai.
Allo stesso modo, proprio mentre a Bruxelles si discute di Mes e di un nuovo Patto di Stabilità, torna a ribadire l’importanza dell’“integrazione europea, che appare oggi ancor più indispensabile a fronte di sfide globali - che i singoli Paesi da soli non sono in grado di affrontare - sino al drammatico ritorno della guerra in Europa,…
SAN MARINO – L’ultimo viaggio all’estero dell’anno di Sergio Mattarella, oggi in visita di Stato a San Marino, coincide con un nuovo appello su clima ed Europa. “Guardiamo con grave preoccupazione all’emergenza climatica che colpisce con particolare violenza la nostra regione mediterranea, con fenomeni estremi che stanno gravemente danneggiando il nostro ecosistema e minacciando il nostro stile di vita”. Non è il primo, e non sarà l’ultimo richiamo, definito “di particolare urgenza”. Invoca “iniziative urgenti ed efficaci per arrestare e invertire gli effetti della crisi climatica”, in coincidenza con la Cop 28, la conferenza delle Nazioni Unite a Dubai.
Allo stesso modo, proprio mentre a Bruxelles si discute di Mes e di un nuovo Patto di Stabilità, torna a ribadire l’importanza dell’“integrazione europea, che appare oggi ancor più indispensabile a fronte di sfide globali - che i singoli Paesi da soli non sono in grado di affrontare - sino al drammatico ritorno della guerra in Europa, con la barbara aggressione della Federazione Russa all’Ucraina”. E’ una cornice di valori che ribadisce al nostro governo, riluttante su entrambi i fronti.
È una visita lampo. In un microstato. Qui i Capi dello Stato, chiamati “capitani reggenti”, sono due: Filippo Tamagnini II (è al bis, come Mattarella), e Gaetano Troina. Si fregiano del titolo di eccellenza. Al collo portano un collare. I ministri si chiamano Segretari di Stato. Trentamila abitanti, la statua di Garibaldi nel cuore del centro storico – l’Eroe dei due mondi vi trovò rifugio nel 1882 – due armerie quasi appaiate, vento gelido, la banda col costume tipico che suona per i vicoli. Vi si arriva da Rimini in mezz’ora. Accoglienza calorosa. Firmati cinque accordi internazionali.
Volge così al termine un anno ricco di viaggi, in Italia e all’estero. Un anno difficile, dentro la difficile coabitazione con la destra al governo, che vuole cambiare la Costituzione col premierato e sfidare l’Europa su immigrati (in Albania), balneari e carne coltivata. Forzature che non possono far contento il Quirinale. Ovunque Mattarella ha portato la voce della Costituzione, e della Resistenza, come il 25 aprile a Cuneo. Venerdì invece sarà a Mignano Montelungo, nel Casertano, per gli ottant’anni della battaglia del nostro esercito contro i nazisti. Ha girato instancabilmente, visitando borghi minuscoli e grandi capitali, è stato ad Auschwitz e ad Casal di Principe, sui luoghi dell’alluvione in Emilia, ha ricucito con Macron a Parigi, si è affacciato sul palco di Sanremo, è stato in Cile, Corea, Uzbekistan.
Il paradosso: la destra sembra inscalfibile ma Mattarella svetta nelle classifiche della popolarità. Forse perché è visto come l’altro. E quando la riforma sul premierato entrerà nel vivo questa percezione si rafforzerà. Giorgia Meloni, parlando a Rtl, ha detto che la riforma “lascia inalterato il valore e il ruolo del Presidente della Repubblica”. Non è vero. È in corso uno smontaggio populista. Un colpo di piccone alla democrazia parlamentare. Mattarella tace. Ma si può facilmente intuire il suo pensiero.