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Sulla prescrizione è guerra in via Arenula, Sisto contro Nordio, è scontro sulla norma transitoria chiesta dalle Corti d’Appello

Il Guardasigilli pronto a venire incontro all’appello pubblicato domenica da Repubblica, ma Forza Italia è contraria. Costa (Azione) minaccia di dimettersi da relatore
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ROMA – Una cosa è ormai certa. La riforma della prescrizione non andrà in aula alla Camera prima di Natale. Ma la novità adesso è un’altra, il furibondo scontro in via Arenula tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il vice ministro Francesco Paolo Sisto. L’ex procuratore aggiunto di Venezia, adesso nella veste di ministro della Giustizia, ha capito che non può mettersi contro gli alti vertici della magistratura e ha deciso di venire incontro alle richieste dei presidenti delle Corti d’Appello che hanno chiesto una norma transitoria per la riforma della prescrizione, come ha anticipato domenica Repubblica.

Il dibattito sulla prescrizione

Di cosa stiamo parlando? Della quarta modifica, in sei anni, della prescrizione, cioè il tempo concesso ai giudici per aprire e chiudere un processo. Questo tempo viene calcolato per ciascun reato secondo i parametri della legge ex-Cirielli, presentata nel 2005 dal deputato Edmondo Cirielli, oggi FdI, allora An. Fu l’allora premier Silvio Berlusconi nel 2…

ROMA – Una cosa è ormai certa. La riforma della prescrizione non andrà in aula alla Camera prima di Natale. Ma la novità adesso è un’altra, il furibondo scontro in via Arenula tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il vice ministro Francesco Paolo Sisto. L’ex procuratore aggiunto di Venezia, adesso nella veste di ministro della Giustizia, ha capito che non può mettersi contro gli alti vertici della magistratura e ha deciso di venire incontro alle richieste dei presidenti delle Corti d’Appello che hanno chiesto una norma transitoria per la riforma della prescrizione, come ha anticipato domenica Repubblica.

Il dibattito sulla prescrizione

Di cosa stiamo parlando? Della quarta modifica, in sei anni, della prescrizione, cioè il tempo concesso ai giudici per aprire e chiudere un processo. Questo tempo viene calcolato per ciascun reato secondo i parametri della legge ex-Cirielli, presentata nel 2005 dal deputato Edmondo Cirielli, oggi FdI, allora An. Fu l’allora premier Silvio Berlusconi nel 2006 a far approvare le nuove regole con l’obiettivo di chiudere i suoi numerosi processi. Questa prescrizione stabilisce che il tempo è calcolato nel massimo della pena di ogni reato più un quarto.

Ma nel 2017 l’allora Guardasigilli del Pd Andrea Orlando introdusse la nuova regola per cui la prescrizione, per consentire la fine del processo, si sospende in Appello e in Cassazione per 36 mesi (18 più 18) per i condannati. Nuovo cambio nel 2019 con il ministro di M5S Alfonso Bonafede che blocca la prescrizione dopo il primo grado. E siamo alla legge di Marta Cartabia del 2022 che conserva la Bonafede, ma introduce la “improcedibilità” per cui in Appello il processo non può durare più di due anni.

All’inizio della legislatura Enrico Costa di Azione ha chiesto di tornare alla legge Orlando abolendo tutto il resto. Forza Italia con Pietro Pittalis vuole tornare alla Cirielli. Il compromesso è il testo sul tavolo oggi - una Orlando con modifiche già previste dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi che ha lavorato con Cartabia - per cui i 26 presidenti delle Corti di Appello chiedono al Guardasigilli di inserire una norma transitoria, cioè un’entrata in vigore dilazionata che consenta loro di rifare tutti i necessari calcoli, assai complessi anche perché tutto avviene ancora “a mano”.

L’opposizione di Sisto

Ma Sisto, avvocato di Bari da sempre berlusconiano, nonché suo difensore nel processo delle escort, aspirante bocciato per la Consulta e adesso pronto a rifare la stessa battaglia, si è messo subito di traverso. Mobilitando tutta Forza Italia alla Camera, che sulla riforma della prescrizione non è disposta a cedere di un centimetro, dopo aver fatto della battaglia sulla giustizia una sorta di riscatto. In questo caso particolare anche perché non vuole essere scavalcata dal relatore e proponente della nuova legge, l’ex forzista Enrico Costa di Azione, oggi responsabile Giustizia del partito di Calenda. Proprio Costa, non appena ha appreso da indiscrezioni dell’ipotesi di Nordio di inserire la norma transitoria, che lui invece aveva subito bocciato, ha pubblicamente detto che in un caso del genere lui “lascerà il provvedimento”.

La guerra a via Arenula

Una guerra dunque, nelle stanze al terzo piano dello storico palazzo di via Arenula, che adesso vede uno contro l’altro, e non solo su questo provvedimento, il primo inquilino e il suo vice. Sisto contro Nordio. Ma la scelta del Guardasigilli rischia di spaccare la maggioranza. Perché sull’ipotesi di prevedere una norma transitoria per la nuova prescrizione, non la pensano allo stesso modo Forza Italia, la Lega e FdI. A fronte del niet reciso di FI, gli altri due partiti sarebbero più disponibili a ipotizzare un ingresso morbido della quarta riforma in sei anni della prescrizione. Con commenti del tipo, “l’abbiamo fatto per altri provvedimenti non si capisce perché non si possa fare anche per questo qui, dal momento che a chiederlo sono ben 26 presidenti delle Corti d’Appello”. Del resto proprio i magistrati dell’ufficio legislativo di via Arenula avevano già ipotizzato varie formule per l’ingresso soft. Adesso sarebbe un vero sgarbo istituzionale respingere in modo secco la richiesta degli alti magistrati.

Basti pensare che proprio l’attuale capo dell’ufficio legislativo, l’ex Pg di Roma Antonello Mura, prima di passare in via Arenula subito dopo la formazione del governo chiamato da Nordio, inviò con gli altri 26 colleghi una lettera al ministro per chiedergli il rinvio della riforma penale Cartabia. Nordio accolse quello che battezzò come “un grido di dolore”. Sarebbe contraddittorio adesso respingere un grido altrettanto drammatico. Per giunta con Mura di mezzo.

Ma adesso c’è il veto di Forza Italia. A partire da quello di Sisto che non ha appena ha appreso dell’intenzione del ministro di accogliere l’istanza dei magistrati, è andato su tutte le furie, citando l’articolo due del codice penale che disciplina la successione delle leggi penali. E motivando il suo no con la tesi che una norma di questo genere non può assolutamente prevedere un’entrata in vigore rallentata. Con lui naturalmente c’è tutta Forza Italia. Ecco il no dei due forzisti che siedono nella Commissione Giustizia di Montecitorio, Giuseppe Calderone e Pietro Pittalis. Ma il diniego più forte arriva da Enrico Costa. Che si è battuto per cancellare nell’ordine la legge di Alfonso Bonafede e quella di Marta Cartabia. E adesso rischia di trovarsi in mano la sua stessa legge, “deturpata” dice lui, dalla norma transitoria.

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