Scontro sullo stop al salario minimo, la sinistra prepara una legge popolare
di Giovanna CasadioROMA - Non è che l’inizio, continua la battaglia sul salario minimo. Elly Schlein lo grida nell’aula di Montecitorio rivolgendosi alla destra: «Voi oggi vi illudete di vincere affossando la nostra proposta di legge, ma avete perso, la nostra forza sarà infinitamente più forte della vostra arroganza». I 9 euro l’ora di salario minimo legale sono stati appena bocciati dalla coalizione di governo. La destra va avanti per la sua strada e approva il testo del meloniano Walter Rizzetto (153 sì, 118 no e 3 astenuti), che delega il governo a varare entro sei mesi un meccanismo alternativo per garantire “retribuzioni eque”. Di salario minimo non c’è più traccia, neppure il termine è rimasto nella nuova legge. Cancellato.
La lotta però va avanti, gara…
ROMA - Non è che l’inizio, continua la battaglia sul salario minimo. Elly Schlein lo grida nell’aula di Montecitorio rivolgendosi alla destra: «Voi oggi vi illudete di vincere affossando la nostra proposta di legge, ma avete perso, la nostra forza sarà infinitamente più forte della vostra arroganza». I 9 euro l’ora di salario minimo legale sono stati appena bocciati dalla coalizione di governo. La destra va avanti per la sua strada e approva il testo del meloniano Walter Rizzetto (153 sì, 118 no e 3 astenuti), che delega il governo a varare entro sei mesi un meccanismo alternativo per garantire “retribuzioni eque”. Di salario minimo non c’è più traccia, neppure il termine è rimasto nella nuova legge. Cancellato.
La lotta però va avanti, garantisce la segretaria dem. Nelle piazze con mobilitazioni. Riaprendo la petizione per il salario minimo che aveva raggiunto quest’estate 500 mila firme e che potrebbe diventare presto la base di partenza per una legge di iniziativa popolare sui 9 euro l’ora. E poi c’è il passaggio del Senato, dove ora il testo del fu-salario minimo approda per il via libera definitivo. Il Pd pensa a un calendario di iniziative in giro per il Paese, e soprattutto, Schlein insiste sul metodo: opposizioni unite. Finora ha funzionato. Dem, M5S, Avs, +Europa e Azione hanno concordato ogni mossa sul salario minimo, anche come condurre la protesta ieri in Aula: una distesa di cartelli di protesta, sventolati dai deputati delle opposizioni. “Non nel nostro nome”; “Salario minimo negato”; “Lavoro sfruttato”. Cartelli ben visibili e un’onda di protesta - «Vergogna, vergogna», grida qualcuno - che tracima dagli scranni della sinistra verso i banchi del governo. Il grillino Marco Pellegrini e Salvatore Deidda di FdI stanno per venire alle mani. Ci pensano il vice presidente forzista Giorgio Mulè e i commessi a dividerli. Nel banco dell’esecutivo è presente, solitario, il sottosegretario leghista Claudio Durigon. Gli si affiancano alcuni deputati di opposizione con i loro cartelli, tra cui il dem Matteo Mauri. Da destra urlano: «Buffoni». L’aula diventa incontrollabile, il presidente di turno Fabio Rampelli sospende la seduta.
La scintilla dello scontro sono le frasi con cui Rizzetto rivendica le scelte della maggioranza: «Faremo in sei mesi quello che voi non avete fatto in 12 anni». Parole che riecheggiano quelle pronunciate poche ore prima da Giorgia Meloni: «M5s e Pd ci dicono che il salario minimo è l’unica cosa che va fatta in Italia ma in dieci anni al governo non l’hanno fatta». La premier attacca quei sindacati che «vanno in piazza per rivendicare il salario minimo e quando vanno a trattare i contratti collettivi accettano poco più di cinque euro l’ora come nella sicurezza privata». Schlein controbatte: «Da Giorgia Meloni è arrivato un manrovescio ai lavoratori poveri». E poi, alla destra: «Avete scelto l’insulto al Parlamento e avrete la rabbia di milioni di italiani che vedono calpestata la loro dignità». Ma «il vero capo dell’opposizione è Maurizio Landini», dice beffardo Rizzetto, che ribatte all’accusa della sinistra di sputare ai lavoratori poveri: «Siete voi i lama della politica».
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In Aula Nicola Fratoianni e i deputati di Avs voltano le spalle al governo: «Come voi avete voltato le spalle ai lavoratori». Giuseppe Conte a fine giornata tira le somme: «Vinceremo la battaglia. Tu, Meloni, non sei Rambo. Rambo sono i tantissimi lavoratori che, con i tuoi soci, hai condannato a un destino di precarietà. E smettiamola con le pose da Calimero».
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Nel merito. Il testo della destra sulle “retribuzioni eque” prevede l’estensione del trattamento economico complessivo minimo del contratto più applicato ai lavoratori che, nella stessa categoria o in quella più affine, non siano coperti da contrattazione collettiva. Durigon ipotizza i tempi dell’ok definitivo: «Ce la potremmo fare per il Primo Maggio».