Hanno tutti ragione | Nell'Italia di Meloni se sei antifascista arriva la Digos
di Stefano CappelliniNella finzione poteva succedere in un racconto di Orwell o in una gag dei Monty Python. Nella realtà succede nell’Italia meloniana del 2023: alla prima della Scala a Milano un loggionista urla in sala “viva l’Italia antifascista” e all’intervallo quattro solerti funzionari della Digos che non vengono meno al loro dovere anche se non in alta uniforme lo raggiungono e gli chiedono le generalità. Lui, Marco Vizzardelli, giornalista appassionato di lirica, protesta con civiltà, ma alla fine consegna i documenti alla pattuglia che con magnanimità non l’accompagna al primo treno ma gli lascia vedere il resto dello spettacolo.
Vizzardelli, identificato per aver proclamato un grande pilastro costituzionale, sapeva che non tira una bella aria, né per la Costituzione né per l’antifascismo, e del resto è proprio per questo che ha deciso di gridare quello che ha gridato, e non “viva l’Italia fondata sul lavoro” o “la Repubblica è una e indivisibile”, che pure non lo avrebbero fatto sfigurare. L’h…
Nella finzione poteva succedere in un racconto di Orwell o in una gag dei Monty Python. Nella realtà succede nell’Italia meloniana del 2023: alla prima della Scala a Milano un loggionista urla in sala “viva l’Italia antifascista” e all’intervallo quattro solerti funzionari della Digos che non vengono meno al loro dovere anche se non in alta uniforme lo raggiungono e gli chiedono le generalità. Lui, Marco Vizzardelli, giornalista appassionato di lirica, protesta con civiltà, ma alla fine consegna i documenti alla pattuglia che con magnanimità non l’accompagna al primo treno ma gli lascia vedere il resto dello spettacolo.
Vizzardelli, identificato per aver proclamato un grande pilastro costituzionale, sapeva che non tira una bella aria, né per la Costituzione né per l’antifascismo, e del resto è proprio per questo che ha deciso di gridare quello che ha gridato, e non “viva l’Italia fondata sul lavoro” o “la Repubblica è una e indivisibile”, che pure non lo avrebbero fatto sfigurare. L’ha fatto anche perché sul palco reale a rappresentare la più alta carica dello Stato, in assenza del presidente della Repubblica, c’era il presidente del Senato Ignazio La Russa, un politico che nella prima Repubblica la parola fascista ce l’aveva scritta in fronte, come diceva di sé il suo vecchio leader Giorgio Almirante, e che nelle Repubbliche successive se l’è tolta dalla fronte solo per tenerla esposta sulla mensola di casa insieme ai busti di Benito Mussolini.
Il buon Vizzardelli, dategli subito almeno un Ambrogino d’oro vitalizio, ha capito che alle volte serve un tizio che urli che il re è nudo e sa bene che non c’è nulla che fa strepitare un fascista più che la rivendicazione dell’antifascismo. Sa anche, il patriota Vizzardelli, che l’Italia è un paese governato da un partito i cui esponenti politici giurano di non avere nulla a che fare con il fascismo ma si impermalosiscono appena si premette un anti. Nel ricco repertorio vittimistico che la presidente del Consiglio e la sua parte politica praticavano ben prima della presa del potere, ma che il potere non ha affievolito neanche un po’, anzi, l’antifascismo è il detonatore più rapido e potente. I reduci del Movimento sociale hanno un manuale di conversazione perfezionato negli anni per non rispondere mai, mai, mai con un sì o no alla semplice domanda: “scusi, lei è antifascista?”.
Risposte tipo: il fascismo non c’è più, non si vede che bisogno c’è dell’antifascismo; il fascismo è un periodo consegnato alla storia; sono nato nel, segue anno successivo al 1945, a chiudere la conversazione; al Paese serve uscire da una contrapposizione che non ha più ragione d’essere. Il che può essere pure vero in sé, ma è meno condivisibile se chi pronuncia la frase pensa che in quella vecchia contrapposizione la parte della ragione fosse quella dei nazifascisti.
Poi c’è l’arma vittimistica finale del fratello d'Italia: non penserete mica che vogliamo portare il fascismo in Italia? Non lo pensiamo ma ci spiegate perché, se non siete fascisti, l’antifascismo vi fa così paura da chiamare la Digos?