Conte cambia i vertici del M5S: Appendino vice-presidente. La mossa complica le alleanze col Pd
di Lorenzo De CiccoChiara Appendino e Giuseppe Conte
Un cambio della guardia ai vertici del M5S. Che complica le alleanze col Pd. Giuseppe Conte ha appena indetto la votazione: lunedì prossimo, l’11 dicembre, gli iscritti al portale dei 5 Stelle dovranno votare il nuovo vice-presidente del Movimento. Via l’ex vice-ministra Alessandra Todde, che correrà per il posto di governatrice della Sardegna con l’appoggio del Pd, dentro Chiara Appendino. La nomina era nell’aria da tempo: l’ex sindaca di Torino è uno dei volti tv del nuovo corso ed è al primo mandato da parlamentare. Il feeling con l’ex premier è ottimo, anche se qualcuno, dentro ai 5S, prova di tanto in tanto a mettere zizzania, ipotizzando per Appendino un futuro da leader, al posto dell’avvocato, in caso di flop alle Europee. Rumors però sempre smentiti, da entrambi.
L’indicazione di Conte, col placet di Beppe Grillo, sarà ratificata dagli iscritti tra quattro giorni, insieme alla conferma del tesoriere Claudio Cominardi, uomo dei conti vicinissimo al fondatore, e insieme alla de…
Un cambio della guardia ai vertici del M5S. Che complica le alleanze col Pd. Giuseppe Conte ha appena indetto la votazione: lunedì prossimo, l’11 dicembre, gli iscritti al portale dei 5 Stelle dovranno votare il nuovo vice-presidente del Movimento. Via l’ex vice-ministra Alessandra Todde, che correrà per il posto di governatrice della Sardegna con l’appoggio del Pd, dentro Chiara Appendino. La nomina era nell’aria da tempo: l’ex sindaca di Torino è uno dei volti tv del nuovo corso ed è al primo mandato da parlamentare. Il feeling con l’ex premier è ottimo, anche se qualcuno, dentro ai 5S, prova di tanto in tanto a mettere zizzania, ipotizzando per Appendino un futuro da leader, al posto dell’avvocato, in caso di flop alle Europee. Rumors però sempre smentiti, da entrambi.
L’indicazione di Conte, col placet di Beppe Grillo, sarà ratificata dagli iscritti tra quattro giorni, insieme alla conferma del tesoriere Claudio Cominardi, uomo dei conti vicinissimo al fondatore, e insieme alla decisione – politica, mediatica – di destinare un milione di euro delle famose “restituzioni” degli eletti del M5S all’Emilia Romagna, che ancora aspetta i ristori promessi dal governo di Giorgia Meloni.
Ma è la promozione di Appendino, per quanto già ventilata in questi mesi, a crucciare i democratici. Perché l’ex sindaca di Torino sta gestendo il dossier delle alleanze nella sua regione, il Piemonte, dove si voterà a giugno. Per il Pd si è già detta disponibile a candidarsi alla presidenza Chiara Gribaudo, deputata, fedelissima di Elly Schlein e vicepresidente nazionale dei democratici. Mentre un pezzo di partito locale continua a mettersi di traverso, sostenendo il vice-presidente del Consiglio regionale piemontese, Daniele Valle, appoggiato dal deputato torinese Mauro Laus, di recente indagato per malversazione per la gestione di alcuni fondi di una coop di cui è socio.
Anche se i 5 Stelle ancora non hanno ufficializzato una decisione per il Piemonte, è noto che Appendino finora si sia mostrata piuttosto scettica – eufemismo – sull’asse con il Pd. Anche perché i democratici osteggiarono la sua sindacatura. L’attuale primo cittadino, Stefano Lo Russo, è stato eletto nel 2021 senza l’appoggio del Movimento, che è e resta all’opposizione. La nomina di Appendino a numero due di Conte – sebbene in compagnia di altri quattro vice-presidenti, tra cui la vicaria Paola Taverna – di certo non è interpretata, nel Pd, come un segnale di risoluzione per la difficile trattativa piemontese. A meno che l’ex premier, ottenuta la Sardegna per l’ipercontiana Todde, non decida di imporsi e restituire il favore a Schlein.