✕

Csm, maxirotazione di magistrati. I procuratori antimafia: “Mandateli da noi, siamo in emergenza”

Il Csm

 
La prossima settimana il Csm si troverà a decidere sugli spostamenti: la situazione è disastrosa, con buchi di organico ovunque, nei tribunali come nelle procure, nelle sezioni civili e in quelle penali. L’appello: priorità alla lotta alla criminalità organizzata
1 minuti di lettura

“Non si può svuotare il mare con un cucchiaino: per combattere mafia e terrorismo abbiamo bisogno di persone, altrimenti vincere la battaglia sarà difficilissimo”. La prossima settimana il Consiglio superiore della magistratura si troverà a decidere sui trasferimenti dei nuovi magistrati: la situazione è strutturalmente disastrosa, con buchi di organico ovunque, nei tribunali come nelle procure, nelle sezioni civili e in quelle penali.

Secondo l’ultima rilevazione del Csm rispetto ai 10.633 posti previsti c’è una scopertura di circa il 15 per cento: mancano insomma più di 1.500 magistrati. Servono ovunque, evidentemente. Ma i procuratori distrettuali antimafia, che si sono visti nei giorni scorsi in Direzione nazionale davanti al procuratore Giovanni Melillo da sempre accanto a loro in questa battaglia, hanno chiesto al Csm di avere una priorità. Il ragionamento è semplice: se la lotta alla criminalità organizzata deve essere infatti una priorità, se in un momento delicatissimo come q…

“Non si può svuotare il mare con un cucchiaino: per combattere mafia e terrorismo abbiamo bisogno di persone, altrimenti vincere la battaglia sarà difficilissimo”. La prossima settimana il Consiglio superiore della magistratura si troverà a decidere sui trasferimenti dei nuovi magistrati: la situazione è strutturalmente disastrosa, con buchi di organico ovunque, nei tribunali come nelle procure, nelle sezioni civili e in quelle penali.

Secondo l’ultima rilevazione del Csm rispetto ai 10.633 posti previsti c’è una scopertura di circa il 15 per cento: mancano insomma più di 1.500 magistrati. Servono ovunque, evidentemente. Ma i procuratori distrettuali antimafia, che si sono visti nei giorni scorsi in Direzione nazionale davanti al procuratore Giovanni Melillo da sempre accanto a loro in questa battaglia, hanno chiesto al Csm di avere una priorità. Il ragionamento è semplice: se la lotta alla criminalità organizzata deve essere infatti una priorità, se in un momento delicatissimo come questo non si può allentare la tensione e l’attenzione sul terrorismo, è necessario intervenire e inviare i magistrati necessari.

Alcune situazioni sono davvero complesse. A Bari per esempio il procuratore Roberto Rossi ha fatto notare come manchino 7 sostituti su un organico di 34: siamo oltre il 20 per cento in un distretto dove lo Stato sta combattendo una guerra difficilissima con la mafia foggiana, che negli anni ha potuto diventare sempre più grande e pericolosa sfruttando anche l’assenza delle istituzioni. Proprio il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro insieme con Rossi, aveva lanciato un allarme specifico non più tardi di qualche mese fa: “Qui non vuole venire nessuno” aveva detto, preoccupato. E ora chiedono che il Csm, che più volte si è occupato del caso mala foggiana, non dimentichi il territorio. Un allarme durissimo era stato lanciato anche dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia. La procura che deve affrontare Cosa Nostra ha una scopertura, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Csm, del 23 per cento. “Con numeri così bassi – aveva detto nei mesi scorsi De Lucia – si rischia di ridimensionare il ruolo della Dda a semplice recettore di iniziative operate in via primaria dalla polizia giudiziaria, ciò in contrasto con lo spirito e la lettera della legge istitutiva delle Dda e della Dna". “Anche perché – aveva continuato – il lavoro va valutato soprattutto in termini qualitativi: il compito fondamentale della Dda è quello di dare costante impulso alle iniziative investigative nei confronti di tutte le forme di manifestazioni del fenomeno mafioso". La situazione non è affatto migliore a Napoli o Reggio Calabria, dove pure la scopertura di posti è a due cifre, così come a Milano e a Roma, dove oltre ad affrontare il fenomeno mafioso ci sono alcune delle indagini più delicate in tema di terrorismo.

Leggi i commenti