Anna Paola Concia a Repubblica: “Una minoranza di destra e sinistra contro di me. Ero pronta a dare una mano al Paese dopo la morte di Giulia Cecchettin”
di Matteo PucciarelliAnna Paola Concia
(ansa)Anna Paola Concia risponde al telefono da Francoforte, dove vive assieme alla moglie Ricarda.
Allora... Come ha saputo che il ministro ha fatto saltare le nomine per il progetto di educazione alle relazioni?
«Mi ha chiamato lui...».
Cosa le ha detto?
«Sa, con Valditara abbiamo un rapporto di stima, era dispiaciuto. Questa minoranza silenziosa di destra e di sinistra ha alzato un muro».
Visto l'esito non tanto silenziosa...
«Sì, a destra evidentemente non sopportavano una donna lesbica e femminista in questo ruolo. Però anche a sinistra non piace il fatto che io sia una donna del dialogo, ho sempre costruito ponti e non muri, non ho pregiudizi e quindi non sono mai stata troppo amata, è stata una delle ragioni per cui non sono tornata in Parlamento».
Immagino che il ministro abbia fatto marcia indietro per le pressioni da destra però.
«Sì, nel senso che lo hanno sottoposto a pressioni tremende che non poteva eludere».
Un po' di coraggio in più poteva darselo, o no?
«Non so, ci son…
Anna Paola Concia risponde al telefono da Francoforte, dove vive assieme alla moglie Ricarda.
Allora... Come ha saputo che il ministro ha fatto saltare le nomine per il progetto di educazione alle relazioni?
«Mi ha chiamato lui...».
Cosa le ha detto?
«Sa, con Valditara abbiamo un rapporto di stima, era dispiaciuto. Questa minoranza silenziosa di destra e di sinistra ha alzato un muro».
Visto l'esito non tanto silenziosa...
«Sì, a destra evidentemente non sopportavano una donna lesbica e femminista in questo ruolo. Però anche a sinistra non piace il fatto che io sia una donna del dialogo, ho sempre costruito ponti e non muri, non ho pregiudizi e quindi non sono mai stata troppo amata, è stata una delle ragioni per cui non sono tornata in Parlamento».
Immagino che il ministro abbia fatto marcia indietro per le pressioni da destra però.
«Sì, nel senso che lo hanno sottoposto a pressioni tremende che non poteva eludere».
Un po' di coraggio in più poteva darselo, o no?
«Non so, ci sono stata in un partito e so che è complicato, magari ti mettono di fronte ad un aut aut e finisce così».
Ma come era nata la cosa, questa collaborazione?
«Da sette anni ho portato nel nostro Paese Didacta Italia, lo spin off di Didacta in Germania, l'evento più importante del mondo sulla formazione degli insegnanti. A marzo hanno partecipato 30 mila insegnanti italiani. Il ministero è il mio partner principale in questo lavoro, abbiamo un rapporto consolidato».
Lei se lo aspettava questo esito?
«No e neanche lui, una roba così feroce no».
Come ci è rimasta?
«Per fortuna sono una signora di 60 anni, strutturata, con una moglie meravigliosa. Sono dispiaciuta perché mi ero messa a disposizione di una richiesta sincera, per il Paese, per dare una mano e una risposta a questa ennesima tragedia che è stata il femminicidio di Giulia Cecchettin. Naturalmente continueremo come Didacta Italia a fare formazione agli insegnanti anche su questo tema».
Una curiosità: sua moglie, che è tedesca, cosa pensa di questa storia?
(Concia le passa il telefono, lei risponde in un ottimo italiano: "Penso che gli elettori di destra, di sinistra, di centro, siano tutti contro la violenza sulle donne, qualcuno è per caso favorevole? E allora qual è il problema, non capisco...").
Ha sentito anche le altre due persone che erano state coinvolte, Zerman e suor Alfieri?
«Sì, poverine, pure loro erano sconcertate. Ci hanno criticato a prescindere, hanno giudicato le nostre persone. Che poi mica andavamo nelle scuole a parlare».
Che idee aveva in mente per questo lavoro sull'educazione?
«L'idea era che si formassero degli insegnanti referenti per fare dei gruppi di discussione nelle classi, guidate appunto dai professori. Non lezioni frontali, ma un ragionamento aperto. Dove la teoria gender non c'entrava nulla».
Lei non va a genio anche a pezzi di mondo militante arcobaleno, considerata forse troppo dialogante: se non va bene neanche lei, sembra che la destra non voglia proprio saperne di affrontare la questione.
«Certo, vedono questi argomenti come fumo negli occhi. Peccato perché era stata appena votata una legge bipartisan sul tema, il che rende ancor più stupefacente il tutto».
Ignazio La Russa l'ha chiamata: cosa le ha detto?
«Mi ha chiamato per invitarmi al concerto di Natale di Palazzo Madama e darmi un gesto di solidarietà. Fossi stata in Italia sarei andata».
Segno che la destra è spaccata.
«Siamo in campagna elettorale perenne. Vorrei che ci fosse una riflessione seria su questa storia, possibile che sulla violenza delle donne si facciano polemiche così? Giulia ha pagato con la vita e si meriterebbe un dibattito diverso».
Magari ci sarebbe voluta una parola di Giorgia Meloni.
«In questa storia non ci è entrata e non credo abbia responsabilità».