✕

Educazione alle relazioni, Suor Monia Alfieri ‘revocata’ come Concia: “Sono per il dialogo, si aiutino le famiglie a educare i figli”

Suor Monia Alfieri

 
La referente scuola della Cei: “Provo indifferenza per la revoca di Valditara ma sono contro il pensiero unico, Concia non mi preoccupava. C’è emergenza educativa”
2 minuti di lettura

ROMA — Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e referente scuola nel consiglio nazionale della Cei, le è dispiaciuto essere stata garante del progetto per l’Educazione alle relazioni lo spazio di un mattino, prima della retromarcia di Valditara?

«La verità? Provo una sana indifferenza sia alla nomina che alla revoca. Però quando c’è una buona idea bisogna portarla avanti e la violenza sulle donne è indicatore di una emergenza educativa».

Valditara l’ha chiamata personalmente?

«Sì. Valditara ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, perciò aveva messo insieme Paola Concia e me. Forse è stato un progetto affrettato, e le altre forze politiche della maggioranza non ne erano al corrente e quindi hanno reagito così. Cosa devo pensare? Sono rimasta stranita. Per me contano i ragazzi e le famiglie e perciò avevo fatto posto nella mia agenda fitta a questo impegno. Pare non serva più».

Lei è una religiosa dell’ordine delle Marcelline, per il pluralismo educativo, e piuttosto t…

ROMA — Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e referente scuola nel consiglio nazionale della Cei, le è dispiaciuto essere stata garante del progetto per l’Educazione alle relazioni lo spazio di un mattino, prima della retromarcia di Valditara?

«La verità? Provo una sana indifferenza sia alla nomina che alla revoca. Però quando c’è una buona idea bisogna portarla avanti e la violenza sulle donne è indicatore di una emergenza educativa».

Valditara l’ha chiamata personalmente?

«Sì. Valditara ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, perciò aveva messo insieme Paola Concia e me. Forse è stato un progetto affrettato, e le altre forze politiche della maggioranza non ne erano al corrente e quindi hanno reagito così. Cosa devo pensare? Sono rimasta stranita. Per me contano i ragazzi e le famiglie e perciò avevo fatto posto nella mia agenda fitta a questo impegno. Pare non serva più».

Lei è una religiosa dell’ordine delle Marcelline, per il pluralismo educativo, e piuttosto tosta: ora lascia prima di cominciare.

«Essendo una persona libera, da 20 anni collaboro con tutti i governi: con i ministri Stefania Giannini, Maria Stella Gelmini, Patrizio Bianchi, Valeria Fedeli, Valditara. A me sta a cuore una cosa: la famiglia, che ha la responsabilità educativa, deve potere agire liberamente, senza alcun condizionamento economico. Per me il punto è quindi un altro».

Quale?

«Premetto che immagino siano in buona fede le forze politiche FdI, Lega e Forza Italia che hanno acceso i riflettori sulla responsabilità educativa della famiglia. Perché mi pare che questo sia stato il punto di caduta delle polemiche da parte di chi si è opposto al progetto, e cioè che l’educazione alle relazioni non sia di competenza prioritaria della scuola. E in più hanno criticato la presenza di Concia tra i garanti».

Collaborare con Concia, attivista Lgbtq+, la preoccupava?

«Sono curiosa e credo nel confronto tra diversi, nel dialogo nelle differenze. Bisogna lanciare ponti. Rifuggo dall’omologazione e dal rischio del pensiero unico. Non mi preoccupava».

Quindi ora cosa si aspetta?

«Che quelle forze politiche che si sono fatte sentire sul progetto di educazione alle relazioni nelle scuole, siano coerenti e si spendano per garantire la libertà di scelta educativa alle famiglie, dal momento che questo governo è stato votato anche per questo. Mi aspetto coerenza».

E cioè?

«Credo sia corretto ritenere che la famiglia abbia la responsabilità educativa dei figli. La scuola è una agenzia educativa. Ma per agire consapevolmente la propria responsabilità educativa, la famiglia non deve avere condizionamenti economici per la piena libertà di scelta scolastica. L’Italia è l’eccezione nell’Ue, siamo alla vigilia delle europee, parliamone. In Europa le famiglie scelgono liberamente tra scuola statale e scuola paritaria, avendo già pagato le tasse».

Lei preme affinché in manovra ci siano soldi stanziati per le famiglie che scelgono la scuola paritaria?

«Nella legge di bilancio mi aspetto che il governo faccia stanziamenti adeguati: occorrono 2,5 miliardi spalmati in 5 manovre, quindi 500 milioni subito. Così da garantire alle famiglie che scelgono la paritaria il 70% del costo medio/studente».

Non c’è alcuna intenzione di farlo.

«Non lo farà? A partire dalla prossima manovra dovrà trovare 5,6 miliardi di euro per assorbire 800 mila alunni delle scuole paritarie che stanno chiudendo, e che si riverseranno nelle scuole statali. Si condannerà il Paese al monopolio educativo di scuole statali e scuole paritarie con rette di oltre 8 mila euro, quindi per ricchi. Il monopolio educativo poi, è tipico delle dittature».

Il governo sostiene che miracoli non ne puo’ fare.

«Eh no, adesso mi aspetto che faccia miracoli».

Leggi i commenti