Veronesi e De Angelis: “Quelle divise naziste una grottesca offesa al nostro Comandante”
di Conchita SanninoLo ammettono. Che stanchezza. «Anche un velo di incazzatura». Giù le mani dal loro Comandante. Tazzine di caffè, luce che filtra dai bei finestroni di domenica mattina, tavolo di cucina in campagna. Ora parlano loro, Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelis. Senza filtri. «Un film usato come arma, da un lato e dall’altro: un po’ raggelante». Lo dicono alla destra, ma - soprattutto - «a certa sinistra: quella che ora ci dà lezioni di antifascismo e non s’è mica vista alle nostre attività per il soccorso in mare».
Lo scrittore due volte Premio Strega e l’anarchico regista che fin dal suo exploit nel 2017 spiazzò l’Accademia (furono 6 i David di Donatello per Indivisibili) hanno scritto a quattro mani Comandante, firmando poi anche l’omonimo ma distinto romanzo corale (per Bompiani). Com’è ormai noto, il film diretto da De Angelis e interpretato da Favino racconta l’eroica disobbedienza di Salvatore Todaro, il comandante del sommergibile “Cappellini” che nel 1940, in piena guerra, affondò i…
Lo ammettono. Che stanchezza. «Anche un velo di incazzatura». Giù le mani dal loro Comandante. Tazzine di caffè, luce che filtra dai bei finestroni di domenica mattina, tavolo di cucina in campagna. Ora parlano loro, Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelis. Senza filtri. «Un film usato come arma, da un lato e dall’altro: un po’ raggelante». Lo dicono alla destra, ma - soprattutto - «a certa sinistra: quella che ora ci dà lezioni di antifascismo e non s’è mica vista alle nostre attività per il soccorso in mare».
Lo scrittore due volte Premio Strega e l’anarchico regista che fin dal suo exploit nel 2017 spiazzò l’Accademia (furono 6 i David di Donatello per Indivisibili) hanno scritto a quattro mani Comandante, firmando poi anche l’omonimo ma distinto romanzo corale (per Bompiani). Com’è ormai noto, il film diretto da De Angelis e interpretato da Favino racconta l’eroica disobbedienza di Salvatore Todaro, il comandante del sommergibile “Cappellini” che nel 1940, in piena guerra, affondò il piroscafo Kabalo, ma contro ogni ordine superiore – sfidando da Dönitz ai suoi stessi uomini d’equipaggio – decise di salvare i “nemici”, i belgi che annegavano.
Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelis. L’ultima goccia è stata l’immagine di quei “figuranti” seduti a vedere il film, pochi giorni fa in sala, a Spilimbergo, in Friuli, con le divise dei nazisti?
Veronesi: «Questa è gente per cui le guerre non sono morti e distruzione, ma il gioco delle divise. Carnevalata grottesca . Ora, io non so quanti hanno la responsabilità: chi l’ha organizzato o perché. Spero che i familiari li tengano d’occhio un poco, non si sa che possano fare persone così. Ma per tutti gli altri spettatori, sani, civili, non sarà stato piacevole».
De Angelis: «Il pubblico ci restituisce sentimenti di affetto, ha capito fino in fondo. Il problema non sono solo gli imbecilli abbigliati a quel modo: ma com’è possibile che un film così dichiaratamente antifascista sia strumentalizzato con tanta spregiudicatezza. Quest’opera è avversaria di ogni governo e ogni politica che infranga le leggi del mare, che lasci annegare esseri umani. Abbiamo solo usato la parabola storica per raccontarlo».
Però le critiche da sinistra hanno fatto più male.
V. : «Vado dritto. Sono cinque anni che provo a spendere il mio impegno per ristabilire le direttive del soccorso in mare, che sono saltate totalmente dal 2018 in poi: di radicali di sinistra che ora fanno le pulci al film, sa quanti ne ho visti? Zero».
Fuori i nomi.
V. : «Non ho visto né Tomaso Montanari, né Marcello Fois, né il Pd di allora.Non erano sui moli a combattere, anche solo a parole, quando venivano applicati quei decreti sicurezza che sono strumenti di enorme sanzione e pressione. C’erano dei deputati radicali, c’era Fratoianni, sì. Evidentemente ad altri non fregava, e nella scala gerarchica delle “cause” non c’era il soccorso in mare. Ecco, posso fare un’autocritica? Li ho sottovalutati».
Ammetterete che è stato un capolavoro farvi rubare l’eroe dai post-fascisti e farvi attaccare a sinistra. Pentiti?
D.A. «Di Todaro nessuno sapeva nulla, se non l’ambiente militare. I politici di destra ignoravano o se ne fottevano. Ora tutti grandi esperti».
V. «Dovevamo essere più ricattatori? Didascalici? Furbi? No, a me come autore e anche al regista non interessava raccontare le atrocità commesse dal fascismo in Etiopia. Tu puoi dirmi che il film è brutto, che l’ho per parte mia scritto male, che non ti convince la scelta estetica, ma non è che puoi capovolgerne l’idea».
La contestazione venuta da alcuni intellettuali è quella: lava la coscienza al fascismo.
D.A.: «Dice: ma le divise sono così precise, i personaggi così curati, sembrano fascisti veri. Grazie al … fischio: allora m’è venuto bene, il film! Ma questi che lo attaccano mica hanno fatto lo sforzo di arrivare fino alla fine: mica sentono la maledizione finale di Salvatore Todaro».
Quella “ maledizione” contro chi non salva persone in mare è l’unico falso storico di cui vi siete macchiati.
V: «Ecco. Mi sarebbe piaciuto che si facesse oggi una bella lista: chi c’è sotto quella maledizione? Chi applica il principio di Cutro, chi pensa: “rischiano, non è colpa mia se muoiono”. Mettiamoci dentro anche Frontex: che responsabilità ha, come si muove? E per stare ancora alla parabola del film: 48 su 49, nel sommergibile, avrebbero voluto far affogare quei ragazzi belgi, i nemici, come sorci. L’unico che li salva è Todaro. Difatti il film è Comandante. Se si chiamava Nostromo erano morti tutti. E Todaro neanche era fascista, ma monarchico. Il dato è 48 a 1, altro che “italiani brava gente”».
D.A.: «Certa sinistra deve adeguare le opere e la realtà ai suoi stereotipi. Sandro sta dicendo: ma non stai bene con la testa? Io indico la luna, tu guardi il dito».
V. : «Ok, posso avere la pellicina al dito, mi mangio le unghie? Va bene, ma lo vuoi guarda’ quello che ti sto raccontando? Sarà strano, ma tutte le persone, tutte – antifasciste per dna – che in questi 5 anni ho incrociato nella battaglia sul soccorso in mare, da Marco Bertotto di Medici senza frontiere agli attivisti di See Watch a Open Arms, non si sono fatti sfiorare da dubbi di questa natura».
E dell’accordo del governo con Tirana sui migranti, cosa pensate?
V: «Inutile, dannoso, costosissimo. Una perla di nonsense».
D.A. «Esatto. Preciso».
Intanto alla Scala si identifica chi grida Viva l’Italia antifascista.
V. «Questa è la nuova tosta realtà. Credo, però, si siano auto-identificati coloro che sono andati a chiedere i documenti al loggionista».
D.A.: «A Napoli diciamo meglio: si sono qualificati. Ho trovato assurdo che il solito Salvini desse lezioni di bon ton sul fatto che a teatro non si viene per urlare. La conosce la storia dell’opera? Mi auguro che questo sia d’ora in poi il grido rituale dell’opera. Che diventi un segno virale di saluto e riconoscimento : viva l’Italia antifascista».