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Decreti legge, il centrodestra vuole più tempo per convertirli: pronta la riforma. Il Pd: “Un errore, serve un nuovo strumento giuridico”

Camere in affanno per l’abuso di provvedimenti d’urgenza, proposta una norma per estendere a 90 giorni la scadenza. L’opposizione: “Un errore”. Dai dem la proposta di istituire corsie preferenziali in Parlamento
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L’abuso dei decreti, le fiducie compulsive e il conseguente azzeramento del dibattito parlamentare, fino all'ordine - targato Giorgia Meloni - di comprimere quanto più possibile il dibattito sulla legge di bilancio. L'opposizione lo denuncia da tempo: il governo sta esautorando il Parlamento a colpi di decreto. Anche nella maggioranza ha iniziato a palesarsi qualche malumore, peccato che la risposta rischia di essere tutto meno che risolutiva. L’obiettivo sarebbe quello di porre un freno all’affanno con cui le Camere sono costrette a rincorrere i decreti legge sfornati da Palazzo Chigi. Come? Allungando i tempi di conversione. Nei fatti, però, la proposta del centrodestra non pone alcun freno al vero problema, cioè all'abuso della decretazione d’urgenza da parte del governo. Peggio: finirebbe per consolidare - denuncia l'opposizione - una prassi che mortifica il Parlamento.

L’abuso dei decreti, le fiducie compulsive e il conseguente azzeramento del dibattito parlamentare, fino all'ordine - targato Giorgia Meloni - di comprimere quanto più possibile il dibattito sulla legge di bilancio. L'opposizione lo denuncia da tempo: il governo sta esautorando il Parlamento a colpi di decreto. Anche nella maggioranza ha iniziato a palesarsi qualche malumore, peccato che la risposta rischia di essere tutto meno che risolutiva. L’obiettivo sarebbe quello di porre un freno all’affanno con cui le Camere sono costrette a rincorrere i decreti legge sfornati da Palazzo Chigi. Come? Allungando i tempi di conversione. Nei fatti, però, la proposta del centrodestra non pone alcun freno al vero problema, cioè all'abuso della decretazione d’urgenza da parte del governo. Peggio: finirebbe per consolidare - denuncia l'opposizione - una prassi che mortifica il Parlamento.

Lo scorso 27 settembre in Commissione Affari costituzionali è iniziato l'iter di una proposta di legge targata Lega-Forza Italia. Il testo in questione, presentato dal forzista Adriano Paroli, punta a modificare l’articolo 77 della Costituzione, quello cioè che detta i tempi con cui un decreto-legge deve essere convertito dal Parlamento, pena la sua decadenza. L’intento della maggioranza sarebbe quello di spostare in avanti questo limite, portandolo dagli attuali 60 a 90 giorni, così da poter concedere alle Camere più tempo per discutere il provvedimento licenziato dal governo. Da una parte si darebbe più respiro al Parlamento nell'iter di conversione di un decreto, concedendo alle forze politiche la possibilità di emendare il testo. Dall'altra però - è il timore - si rischia di regolarizzare ciò che da molti è considerata una forzatura costituzionale.

“Il problema, così, è tutt’altro che risolto”, avverte Andrea Giorgis del Pd. “Piuttosto - continua - bisognerebbe cercare di ricondurre all’interno dei limiti costituzionali l'uso dei decreti. Questi provvedimenti dovrebbero essere approvati solo in casi davvero straordinari e non possono essere trasformati nel modo ordinario di legiferare”. Il rimedio, dunque, rischia di essere peggiore del danno. Per questo l'intenzione dei dem è quella di presentare una contro-proposta che inserisca all’interno della Costituzione “un nuovo istituto giuridico”, dice Giorgis. Un modo per risolvere la necessità di approvare provvedimenti in tempi rapidi senza umiliare il Parlamento. Una sorta di corsia preferenziale per certi provvedimenti licenziati dall’esecutivo in modo da dare tempi certi alle misure considerate prioritarie dal governo, senza che quest’ultimo faccia ricorso ad un istituto riservato - come recita la Costituzione - a “casi straordinari di necessità e di urgenza”.

La proposta del Pd ricalca quella già presentata da Graziano Delrio durante la scorsa legislatura. I dem la riproporranno in commissione in risposta al provvedimento di Forza Italia, al quale si aggiungerà un altro, pressoché analogo, firmato dal leghista Paolo Tosato. Non è escluso che la maggioranza alla fine decida di fare un passo verso la proposta del Pd per raggiungere la maggioranza dei due terzi ed evitare che si vada a referendum. Fatto sta che al momento la soluzione targata Lega-FI non soddisfa affatto l'opposizione. Anche secondo il M5S la direzione da intraprendere dovrebbe essere quella di riportare la decretazione d’urgenza entro i binari costituzionali.

"Ormai è evidente il completo annientamento del ruolo del Parlamento”, dice la senatrice 5S Alessandra Maiorino. Dall’inizio della legislatura il governo ha approvato ben 48 decreti, che equivalgono a 4,4 provvedimenti ogni 30 giorni, la metà dei quali approvati con la fiducia. Numeri che non reggono il confronto con i governi precedenti, compresi quelli che sono stati costretti a gestire la pandemia a colpi di misure emergenziali. Stando ai dati elaborati da Openpolis, Mario Draghi si attesta a 3,5 decreti al mese, mentre il Conte II a 3,18. Gli stessi governi contro cui, dai banchi dell'opposizione, Meloni era pronta a scagliarsi in nome del ruolo del Parlamento.

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