Majorino sul caso Monfalcone: “La destra crea ghetti per lucrare sulla paura del nemico, ma servono diritti e formazione”
di Giovanna CasadioPiefrancesco Majorino
(ansa)ROMA – Pierfrancesco Majorino, responsabile immigrazione del Pd, la sindaca leghista di Monfalcone ha chiuso due centri culturali islamici e vietato la preghiera. Dice che è una questione di capienza e non di libertà di culto.
“Credo che la sindaca Anna Maria Cisint stia facendo tutto quello che non si dovrebbe fare. Lavora per criminalizzare una comunità, quella bengalese, e non offre soluzioni reali per garantire la libertà di culto. Questo è il modo migliore per creare ghetti, che ledono i diritti delle persone e possono alimentare le peggiori spirali dal punto di vista dei sentimenti negativi, mentre dovremmo lavorare per il massimo del dialogo tra le culture. La sindaca sta svolgendo un’azione che calpesta la Costituzione”.
Solo propaganda elettorale sovranista?
“È il giochino della destra sovranista. Cerca di fare esplodere tutti i conflitti possibili sull’immigrazione, perché vuole lucrare sul piano del consenso con l’allarme sociale e la paura”.
Però la sinistra forse sottoval…
ROMA – Pierfrancesco Majorino, responsabile immigrazione del Pd, la sindaca leghista di Monfalcone ha chiuso due centri culturali islamici e vietato la preghiera. Dice che è una questione di capienza e non di libertà di culto.
“Credo che la sindaca Anna Maria Cisint stia facendo tutto quello che non si dovrebbe fare. Lavora per criminalizzare una comunità, quella bengalese, e non offre soluzioni reali per garantire la libertà di culto. Questo è il modo migliore per creare ghetti, che ledono i diritti delle persone e possono alimentare le peggiori spirali dal punto di vista dei sentimenti negativi, mentre dovremmo lavorare per il massimo del dialogo tra le culture. La sindaca sta svolgendo un’azione che calpesta la Costituzione”.
Solo propaganda elettorale sovranista?
“È il giochino della destra sovranista. Cerca di fare esplodere tutti i conflitti possibili sull’immigrazione, perché vuole lucrare sul piano del consenso con l’allarme sociale e la paura”.
Però la sinistra forse sottovaluta la difficoltà della convivenza: a Monfalcone il 30% dei 30 mila abitanti sono stranieri, in prevalenza musulmani.
“Non voglio affatto farla facile. È evidente che bisogna gestire la convivenza, ma significa lavorare per garantire alcuni diritti indiscutibili e il diritto alla fede e alla libertà di culto è tra questi. E poi occorre intervenire per fare la cosa che in Italia si continua a non fare, cioè buone politiche di integrazione”.
In concreto?
“Inserimento lavorativo, corsi di formazione, integrazione. Qui si usa il divieto di culto per alimentare la logica del nemico. La destra sta creando sulla gestione dei minori non accompagnati una situazione gravissima: è una emergenza ignorata, gli over 16 anni sono accolti nelle strutture per adulti. Così si nasconde il problema reale e si rinuncia a fare politiche di qualità, di inserimento scolastico e di formazione appunto. Non solo i diritti umani vanno rispettati, ma conviene anche per la sicurezza degli italiani se non vogliamo creare sacche di emarginazione che diventano rabbia”.
A Monfalcone i bengalesi lavorano nei cantieri navali, sono lavoratori richiesti.
“Questo è il paradosso: la destra vuole braccia e non persone”.
Sul caso Monfalcone quali iniziative?
“Intanto rivolgo un appello alla sindaca perché torni indietro. Poi la comunità di Monfalcone si parli, senta i cittadini coinvolti in questo divieto di preghiera per definire regole e modalità che ovviamente garantiscano il diritto di culto”.
L’immigrazione comunque va regolata?
“Sono inascoltati gli ammonimenti del presidente Sergio Mattarella che ha parlato di ingressi regolari, accessi legali e di fare crescere le opportunità di chi arriva in Italia nella legalità. Ma su questa strategia il governo è all’anno zero”.
Il record di arrivi non si arresta?
“È altissimo il numero di arrivi irregolari, è la misura del fallimento dell’azione del governo. Ma al Pd interessano le proposte: cambiare la Bossi-Fini, un grande piano di formazione affinché l’immigrazione sia una opportunità. Non serve il costoso pasticcio della delocalizzazioni dei migranti in Albania”.