Meloni alla Camera attacca Draghi: “Faceva foto con Macron e Scholz e non portava a casa niente, io parlo con tutti”. Sul patto di Stabilità: “Non svenderò l’Italia”
a cura della redazione Politica“Non svenderò l’Italia” sul Patto di stabilità. “Nonostante una trattativa difficilissima, la partita è ancora aperta”. Ad assicurarlo è Giorgia Meloni durante le comunicazione in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre. La trattativa, ha proseguito, ha avuto un "approccio costruttivo e pragmatico, che consentisse finalmente di bilanciare l'elemento della solidità dei bilanci nazionali e sostenibilità dei loro debiti pubblici, con l'imprescindibile elemento della crescita e del sostegno agli investimenti. Non è stato così fino ad oggi, non possiamo permetterci che continui ad essere così da domani". Ma, sottolinea, "non possiamo non esprimere la soddisfazione per il fatto che, secondo l'ultima bozza di accordo, la traiettoria di aggiustamento del rapporto deficit/Pil (attualmente prevista allo 0,5% annuo) dovrà tenere conto nel triennio 2025-2027 degli interessi maturati sul debito contratto per gli investimenti effettuati sulla doppia transizione verde, sulla transazione digitale - e sulla difesa".
Una soluzione che per Meloni rappresenta “un riconoscimento importante riconoscimento non soltanto pratico, che ci consentirà di alleggerire l'impatto della traiettoria di riduzione del deficit rispetto alle manovre di bilancio dei prossimi anni, ma e' anche un grande riconoscimento di principio. Grazie all'Italia si afferma un principio di coerenza tra le politiche dell'Unione e le regole di bilancio che devono consentire all'Unione di attuare quelle politiche”.
L’attacco a Draghi
Nella replica, poi, Meloni ne ha per tutti. Compreso Mario Draghi: "Mi ha molto colpito che si sia fatto riferimento al grande gesto da statista del mio predecessore Mario Draghi e la foto in treno verso Kiev con Macron e Scholz. Per alcuni la politica estera è stata farsi foto con Francia e Germania quando non si portava a casa niente. L'Europa non è a tre ma a 27, bisogna parlare con tutti: io parlo con la Germania, la Francia e pure con l'Ungheria, questo è fare bene il mio mestiere". Poco dopo, a margine di un dibattito rovente, Meloni aggiusta il tiro, spiegando con fermezza che il suo non era affatto un attacco all'ex numero uno della Bce, ma al Pd, "che come al solito pensa che tutto il lavoro che il presidente del Consiglio Draghi ha fatto si riassuma nella fotografia con Francia e Germania. Non è la foto con Macron e Scholz che determina il lavoro di Draghi. Lui non c'entra niente, anzi - puntualizza – ho rispettato la sua fermezza di fronte alle difficoltà che aveva nella sua maggioranza. Il suo lavoro non si può risolvere in una fotografia accanto ai leader di Parigi e Berlino".
Contro Conte: “Sul Mes si impegnò col favore delle tenebre”
Un altro attacco è per Giuseppe Conte. "Chi ha dato il consenso alla ratifica" del Mes "che oggi impegna anche noi? Lo ha fatto il governo Conte, senza mandato parlamentare e lo ha fatto un giorno dopo essersi dimesso, quando era in carica solo per gli affari correnti, dando mandato a un ambasciatore con un mandato firmato dal ministro Di Maio, senza mandato parlamentare, senza averne potere, senza averlo detto agli italiani, con il favore delle tenebre".
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Lo spread, il superbonus e i “superbuffi”
E parlando della situazione economica del Paese, la premier ha affermato: "L'Italia è una nazione virtuosa, lo testimonia l'avanzo primario, lo dimostra il sistema pensionistico fra i più equilibrati d'Europa. Il tutto accompagnato da dati macroeconomico stabili, soddisfacenti, da un mercato del lavoro che sta registrando dati record, da una borsa che dal 2023 sta facendo registrare la maggiore performance d'Europa, dallo spread sotto controllo".
Sul tema del superbonus, poi, si lascia andare a un’espressione romanesca, dice “super buffi” per indicare i debiti. Replicando a Filippo Scerra, deputato del Movimento 5 Stelle, la premier si accalora: "Accusa questo governo di portare avanti una politica di austerità. Con questo intende che abbiamo smesso di buttare i soldi degli italiani dalla finestra? Sì. Non abbiamo speso i soldi dei contribuenti, bonus monopattini banchi a rotelle, superbonus, super buffi, sussidi a pioggia, reddito di cittadinanza. Quello non lo facciamo, anzi, siamo stati votati proprio per smettere questo lavoro”.
L’allargamento dell’Ue
Meloni ha anticipato alcuni dei temi che saranno affrontanti a Bruxelles. “Il governo – spiega - sostiene con convinzione i negoziati per l'ingresso in Europa di Ucraina e Moldova, condividiamo lo status di candidato per la Georgia, sosteniamo fermamente il cammino europeo della Bosnia-Erzegovina". In quest’ottica, ha aggiunto, “l'Italia è fiera di guidare, con l'Austria, un gruppo di paesi amici dei Balcani occidentali, per questo sosteniamo il piano di crescita. Il tutto condizionato da un processo di riforme". Ma è evidente, chiarisce la premier, “come l'allargamento" dell'Ue "porti con sé nuove sfide. Dovremo lavorare con un aggiornamento delle politiche agricole e di coesione. E si dovranno valutare" gli effetti "sul bilancio e sull'efficacia dei processi decisionali".
Il sostegno a Kiev
Tra i temi affrontati dalla presidente del Consiglio alla Camera, la questione del sostegno a Kiev. "Penso l'Ucraina abbia già vinto questa guerra perché ha reso impossibile la conquista del suo territorio da parte della Russia, anche grazie al sostegno dei Paesi occidentali che non si sono arresi a despoti e tiranni o voltandosi dall'altra parte. Anche oggi dobbiamo opporci con tutte le forze all'aggressione della Russi - osserva Meloni - noi siamo e resteremo al fianco dell'Ucraina".
Ma quali sono le soluzioni per sostenere Kiev? “Rivedere il bilancio pluriennale solo per reperire le risorse per l'Ucraina, senza pensare alle conseguenze della guerra, non aiuterebbe nemmeno l'Ucraina perché" peserebbe su "una opinione pubblica europea già provata dal conflitto".
Il conflitto a Gaza
Parlando della situazione in Medio Oriente, la premier ha fatto sapere che “una delle nostre priorità è evitare che l'Autorità nazionale palestinese indebolisca ulteriormente perché" sarà "essenziale nel periodo post-bellico. E' imperativo rafforzare il nostro sostegno all'Anp, e la migliore risposta" è un "nuovo impulso politico alla soluzione due Stati". Allo stesso tempo, "dobbiamo continuare a garantire la massima sicurezza alle comunità ebraiche minacciate da un'ondata montante di antisemitismo. Non ci faremo trovare impreparati, difenderemo la nostra libertà, democrazie e civiltà".
Il patto con l’Albania sui migranti
Infine, Meloni ha commentato le polemiche seguite al patto sui migranti siglato con il premier dell’Albania Edi Rama. “Dispiace – ha detto – che molte delle voci stonate siano arrivate dall'Italia, dove da più parti si è attaccato Rama per aver aiutato l'Italia. Dispiace e colpisce che si sia paventata una espulsione del primo ministro albanese dal Pse, evidentemente per alcuni italiani di sinistra aiutare l'Italia è una colpa".
Il patto sui migranti, ha concluso, "sta suscitando concreto interesse, con buona pace di chi in patria come in Ue vuole solo affossare ogni tentativo. Continuino pure a distruggere che noi continueremo a costruire e gli italiani continueranno a vedere la differenza".