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Scontro tra Meloni e Schlein sul Mes: “Potevate farlo voi”. “Basta bluff”

La premier critica il Salva Stati e rinvio la ratifica. La leader Pd: “La pantomima finirà e lo voterete”. Arrivano le nuove armi a Kiev, malumori nella Lega
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ROMA - La linea di Giorgia Meloni sul Mes si può condensare in due riflessioni. La prima: è uno strumento che congela molte risorse, sostanzialmente inutile. La seconda: valuteremo se ratificarlo (e la premier sa bene che alla fine dovrà farlo, ndr) soltanto dopo l’eventuale accordo sul Patto di stabilità. Di fatto, è la conferma che il passaggio parlamentare sul testo più odiato dalla destra slitterà almeno a gennaio del 2024. Per prevenire le accuse che piovono dall’opposizione, però, la presidente del Consiglio sceglie la strada del conflitto. Intervistata dal direttore dell’Ansa Luigi Contu durante la presentazione del libro PhotoAnsa 2023, se la prende con la segretaria del Pd Elly Schlein, sostenendo che non conosce il funzionamento del Salva Stati. E poi allarga la critica all’intero arco delle minoranze: “Siete stati al governo 4 anni, perché non lo avete ratificato se era così fondamentale farlo in tempi rapidi?”.

La replica della leader dem, inevitabile, accende lo scontro…

ROMA - La linea di Giorgia Meloni sul Mes si può condensare in due riflessioni. La prima: è uno strumento che congela molte risorse, sostanzialmente inutile. La seconda: valuteremo se ratificarlo (e la premier sa bene che alla fine dovrà farlo, ndr) soltanto dopo l’eventuale accordo sul Patto di stabilità. Di fatto, è la conferma che il passaggio parlamentare sul testo più odiato dalla destra slitterà almeno a gennaio del 2024. Per prevenire le accuse che piovono dall’opposizione, però, la presidente del Consiglio sceglie la strada del conflitto. Intervistata dal direttore dell’Ansa Luigi Contu durante la presentazione del libro PhotoAnsa 2023, se la prende con la segretaria del Pd Elly Schlein, sostenendo che non conosce il funzionamento del Salva Stati. E poi allarga la critica all’intero arco delle minoranze: “Siete stati al governo 4 anni, perché non lo avete ratificato se era così fondamentale farlo in tempi rapidi?”.

La replica della leader dem, inevitabile, accende lo scontro e promette di alimentare nuove scintille in Aula già questo pomeriggio, a Montecitorio, quando Meloni riferirà in vista del Consiglio europeo. “Fai il gioco delle tre carte”, è la premessa. Per poi concludere: “Anche questa pantomima finirà e ti rimangerai anche questa promessa elettorale, come è finita per le accise sulla benzina, sui tagli alle pensioni e alla sanità”.

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La linea di Meloni non è altro che la traduzione della filosofia intransigente del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. La prima mossa della premier è allora quella di colpire alle fondamenta l’impianto del Salva Stati: “Forse bisogna interrogarsi sul perché, in un momento in cui tutti facciamo i salti mortali per reperire risorse, nessuno vuole attivarlo”. Dopo anni a colpire il Mes, d’altra parte, la premier non può che ribadire ostilità verso il meccanismo: “È uno strumento rispetto al quale gli Stati, prima di accedere, si pongono il problema di che tipo di messaggio danno al mondo”. Sono le stesse obiezioni espresse in passato da Giuseppe Conte. “Si rischia - dice la leader - di tenere ferme e non utilizzate molte risorse”. Di fatto, sostiene, è inutile o deleterio. “La strumentalità di certi dibattiti non tiene conto dell’eventuale danno all’Italia".

Il secondo passo è alzare il tiro sull’opposizione. E in particolare sulla segretaria del Pd: “Certe frasi, come quella di Schlein, fanno sorridere. Dice: “non possiamo tenere ferma l’Europa”. Forse non sa che il Mes esiste e chi lo vuole lo può attivare”.

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Schlein reagisce con durezza. E dopo pochi minuti scrive: “Meloni fa il gioco delle tre carte. È troppo occupata a difendere una manovra indifendibile e dimentica i fatti. Primo: quello di cui discute non è l’attivazione del Mes, ma la ratifica del trattato che lo modifica. Secondo: 26 Paesi su 27 l’hanno già fatto. Terzo: rimane solo l’Italia, perché la destra è prigioniera della sua propaganda ideologica”. E dunque, conclude la segretaria Pd, non è più tempo di rimandare: “Ratificare non significa chiederne l’attivazione, ma non impedire agli altri Paesi di accedervi. Se la premier non è in grado nemmeno di spiegare questa differenza, non è adatta al suo mestiere”.

E però, nessun via libera parlamentare dovrebbe arrivare nel 2023. Palazzo Chigi ipotizza di occuparsene a inizio 2024. E comunque solo dopo l’eventuale intesa sul Patto di stabilità. “Quello sul Mes è un dibattito molto italiano e ideologico che testimonia la strumentalità di certe posizioni. Non si può parlare del Mes, che non è un totem ideologico, se non si conosce il contesto”. E il contesto è il Patto: "Quando lo conoscerò, saprò anche che cosa secondo me bisogna fare del Mes”. Molto sarà più chiaro dopo l’Ecofin che si terrà tra il 18 e il 21 dicembre. Poi dovrà costruire il dietrofront. E convincere Matteo Salvini a rinnegare la battaglia contro il Salva Stati.

Ma se sul Mes per ora è pronto il rinvio, sull’invio delle armi all’Ucraina non è possibile posticipare la decisione. Ieri Guido Crosetto ha confermato che l’ottavo decreto interministeriale per nuove armi a Kiev sarà firmato prima della fine dell’anno. Ma il nodo politico è il decreto che andrà varato alle Camere per dare copertura legale alle forniture per tutto il 2024: la Lega vuole segnare una discontinuità e riservatamente minaccia di mettersi di traverso. Una nuova potenziale grana per la premier.

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