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Alain Minc: “È Draghi la scelta migliore per l’Ue. Si imporrà dopo il voto”

L’intervista al consigliere dell’Eliseo: “Macron ha riallacciato i rapporti con Meloni ma i dna politici restano diversi. L’agitazione di Salvini dimostra che sta riprendendo la fiaccola populista”
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PARIGI – «Emmanuel Macron ha riallacciato con Giorgia Meloni, ma non si può dire che abbia il suo stesso dna politico». Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti francesi, ora molto vicino al capo di Stato, è un attento osservatore della politica italiana. Minc auspica in Francia una “alleanza dei moderati” per battere Marine Le Pen. «Se vincesse lei - avverte - cambierebbe la Carta dell’Europa». E a proposito di un ruolo di Mario Draghi dopo le Europee, osserva: «Credo che all’Europa non potrebbe accadere nulla di meglio».

È preoccupato per l’incertezza che circonda il vertice europeo?

«Oggi il problema tedesco è molto più importante di quello ungherese. La sentenza del tribunale di Karlsruhe è una scelta terribile per l’Europa. Se i tedeschi non fanno saltare il tetto del debito, avremo una Germania bloccata, che cercherà di limitare tutti i progetti europei, compresa la rinegoziazione dei criteri di Maastricht, con l’eccezione forse degli aiuti all’Ucraina».

Con una Ge…

PARIGI – «Emmanuel Macron ha riallacciato con Giorgia Meloni, ma non si può dire che abbia il suo stesso dna politico». Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti francesi, ora molto vicino al capo di Stato, è un attento osservatore della politica italiana. Minc auspica in Francia una “alleanza dei moderati” per battere Marine Le Pen. «Se vincesse lei - avverte - cambierebbe la Carta dell’Europa». E a proposito di un ruolo di Mario Draghi dopo le Europee, osserva: «Credo che all’Europa non potrebbe accadere nulla di meglio».

È preoccupato per l’incertezza che circonda il vertice europeo?

«Oggi il problema tedesco è molto più importante di quello ungherese. La sentenza del tribunale di Karlsruhe è una scelta terribile per l’Europa. Se i tedeschi non fanno saltare il tetto del debito, avremo una Germania bloccata, che cercherà di limitare tutti i progetti europei, compresa la rinegoziazione dei criteri di Maastricht, con l’eccezione forse degli aiuti all’Ucraina».

Con una Germania che diventa un freno, che ruolo possono avere Italia e Francia?

«Dovrebbero fare squadra, ma politicamente è estremamente difficile. Macron ha riallacciato i rapporti con Meloni, ma non si può dire che il governo italiano abbia il suo stesso dna politico. Certo, ci sono interessi convergenti perché siamo Paesi indebitati. Per fare delle vere alleanze, però, sarebbe necessaria una solidarietà politica».

La campagna per le Europee aumenterà le tensioni politiche?

«Sarà un po’ complicato fino al voto, ma è una falsa questione. Anche se i populisti conquistassero più seggi, ci sarà un’alleanza dei moderati, tra Ppe, socialdemocratici e centristi. Stiamo esagerando la minaccia populista. Nei Paesi Bassi, Geert Wilders ha guadagnato dieci punti, ma è agli stessi livelli di altri partiti di estrema destra nei Paesi scandinavi. E tendiamo invece a dimenticarci la svolta della Polonia, molto più importante per l’Europa».

E l’Italia?

«L’Italia tiene. L’agitazione di Salvini dimostra che sta riprendendo la fiaccola populista, contro Meloni. Il vero rischio populista esiste in un solo paese: la Francia. Se Le Pen venisse eletta all’Eliseo, cambierebbe la Carta dell’Europa. Da un certo punto di vista, Meloni sta rendendo un pessimo servizio alla Francia. Molti pensano che con Le Pen al potere sarebbe come in Italia in questo momento. Solo che Le Pen non fa le stesse scelte di Meloni su Stati Uniti, Europa e rispetto del gioco economico».

Qual è il suo giudizio su Meloni?

«Ha dimostrato intelligenza e cinismo politico. Ciò che mi affascina è che non ha perso consensi nella sua base, come di solito succede quando si fa l’opposto di quello che si è detto in campagna elettorale. Ci sono due modi di leggere il suo progetto costituzionale: o lo vuole davvero fare perché è fedele alle sue radici populiste e post-fasciste, o lo lancia solo per dimostrare lealtà alle sue truppe, sapendo che non passerà».

L’Italia conta meno in Europa?

«Gli equilibri di potere in Europa sono la somma di una situazione oggettiva del Paese più la leadership. L’Italia pesava più quando c’era Mario Draghi mentre oggi è semplicemente tornata al suo normale livello. La Francia di Macron pesava all’inizio più del suo livello e ora la Germania pesa un po’ meno».

A proposito di Draghi, conferma che è il nome proposto da Macron per guidare la Commissione Ue?

«Non voglio commentare, ma il suo nome verrà naturalmente fuori nel mercato europeo dopo le elezioni. Personalmente, credo che all’Europa non potrebbe capitare nulla di meglio. E comunque l’unico problema del 2024 non sono le Europee. Il nostro rischio strategico ed economico sono le elezioni americane. E lì, siamo spettatori».

Le Pen potrebbe arrivare al potere?

«I moderati in Francia sono tra il 30 e il 32%. Due candidati moderati, uno macronista e uno della destra democratica, rischiano di non arrivare al secondo turno. C’è bisogno di un unico candidato moderato, scelto attraverso primarie aperte. E prima serve un accordo politico. Chi può farli governare insieme? Macron. Se non lo fa, corre il rischio di far eleggere Le Pen».

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