Ue, trattativa nella notte. Meloni vede Scholz e Macron dopo la minaccia di veto sul Patto di stabilità
dal nostro inviato Tommaso CiriacoMeloni a tavola con Macron e Scholz a Bruxelles
Bruxelles - C’è un tavolino con il vino rosso. Francese, se la distanza di sicurezza imposta ai cronisti non inganna. E c’è un secondo tavolino, a cui sono appoggiati a discutere Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Al tavolo accanto, Olaf Scholz beve birra con i collaboratori. Poi si avvicina, ha la maglietta grigia a maniche corte. Hotel Amigo di Bruxelles, notte prima del Consiglio. Notte di chiacchiere e trattative. Sul Patto di stabilità. Sul bilancio pluriennale. Sull’ingresso dell’Ucraina in Europa.
Il presidente francese gioca un ruolo di mediazione, non è la prima volta quando Italia e Germania sono troppo distanti: lo sono, in questo caso, sui parametri del patto di stabilità. Mediano, anche perché la Francia ha problemi di tenuta del debito che assomigliano a quelli dell’Italia, più di un tempo sicuramente. All’una di notte i tre leader sono ancora seduti a bere. C’è da risolvere un problema che può mandare in stallo l’Europa.
Non solo vino. A un certo punto Meloni si fa servi…
Bruxelles - C’è un tavolino con il vino rosso. Francese, se la distanza di sicurezza imposta ai cronisti non inganna. E c’è un secondo tavolino, a cui sono appoggiati a discutere Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. Al tavolo accanto, Olaf Scholz beve birra con i collaboratori. Poi si avvicina, ha la maglietta grigia a maniche corte. Hotel Amigo di Bruxelles, notte prima del Consiglio. Notte di chiacchiere e trattative. Sul Patto di stabilità. Sul bilancio pluriennale. Sull’ingresso dell’Ucraina in Europa.
Il presidente francese gioca un ruolo di mediazione, non è la prima volta quando Italia e Germania sono troppo distanti: lo sono, in questo caso, sui parametri del patto di stabilità. Mediano, anche perché la Francia ha problemi di tenuta del debito che assomigliano a quelli dell’Italia, più di un tempo sicuramente. All’una di notte i tre leader sono ancora seduti a bere. C’è da risolvere un problema che può mandare in stallo l’Europa.
Non solo vino. A un certo punto Meloni si fa servire champagne, mentre il Cancelliere riempie di nuovo il bicchiere di rosso e brinda alzando un po’ la voce. Nella saletta c’è chi si gira, ma è soltanto un attimo. Raffaele Fitto, il ministro che accompagna la premier al Consiglio, attende a qualche passo di distanza, ma beve solo acqua. Osserva a distanza anche il neo consigliere diplomatico, Fabrizio Saggio. La musica si abbassa, non le discussioni dei tre leader. Conversando soprattutto in inglese, con qualche incursione in francese. E parla soprattutto Meloni. I bicchieri vengono riempiti e si svuotano in fretta, le voci e le risate si sentono più distintamente. L’una è passata da un pezzo, la trattativa continua. E continuerà anche giovedì e venerdì, chissà se basterà a sciogliere i nodi sul nuovo Patto e preparare la riunione straordinaria dell’Ecofin del 20 dicembre. E domattina Meloni vedrà Orban per provare a sbloccare la partita dell’avvio dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea.