“Sui decreti attuativi noi meglio degli altri” ma i numeri smentiscono il governo Meloni. Bonetti: “Favole, si diano una mossa”
di Gabriele BartoloniLa premier Giorgia Meloni
(reuters)Il governo parla di “record”, ma i numeri lo smentiscono. La corsa al primato questa volta riguarda l'ammontare dei decreti attuativi smaltiti dall’esecutivo a partire dal suo insediamento. E anche qui il paragone è con il governo guidato da Mario Draghi.
Secondo Meloni nessun governo prima del suo aveva mai portato il numero di provvedimenti attuativi ad un livello così basso: secondo una nota diffusa a fine novembre dal Dipartimento per l'attuazione del programma, l’esecutivo sarebbe “riuscito a ridurre sensibilmente lo stock” portandolo a quota 416. Si parla di "record positivo”, ma - come fa notare la senatrice Elena Bonetti su X - l'entusiasmo andrebbe ridimensionato di un bel po’. L'esponente di Azione, citando i dati dello stesso governo, fa notare come la media mensile dei provvedimenti smaltiti da Meloni sia sensibilmente più bassa a quella degli altri esecutivi. Di più: quello attuale sarebbe quinto nella 'classifica' dei sei governi che si sono avvicendati a partire dall'es…
Il governo parla di “record”, ma i numeri lo smentiscono. La corsa al primato questa volta riguarda l'ammontare dei decreti attuativi smaltiti dall’esecutivo a partire dal suo insediamento. E anche qui il paragone è con il governo guidato da Mario Draghi.
Secondo Meloni nessun governo prima del suo aveva mai portato il numero di provvedimenti attuativi ad un livello così basso: secondo una nota diffusa a fine novembre dal Dipartimento per l'attuazione del programma, l’esecutivo sarebbe “riuscito a ridurre sensibilmente lo stock” portandolo a quota 416. Si parla di "record positivo”, ma - come fa notare la senatrice Elena Bonetti su X - l'entusiasmo andrebbe ridimensionato di un bel po’. L'esponente di Azione, citando i dati dello stesso governo, fa notare come la media mensile dei provvedimenti smaltiti da Meloni sia sensibilmente più bassa a quella degli altri esecutivi. Di più: quello attuale sarebbe quinto nella 'classifica' dei sei governi che si sono avvicendati a partire dall'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Peggio di Meloni c’è solo il Conte I.
Il paragone con Draghi non regge. Con una media di 70 decreti attuativi ogni trenta giorni, il governo dell'ex capo della Bce stacca di gran lunga i circa 27 decreti approvati mensilmente da Meloni. Non solo: nella nota diffusa a fine novembre il governo si vantava di aver smaltito 342 provvedimenti nei primi 13 mesi di governo. Un dato che, ancora una volta, impallidisce se confrontato con il ritmo di approvazione del governo Draghi: quasi mille provvedimenti - 955 per l’esattezza - in appena 11 mesi di governo, dal 13 febbraio del 2021 al 31 marzo dell’anno successivo.
“Questi sono i fatti. Poi ci sono le favole che la maggioranza si sta raccontando sui suoi risultati, dando così ancora più argomenti a chi dice che la presidente Meloni e il suo governo soffrono di un complesso di inferiorità verso il presidente Draghi. Ma almeno una morale che il governo può imparare c’è: si diano una mossa”, attacca Bonetti. I decreti attuativi, del resto, sono sì atti di secondo livello, ma fondamentali affinché la misure approvate dal parlamento non rimangano sulla carta con i relativi fondi. Il compito di emanarli spetta al governo. Non farlo significa non attuare le leggi e non finanziare le misure approvate. Spiega Bonetti: "Se una legge prevede dei decreti attuativi e questi non vengono adottati, di fatto quella legge rimane senza effetto e non dà nessun beneficio ai cittadini".
Secondo Openpolis, che tiene traccia periodicamente dello stato di attuazione dei decreti attuativi, a metà ottobre mancavano all’appello più di 400 provvedimenti. Uno stock che teneva fermi - e in parte tuttora blocca - ben 9,2 miliardi di euro. Il ministero maggiormente coinvolto è quello dell’Economia. Seguono Infrastrutture, Interno e Salute. Certo, la maggior parte dei decreti da emanare viene ereditata dagli esecutivi precedenti, ma fino ad ottobre scorso all’appello mancava ancora il 61 per cento dei provvedimenti attuativi richiesti da norme varate dall'attuale esecutivo.