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Tutti contro il premierato, coro di no di giuristi e dubbi delle opposizioni. Chiuse le audizioni, la maggioranza tira dritto

La ministra delle Riforme, la forzista Elisabetta Casellati

 
Lunedì prossimo verrà fissata la data per la discussione generale in commissione. Il Pd insiste per ascoltare costituzionalisti francesi e giuristi e politologi tedeschi
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Sono state 43 le audizioni sul premierato in tre settimane: conteggia il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il meloniano Alberto Balboni. Un numero sufficiente per la destra, che lunedì prossimo proporrà di fissare la data per la discussione generale in commissione, entrando così nel vivo dell’esame della “madre di tutte riforme”, come la definisce la premier Giorgia Meloni.

Costituzionalisti, giuristi, ex presidenti della Consulta, ma anche sindacalisti hanno detto la loro, esaminato la proposta di legge che porta la firma della ministra delle Riforme, la forzista Elisabetta Casellati. Casellati dice di essere soddisfatta e chiede di andare avanti spediti. Ma le opposizioni - in testa il Pd - insistono per ascoltare altri esperti, ad esempio costituzionalisti francesi e giuristi e politologi tedeschi. Per ragionare di quello che funziona e di cosa non va nelle architetture istituzionali d’Oltralpe, e quindi essere più avveduti e prudenti in Italia prima di…

Sono state 43 le audizioni sul premierato in tre settimane: conteggia il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il meloniano Alberto Balboni. Un numero sufficiente per la destra, che lunedì prossimo proporrà di fissare la data per la discussione generale in commissione, entrando così nel vivo dell’esame della “madre di tutte riforme”, come la definisce la premier Giorgia Meloni.

Costituzionalisti, giuristi, ex presidenti della Consulta, ma anche sindacalisti hanno detto la loro, esaminato la proposta di legge che porta la firma della ministra delle Riforme, la forzista Elisabetta Casellati. Casellati dice di essere soddisfatta e chiede di andare avanti spediti. Ma le opposizioni - in testa il Pd - insistono per ascoltare altri esperti, ad esempio costituzionalisti francesi e giuristi e politologi tedeschi. Per ragionare di quello che funziona e di cosa non va nelle architetture istituzionali d’Oltralpe, e quindi essere più avveduti e prudenti in Italia prima di cambiare la forma di governo.

Non basta questa prima tappa di riscaldamento in vista della discussione generale? No, non basta: per il capogruppo dem in Affari costituzionali, Andrea Giorgis sono emersa tali e tante perplessità da richiedere un supplemento di istruttoria subito. Avverte Giorgis: “L’elezione diretta del presidente del Consiglio e la contestuale elezione di una consistente maggioranza parlamentare ad esso collegata (55%), indebolisce e marginalizza il Parlamento (e di conseguenza il ruolo del presidente della Repubblica), rendendo la nostra democrazia meno democratica, meno plurale, meno flessibile e alla fine più fragile”. Per Casellati il bilancio è invece positivo e l’audizione di “cinque presidenti emeriti della Consulta, di sindacati, di rappresentanti delle imprese, di Comuni, di Regioni e di oltre 30 esperti costituzionalisti” l’ha dimostrato. Quindi la ministra rilancia: “Ho apprezzato l’ampia condivisione dei principi cardine che hanno guidato il mio lavoro in quest’anno, la necessità di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, combattere l’astensionismo e dare stabilità al governo”. Rivolge un appello alle istituzioni: “Abbassate i muri ideologici e lavoriamo insieme per portare a termine una battaglia che non serve solo al centrodestra, ma a tutto il Paese”.

In realtà, riavvolgendo il nastro di quanto è stato detto dagli esperti in queste settimane, prevalgono i dubbi e sono sottolineate molte criticità. Il premierato è l’elezione diretta del capo del governo, un inedito in Europa, che trascina con sé la maggioranza parlamentare. Nella riforma- che modifica 4 articoli della Costituzione, il 59, l’88, il 92 e il 94 - , è previsto che il candidato premier vincitore abbia un premio di maggioranza pari al 55% dei seggi. La maggioranza parlamentare è quindi al traino. Altra questione aperta: il premier supplente. È stata infatti stabilita la possibilità, se il premier eletto direttamente cade, di un premier-bis, per una volta sola, purché espressione della maggioranza eletta e che si impegni a portare avanti il programma di governo. Anche questo una assoluta novità. Dai presidenti emeriti della Consulta è arrivata una bocciatura corale. Ugo De Siervo in audizione l’ha giudicato “un progetto di legge quasi eversivo per alcuni aspetti ed estramente debole per altri”. Un giudizio dal quale non si sono molto discostati sia Marta Cartabia, che Gustavo Zagrebelsky, che Gaetano Silvestri.

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