✕

Duello Renzi-Delmastro sul palco di Atreju. E l’ex premier attacca FdI: “Non avete messo Nordio nelle condizioni di lavorare”

Carlo Nordio e Matteo Renzi ad Atreju

 
Scintille al dibattito sulla giustizia. Il sottosegretario attacca il Pd: “Io non vado a trovare Cospito in galera e non vado dai mafiosi se me lo dice Cospito”. La leghista Bongiorno: sì ai test psicoattitudinali per le toghe e alla stretta sulle intercettazioni
3 minuti di lettura

Alla festa di Atreju è scontro tra Matteo Renzi e il sottosegretario Andrea Delmastro. L’ex premier boccia la maggioranza che “in quest’anno non ha fatto niente sulla giustizia”, ma salva il Guardasigilli Carlo Nordio, che gli sta seduto vicino, perché “fino a oggi non l’avete messo in condizione di fare”. Non è dunque lui il “colpevole” dell’inattività, ma i suoi che non lo sostengono a sufficienza. Il ministro non raccoglie la provocazione, vola alto e insiste soprattutto sull’impegno di accorciare i tempi della giustizia civile per via del Pnrr. Conferma che la separazione delle carriere si farà, ma solo dopo il premierato. E ci sarà anche la stretta sulle intercettazioni, perché “sequestrare un telefonino è sequestrare una vita in quanto ormai è pieno di atti riservati, anche se per fortuna la Consulta ha fatto piazza pulita sulla corrispondenza (con la sentenza su Renzi, ndr)”.

Dibattito a quattro voci, con Nordio, Renzi, Delmastro e Giulia Bongiorno, la presidente leghista …

Alla festa di Atreju è scontro tra Matteo Renzi e il sottosegretario Andrea Delmastro. L’ex premier boccia la maggioranza che “in quest’anno non ha fatto niente sulla giustizia”, ma salva il Guardasigilli Carlo Nordio, che gli sta seduto vicino, perché “fino a oggi non l’avete messo in condizione di fare”. Non è dunque lui il “colpevole” dell’inattività, ma i suoi che non lo sostengono a sufficienza. Il ministro non raccoglie la provocazione, vola alto e insiste soprattutto sull’impegno di accorciare i tempi della giustizia civile per via del Pnrr. Conferma che la separazione delle carriere si farà, ma solo dopo il premierato. E ci sarà anche la stretta sulle intercettazioni, perché “sequestrare un telefonino è sequestrare una vita in quanto ormai è pieno di atti riservati, anche se per fortuna la Consulta ha fatto piazza pulita sulla corrispondenza (con la sentenza su Renzi, ndr)”.

Dibattito a quattro voci, con Nordio, Renzi, Delmastro e Giulia Bongiorno, la presidente leghista della commissione Giustizia del Senato. Che non solo conferma i prossimi interventi sulle intercettazioni, ma sposa l’idea dei test psico attitudinali per i giudici. “Alla Pubblica amministrazione - in cui è stata ministro nel governo gialloverde - i test li fanno tutti perché farli non significa verificare se sei pazzo. Quello del magistrato è un lavoro delicato che richiede la massima ponderazione ed equilibrio, quindi cosa c’è di male se vieni sottoposto al test?”. Ovviamente scoppia un applauso nella sala molto affollata.

Ola anche per i duetti tra Renzi e Delmastro. “Abbiamo l’occasione storica di chiudere la pagina del giustizialismo, e lo dico io che ci sono passato, quindi andate fino in fondo su quello che ha sempre detto Nordio” dice l’ex premier, che apre con una battuta: “Sono stato chiamato a sostituire la collega Elly Schlein...". Delmastro sfoggia tutto il suo giustizialismo di destra. Subito contro Piercamillo Davigo e la frase sugli imputati suicidi (“perdiamo una fonte…”), “ci vogliono i test psico attitudinali di fronte a un cinismo così barbarico, violento e sanguinario". E poi ancora contro il Pd e il caso Cospito. Renzi gli dà il là: “Non sono uno di voi, se lo fossi avrei detto a Delmastro: 'ma come ti è venuto in mente di darlo a Donzelli quel materiale? Donzelli non si tiene un cecio in bocca’, come si dice a Firenze. La prossima volta fatti più furbo". E pure un “ma chi te li scrive i discorsi?”. A proposito di quel “spezzare le reni” di mussoliniana memoria.

E Delmastro fa la nuova intemerata sul caso Cospito: “Io non vado a trovare Cospito in galera, e non vado a trovare i mafiosi se me lo dice Cospito. Io e Donzelli non ci teniamo un cecio in bocca, ma quello che facciamo lo sanno tutti. C’è un ometto in galera che ha gambizzato un ingegnere e poi ha messo un ordigno all’ingresso di una caserma… Prima è aumentato di 35 chili e poi si è messo a dieta (allude allo sciopero della fame dell’anarchico, ndr) e pretendeva che gli togliessimo il carcere duro mentre mandava pizzini alla galassia anarchica. Se tolgo il carcere duro a lui poi lo devo togliere pure a Messina Denaro che ha il tumore, ma noi non gliel’abbiamo tolto”. Scatenato, va avanti contro le decisioni dei giudici: “Un certo Dimitri Fricano che ha piazzato 57 coltellate a Erika Preti, è fuori, ma che giustizia è questa?”. Per questo sottoscrive in pieno i test psico attitudinali.

Ma non basta. Davanti al suo pubblico che lo applaude Delmastro è scatenato. Eccolo accusare ancora le toghe, “nel libro di Palamara, ogni pagina contiene 22 notizie di reato, ma non mi risulta ci siano indagini…”. E poi contro Renzi, “hai governato due anni, ma non hai fatto le pagelle”. E mentre il leader di Italia viva accusa FdI “di aver fatto le manifestazioni sotto le nostre case quando ci hanno indagato le famiglie” e chiede a Delmastro “se sei in grado di parlare il linguaggio del garantismo?”, lui svicola sul caso Apostolico: “ L’insindacabilità per una corporazione la conosco solo in Iran per gli Ayatollah”.

La parola passa a Bongiorno. Che con la mano fa cenno alla necessità di abbassare i toni. Ed è proprio lei che conferma la futura stretta sulle intercettazioni. “Sono contraria a pubblicare singoli passaggi sui giornali perché se ne estrapoliamo uno siamo in grado di trasformare la Bibbia in un libro pornografico. Se pubblico solo un passaggio ne deriva solo confusione e degrado. L’uso delle intercettazioni è spropositato, ma non si può chiudere il rubinetto perché sono fondamentali per la mafia, ma nel codice è scritto che vanno usate solo se sono ‘indispensabili’. E ‘indispensabile’ vuol dire ‘indispensabile’ e non quando fa comodo per fini investigativi, perché lì si finisce nell’abuso. I magistrati devono usare invece i vecchi strumenti come le perquisizione e i pedinamenti, ma è da escludere che le intercettazioni possano essere eliminate. La domanda invece è la seguente: c’è un abuso di chi indaga o di chi le pubblica? Quando escono quasi sempre non potrebbero essere pubblicate, ma non si trova mai il colpevole”. Ecco, alla fine, a pagare il conto della riforma sarà il diritto di fare cronaca giudiziaria.

Leggi i commenti