Podolyak: “Un segnale a Putin. Kiev è parte di questa famiglia. Ora aspettiamo i 50 miliardi”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniMykhailo Podolyak è «felice». Raggiunto da Repubblica poco dopo la storica decisione sull’Ucraina presa a Bruxelles, il capo consigliere di Zelensky spiega perché è fondamentale.
Cosa significa il via libera di ieri?
«È un segnale molto chiaro: non saremo lasciati soli con l’aggressore e con il nostro futuro. Abbiamo il sostegno fondamentale e totale dei nostri partner europei. È un riconoscimento concreto della nostra sovranità, della nostra piena soggettività e del nostro europeismo. L’Europa ha mostrato leadership, ha dimostrato di sapersi assumere le proprie responsabilità, di essere pronta a difendere i propri principi fondamentali e di considerare l’Ucraina come un membro di un’unica famiglia europea. Oggi l’Europa ha dato prova di qualità fantastiche».
Qual è il messaggio per Putin?
«Il messaggio chiaro alla Russia e a Putin è che non domineranno l’Europa. In nessun modo. In nessun caso. Che il sanguinoso tentativo della Russia di dominare con la forza, attraverso guerre a Stat…
Mykhailo Podolyak è «felice». Raggiunto da Repubblica poco dopo la storica decisione sull’Ucraina presa a Bruxelles, il capo consigliere di Zelensky spiega perché è fondamentale.
Cosa significa il via libera di ieri?
«È un segnale molto chiaro: non saremo lasciati soli con l’aggressore e con il nostro futuro. Abbiamo il sostegno fondamentale e totale dei nostri partner europei. È un riconoscimento concreto della nostra sovranità, della nostra piena soggettività e del nostro europeismo. L’Europa ha mostrato leadership, ha dimostrato di sapersi assumere le proprie responsabilità, di essere pronta a difendere i propri principi fondamentali e di considerare l’Ucraina come un membro di un’unica famiglia europea. Oggi l’Europa ha dato prova di qualità fantastiche».
Qual è il messaggio per Putin?
«Il messaggio chiaro alla Russia e a Putin è che non domineranno l’Europa. In nessun modo. In nessun caso. Che il sanguinoso tentativo della Russia di dominare con la forza, attraverso guerre a Stati sovrani, non si realizzerà. Che Putin non si potrà aspettare una spaccatura europea e non potrà creare una situazione in cui l’Europa abbandonerà l’Ucraina. L’Europa è in grado di difendere i suoi interessi fondamentali».
Ieri Orban, dopo aver minacciato il veto e avervi detto per settimane che non siete pronti per entrare nella Ue, è uscito platealmente dalla stanza al momento del voto. Cosa si sente di dirgli?
«Se si hanno veramente a cuore i propri interessi nazionali, non si può andare contro la comunità di cui si è membri e di cui si sembrano condividere i valori. Non si può sedere su due sedie allo stesso tempo. Anche per il bene di illusorie buone relazioni con i russi. È importante che Orban capisca che solo con l’Ue, l’Ungheria può avere il massimo successo possibile. Perché l’Ue è fiducia, prospettiva, sviluppo tecnologico, interessi a lungo termine, libertà e diritto di voto. Mentre gli interessi contingenti della Russia sono il collasso dell’Ue, la continua provocazione e la distruzione del benessere degli europei. La Russia danneggerà sempre gli interessi nazionali degli altri. Se vuole avere successo, Orban deve credere nei valori dell’Ue».
Il Consiglio non è finito. Pensa che riceverete i 50 miliardi promessi?
«Sì, certo. Ci saranno, anche lì, discussioni difficili e tentativi di bloccare tutto. Ma se la Ue ha detto “A”, raccomandando l’avvio di un negoziato con un futuro membro, allora non può fare a meno di dire “B”, ossia di aiutare quel futuro membro a difendere il suo diritto alla vita e alla libertà. 50 miliardi non sono un investimento diretto ed esclusivo nella guerra: sono un investimento diretto nella stabilità dell’Europa, nelle garanzie di sicurezza comune, in un futuro prevedibile, in una significativa riduzione dei rischi generati da un’eventuale espansione russa».
In questo periodo difficile, la decisione di ieri è un bel regalo di Natale per gli ucraini.
«Era necessario. Una guerra lunga è molto difficile. E gli ucraini volevano vedere il sostegno. Sentirlo concretamente. Perché motiva. Ci dice dov’è il nostro futuro. Dove cresceranno i nostri figli, in quale sistema di valori. E questo è un chiaro segnale che siamo parte della famiglia europea».