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Schlein lancia la corsa per le Europee: “Per il Pd è il calcio d’inizio. Prima i programmi, poi liste aperte”

La leader raduna i big dem ai Tiburtina Studios. Bindi: “Ucraina? La politica metterà fine alla guerra, non le armi”. Gentiloni: “Sostegno militare senza tentennamenti”. Guerini apre a Draghi ai vertici Ue
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Ai Tiburtina Studios va in scena il Pd come lo vorrebbe Elly Schlein: centinaia di persone, di tutte le età, ragazzi e vecchi compagni, seduti a cerchio a parlare di ambiente, salari, diritti, pace. Tutti con delle cuffie giganti che si illuminano, modello “silent party”, e che riportano gli interventi di chi parla al microfono in varie lingue. Pure la segretaria se le infila, queste strane cuffione fluo. Si fa immortalare dal suo social media manager, Guglielmo Masin, e accetta l’azzardo: “Pubblica, pubblica. Ora ci faranno un meme”.
Chissà se la segretaria dentro di sé pensa: magari fosse sempre così. Magari la campagna per le Europee del Pd fosse così semplice da gestire: solo a parlare di grandi temi, in buon ordine, dando voce a tutti. Verrà il momento delle liste e il puzzle non sarà di quelli a incastri facili. Lei, a domanda, sorride: “Certo, verrà il momento delle liste, più avanti. Ma oggi parliamo di temi. Di programma. Sei tavoli, centinaia di persone a discutere. Un partit…

Ai Tiburtina Studios va in scena il Pd come lo vorrebbe Elly Schlein: centinaia di persone, di tutte le età, ragazzi e vecchi compagni, seduti a cerchio a parlare di ambiente, salari, diritti, pace. Tutti con delle cuffie giganti che si illuminano, modello “silent party”, e che riportano gli interventi di chi parla al microfono in varie lingue. Pure la segretaria se le infila, queste strane cuffione fluo. Si fa immortalare dal suo social media manager, Guglielmo Masin, e accetta l’azzardo: “Pubblica, pubblica. Ora ci faranno un meme”.
Chissà se la segretaria dentro di sé pensa: magari fosse sempre così. Magari la campagna per le Europee del Pd fosse così semplice da gestire: solo a parlare di grandi temi, in buon ordine, dando voce a tutti. Verrà il momento delle liste e il puzzle non sarà di quelli a incastri facili. Lei, a domanda, sorride: “Certo, verrà il momento delle liste, più avanti. Ma oggi parliamo di temi. Di programma. Sei tavoli, centinaia di persone a discutere. Un partito aperto, dove non si decide in una stanza fra capi”. Sarà questo anche un modello per la compilazione delle liste, cioè tanta società civile, tanti esterni in lizza? “Questo – risponde – è il nostro calcio d’inizio per le Europee. Un percorso aperto alla società, al mondo produttivo, del lavoro, alle associazioni, al terzo settore”. Un percorso aperto ai cattolici, lo dimostrano gli inviti, a partire da Rosy Bindi. “Tutti si devono sentire a casa”, replica Schlein.


Il Forum Europa dei dem, sotto la regia di Peppe Provenzano, può essere letto, ovviamente, come la contro-Atreju del Pd, certo. Perché il calendario combacia, anche se Schlein giura che la coincidenza non era voluta. Però dice anche altro. Racconta del tentativo della leader di chiamare davvero a raccolta tutto il partito. Oggi hanno parlato Rosy Bindi e Paolo Gentiloni. Domani c’è l’atteso ritorno di Romano Prodi. E di Enrico Letta.
Bindi è stata applauditissima. Non farà la “federatrice” del centrosinistra, scherza lei: “Sciocchezze”. E nemmeno riprenderà la tessera dem. Però la sua sola presenza serve a Schlein a smontare la narrazione che i cattolici non siano coinvolti nel suo progetto. Certo, Bindi torna a modo suo. Parla di pace e in un modo che non collima con la linea ufficiale del Pd. “Adesso la guerra è dentro l'Europa – dice dal palco - Possiamo dire che è la forza della politica e non quella delle armi che vi metterà fine?”. Applausi. Gentiloni invece dice una cosa diversa. E ribadisce la posizione dem. Cioè “sostegno economico, militare, all'Ucraina, senza tentennamenti”. Segue un monito significativo: “Dico no al mesto corteo dei sonnambuli: il sostegno all'Ucraina è necessario per evitare le minacce che incombono sull'Europa, perché o capiamo che 'oggi in Ucraina, domani in Europa' o prendiamo un abbaglio colossale”.

L’ex premier vola alto, al Forum di Schlein. Non tocca temi partitici. Ma il suo ragionamento emerge da qualche frase sulle Europee: “Guai a vedere il nostro contributo come una pennellata di rosso in un edificio guidato da qualcun altro. Noi guidiamo quell'edificio”. E di sera, alla presentazione del libro di Carlo Calenda, aggiunge: “Serve un centrosinistra di governo. Siamo vicini? No, diciamo la verità…”.
Fuori dai panel, nelle chiacchiere di tanti eletti del Pd all’ingresso degli studios, si parla anche di nomi per le Europee. A partire dallo spitzenkandidat, il candidato del Pse alla guida della Commissione Europea. Tanti guardano al commissario lussemburghese Nicolas Schmit, che domani sarà qui. Andrea Orlando lo promuove: “Schmit sarebbe un segnale molto forte”. Mentre Mario Draghi potrebbe rientrare “nel quadro della scelta del presidente del Consiglio” europeo. L’ala riformista invece tifa Draghi e non è un mistero. “Può dare un impulso fondamentale all’Ue”, dice Lorenzo Guerini. “Una futura presenza di Draghi ai vertici delle istituzioni europee è non solo preziosa, ma auspicabile”, ragiona Pina Picierno.
Schlein su questo non dichiara. Parla di Rai, degli errori di Meloni nella trattativa sul patto di stabilità, “si è mossa male”. E della manovra: “Oggi le opposizioni hanno trovato un'intesa per fare insieme un emendamento: mettiamo le scarsissime risorse che il governo ha lasciato al Parlamento sul contrasto alla violenza di genere. Non sulle mance”. E si gode la benedizione di Iratxe García Pérez, la capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo: “Elly, sei tu la speranza del cambiamento per recuperare il governo in Italia”.

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