Madia: “Al forum del Pd sulle Europee mancava Renzi, lui è uno di noi. Chi ci unirà? Vedremo”
di Lorenzo De CiccoMarianna Madia
ROMA - “Bello che qui ci fossero tre ex premier, Gentiloni, Prodi, Letta. Però…”. Marianna Madia si arrangia una ciocca bionda sulla fronte e sembra rifletterci un attimo. Un nanosecondo, tipo: lo dico o non lo dico. E poi lo dice. Però? “Però mancava il quarto. Renzi”, dice la deputata del Pd, due volte ministra.
Renzi, boom. Il nuovo corso, insomma il giro Schlein, certo non l’avrebbe chiamato. Non era nemmeno alla festa dell’Unità nazionale, dove pure si era auto-invitato, per parlare di Jobs act.
"Non so se va di moda dirlo in questo Paese. Io penso che questa due giorni del Pd sia stata molto interessante. È un valore che ha il Pd avere tre ex presidenti del Consiglio che parlano dell’Italia e dell’Europa del futuro. Sarebbe stato una ricchezza però avere anche lui qui. Renzi. In generale, è stato un grande peccato per lui uscire da questo partito”.
Deve stare almeno nel campo largo?
“Ma assolutamente! In nome di quello che noi del Pd abbiamo fatto in quegli anni, quelli del…
ROMA - “Bello che qui ci fossero tre ex premier, Gentiloni, Prodi, Letta. Però…”. Marianna Madia si arrangia una ciocca bionda sulla fronte e sembra rifletterci un attimo. Un nanosecondo, tipo: lo dico o non lo dico. E poi lo dice. Però? “Però mancava il quarto. Renzi”, dice la deputata del Pd, due volte ministra.
Renzi, boom. Il nuovo corso, insomma il giro Schlein, certo non l’avrebbe chiamato. Non era nemmeno alla festa dell’Unità nazionale, dove pure si era auto-invitato, per parlare di Jobs act.
"Non so se va di moda dirlo in questo Paese. Io penso che questa due giorni del Pd sia stata molto interessante. È un valore che ha il Pd avere tre ex presidenti del Consiglio che parlano dell’Italia e dell’Europa del futuro. Sarebbe stato una ricchezza però avere anche lui qui. Renzi. In generale, è stato un grande peccato per lui uscire da questo partito”.
Deve stare almeno nel campo largo?
“Ma assolutamente! In nome di quello che noi del Pd abbiamo fatto in quegli anni, quelli del suo governo, per il Pd e per il Paese. Credo che lui abbia dei valori democratici. Che sia uno di noi”.
Però Schlein non l’ha invitato nemmeno alla festa dell’Unità, appunto. Né qui. Perché?
“Ci sono stati anni che hanno prodotto delle sofferenze umane. Io penso però che la rottura sia nata per un dato umano, non politico. Rispettabile, per carità, la politica è fatta di esseri umani e quando ci sono sofferenze queste lasciano delle lacerazioni che rimangono nel tempo. Ma credo sia un errore non fare i conti con i nostri anni di governo, con le idee che abbiamo portato avanti insieme con lui come presidente del Consiglio. È stato anche un leader molto energico, grazie al quale abbiamo ottenuto molti risultati”.
Però la linea di Schlein, su cui ha vinto le primarie, è chiara: ripudia il Jobs act. Rinnega gli accordi con la guardia costiera libica…
“Temo che molto spesso che ci siano una dannazione e una rimozione. Ma sono sbagliate. Sono scorciatoie. Non credo che abbiamo fatto tutto bene. Ma abbiamo fatto molte cose giuste. Poi tanto è cambiato, tutto va discusso e ripensato oggi, alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi anni, viviamo un tempo drammatico, con due guerre. Ma demonizzare quattro anni di governo dei democratici è un grande errore per la nostra storia e anche per la vocazione espansiva che deve avere il Partito democratico”.
Si parla tanto di federatore. Prodi oggi ha detto che potrebbe farlo benissimo Schlein. C’è chi ha parlato di Gentiloni...
“Io sono convinta che Paolo sia una delle personalità più lucide che abbiamo, sia per l’esperienza che ha fatto che per la testa rivolta sempre al futuro. Oggi Prodi ha detto che Elly ha tutte le carte in regola per essere lei la federatrice. Vedremo. Oggi abbiamo davanti a noi l’orizzonte delle europee. In politica spesso si dice: il tema non è all’ordine del giorno. È brutto dirlo, lo so. Però è così. Il discorso però verrà naturalmente dopo, prima delle Politiche”.