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Patto sui migranti con Sunak e Rama. Meloni ora cerca alleati fuori dall’Ue

Vacilla l’accordo con l’Albania in attesa del giudizio dell’alta corte di Tirana. Fazzolari: “Puntiamo ad allestire hotspot non in Europa”
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ROMA - L’istrionico Edi Rama, ormai idolo del popolo meloniano, ci crede: “Sono fiducioso che l’intesa sui migranti vada avanti, non è incostituzionale. E comunque lo stop dimostra che io non controllo le Corti in Albania”. L’ultima precisazione non sembra obbligata e anzi fa alzare il sopracciglio. Ma la certezza è che il governo, ora, guarda oltre. Cerca nuove soluzioni che possano bypassare la discussa intesa con Tirana per la realizzazione di due centri di accoglienza nel Paese al di là dell’Adriatico, sospesa fino alla pronuncia dei giudici. Giorgia Meloni si cimenta su strade diverse, ma con i compagni di viaggio che ormai ritiene più fidati, se non gli unici ritenuti in grado di fare fronte comune contro l’emergenza sbarchi: il primo ministro albanese Rama, appunto, e soprattutto il premier britannico Rishi Sunak. Due leader di Paesi extra-Ue che la responsabile dell’esecutivo ospita sul palco di Atreju, la festa del suo partito all’ombra di Castel Sant’Angelo. E che invita a p…

ROMA - L’istrionico Edi Rama, ormai idolo del popolo meloniano, ci crede: “Sono fiducioso che l’intesa sui migranti vada avanti, non è incostituzionale. E comunque lo stop dimostra che io non controllo le Corti in Albania”. L’ultima precisazione non sembra obbligata e anzi fa alzare il sopracciglio. Ma la certezza è che il governo, ora, guarda oltre. Cerca nuove soluzioni che possano bypassare la discussa intesa con Tirana per la realizzazione di due centri di accoglienza nel Paese al di là dell’Adriatico, sospesa fino alla pronuncia dei giudici. Giorgia Meloni si cimenta su strade diverse, ma con i compagni di viaggio che ormai ritiene più fidati, se non gli unici ritenuti in grado di fare fronte comune contro l’emergenza sbarchi: il primo ministro albanese Rama, appunto, e soprattutto il premier britannico Rishi Sunak. Due leader di Paesi extra-Ue che la responsabile dell’esecutivo ospita sul palco di Atreju, la festa del suo partito all’ombra di Castel Sant’Angelo. E che invita a pranzo a Palazzo Chigi. Quel che matura, già a metà giornata, è un patto a tre: Meloni, Sunak e Rama concordano “sulla necessità di affrontare in modo sempre più strutturato l’immigrazione illegale verso l’Europa”.

Stessa linea anche sulla necessità “di intensificare la collaborazione fra i tre Paesi a contrasto dei trafficanti di esseri umani”. Che significa? Intanto, il rilancio di uno dei punti del memorandum firmato a Londra il 27 aprile: Meloni e Sunak cofinanziano un primo progetto italo-britannico di rimpatri assistiti nei Paesi di origine, predisposto dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, a favore di profughi bloccati in Tunisia. “Rimpatri volontari”, precisa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Ce lo hanno chiesto la stessa Tunisia e la Libia”. Ma il vero obiettivo è trovare nuovi centri dove collocare i migranti.

“Vediamo cosa accade in Albania: anche lì c’è la separazione dei poteri, dobbiamo aspettare la decisione della Corte. Ma l’accordo con Tirana — dice in serata il sottosegretario alla Presidenza Giovanbattista Fazzolari — non era l’unica strada. Vogliamo fare qualcosa, finora non si è mai fatto qualcosa. Cerchiamo di mettere hotspot fuori dalla Ue: se aiutiamo i Paesi del Nordafrica, questi diventano più collaborativi”. Soluzioni e ricette che i big del partito e del governo concedono passeggiando fra i vialetti del villaggio natalizio, dove tra l’altro è possibile acquistare le bambole delle sorelle Meloni e di Ignazio La Russa.

Il culto della premier è rafforzato anche dai suoi rapporti internazionali, enfatizzati da un cartello all’ingresso con tutti i leader che Meloni ha incontrato dal giorno dell’insediamento. Con Sunak, poi, c’è quello che il Guardian definisce “innamoramento”: “Il rapporto, destinato a rafforzarsi dopo Atreju, si è consolidato con l’approccio radicale condiviso sull’immigrazione, con politiche che hanno a volte spinto i termini di ciò che è legale”. Di certo, Sunak (che la premier definisce “amico dell’Italia e mio personale”) dal palco non deflette dalla linea del rigore: accosta l’intesa con l’Albania a quella col Rwanda perché «puntano a interrompere il modello di business delle gang criminali. E se questo ci richiederà di aggiornare le nostre leggi e di avere conversazioni a livello internazionale per creare un framework sull’asilo politico dobbiamo farlo”. Da qui il richiamo all’esempio di Margaret Thatcher, che da Downing Street negli anni ‘80 «non si è mai tirata indietro anche quando la lotta era dura», dice Sunak, definendo “immorale” il flusso di sbarchi a Lampedusa, “aumentato del 50% nell’ultimo anno”.

È questo bolinare lungo i confini politici dell’Ue il segno della navigazione di Meloni, reduce dal consiglio europeo e alla vigilia di un appuntamento cruciale nel negoziato a Bruxelles per chiudere, fra non poche difficoltà, il nuovo Patto per la migrazione. Rama, sul palco, si produce in uno show che mette nel mirino le élite europee. Proprio come fa Meloni: “I francesi i migranti non li vorrebbero — dice Rama — gli albanesi li accettano e sono gli albanesi il problema?”. Nella Ue, aggiunge, ci sono Paesi che prendono in ostaggio altri Stati per ragioni elettorali. L’Olanda in passato l’ha fatto con noi”. In sala scrosciano gli applausi. Cala il gelo solo quando il primo ministro albanese, a sorpresa, loda Soros: “Il diavolo non è mai così nero come lo si dipinge e Giorgia ne è la prova”. Poi, però, torna il consenso nell’attacco del presidente socialista al Pse, per i cui rappresentanti “era impensabile — dice Rama — che venisse qui. Il vero leader della sinistra? Papa Francesco. Ma non lo sto candidando alla guida del Pd...”.

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